mercoledì 31 ottobre 2007

IO C’ERO……………

ASSEMBLEA COSTITUENTE:

Venerdì 26 ottobre, alla stazione ferroviaria di Orvieto, euforica, piena di speranza, attendevo il treno per la via di Milano. Avevo un appuntamento con la democrazia, con il partito nuovo, con il partito democratico. La mia prima volta da eletta ad un' assemblea nazionale di un partito, e che assemblea, costituente ! Grazie agli elettori ed ai miei amici e compagni di lista, ce l’ho fatta! Una bella soddisfazione che condivido con Valentina Mulas, eletta all’assemblea regionale costituente.
Rosy Bindi ci aveva convocato il venerdì sera, per illustrarci l’ordine del giorno dell’indomani e decidere insieme i nomi che a lei spettavano (in base al risultato conseguito alle primarie) per le tre commissioni costituenti: statuto, manifesto dei valori ed etica. Oltre 300 persone riunite, gli interventi si sono succeduti fino all’una della notte, poi le conclusioni della Bindi:lettura dei 39 nomi per le commissioni, più o meno condivisi: per l’Umbria, Prodi Maria nella commissione etica; nomina effettuata da Veltroni, in autonomia, di Dario Franceschini a vice segretario. Tutto qui, i punti a nostra conoscenza erano questi.

Sabato 27 ottobre, ore 10,30 centro fieristico di Rho.
Incontro alcuni eletti umbri di Veltroni e gli chiedo se fossero stati a conoscenza dei nominativi per le commissioni, della nostra Regione. Nessuno sapeva niente. Ho chiesto anche se erano stati informati di come si sarebbero svolti i lavori assembleari. Niente, assolutamente niente, nessuno li aveva convocati o perlomeno informati. Ho pensato che, obbiettivamente, organizzare circa 2.200 persone (tanti gli eletti tra le fila di Veltroni) informarle in pochi giorni e riunirle non dovesse essere cosa facile.

Ore 12.
Il clima è caldo, acceso, una marea di gente. Per ascoltare Veltroni i posti a sedere non sono sufficienti ed alcuni di noi, come me, sono seduti a terra. Applausi a non finire, tanto che il discorso del neosegretario non si riusciva nemmeno a seguire, talmente veniva interrotto. Alle parole: partecipazione, democratico, libero,un coro unanime esprimeva consenso.

Ore 14.30 intervento di Rosy Bindi.
Non era lei. Era tesa, le sue parole non avevano quello sprint che di solito le contraddistinguono dagl’altri. Ho avvertito che qualcosa non andava per il verso giusto. Comunque per lei, anche se la sala non era al massimo della presenza, come nel mattino, si sono succeduti uno dietro l’altro gli applausi. Forse non soddisfatta dell’orario fissato per il suo intervento?

Ore 16,00 intervento conclusivo di Veltroni.
Stanco? No forse arrabbiato. Non riusciva più a seguire il gobbo, la mattina nemmeno c’eravamo accorti della sua presenza. Anche lui teso, i concetti espressi, leggermente modificati, più duro, più decisionista, entrava nel merito delle questioni impartendo vere e proprie direttive. Poi il gran finale. Ha chiesto all’assemblea, farfugliando, quasi imbarazzato, l’approvazione di un dispositivo, comprensivo dell’elezione di Dario Franceschini a vice segretario e dei pieni poteri al segretario nazionale ed a quelli regionali, leggendo velocemente i nove punti. A seguire la Finocchiaro ha letto i 300 nomi delle commissioni mettendo il tutto a votazione, in un' unica votazione, chiedendo ai costituenti di alzare i cartellini.
Io, sinceramente non ho ben capito cosa stava succedendo e come me la stragrande maggioranza dei presenti, ho creduto che durante i lavori i nostri rappresentanti: Bindi, Letta, Adinolfi e così via, avessero concordato il “documento della discordia”, il dispositivo.
Sembrerebbe che così non sia stato, viste le successive dichiarazioni apparse sui siti e sulla stampa.
E’ mancata la partecipazione, il passaggio tra costituenti e segretario.
Voglio pensare positivo.
Capisco che diffondere notizie ed informare in tempo reale 2800 persone non è cosa facile, che organizzare una votazione a stralci con circa 5000 persone presenti, con i cartellini al collo simili, è complicato, che far votare gli elettori alle primarie una volta ogni 2 mesi è impossibile, che un segretario nazionale o regionale senza la piena autonomia rimane ingessato dagli apparati. Il partito nuovo deve o non deve saper decidere ? Perciò auspico che il dispositivo approvato, per gestire la fase transitoria del partito democratico, porti a decidere in tempi ragionevoli i nuovi organi locali e che le commissioni consegnino i lavori svolti, entro i termini stabili. La prossima assemblea è fissata per il mese di febbraio, saranno approvati lo statuto, i valori e l’etica del partito nuovo. Per quest’appuntamento occorreranno dei passaggi con tutti i costituenti, attraverso gli organismi regionali. Dovremo esaminare attentamente i contenuti, i valori e le regole che saranno le fondamenta, le radici, del nostro partito democratico, davvero.

Silvia Fringuello

Una partenza non democratica

Arturo Parisi lancia l'allarme dopo la nomina per acclamazione dei vertici e delle regole primarie del nuovo soggetto politico"Una partenza non democratica. Walter cambi o potrei cambiare".

Il ministro della Difesa: "A Milano abbiamo sprecato un'occasione"
Sulla legge elettorale "Veltroni ha confermato la sua contrarietà al sistema tedesco"

"Una partenza non democratica, Walter cambi o potrei cambiare"
Il ministro della Difesa Arturo Parisi, uno dei padri fondatori del Pd.

ROMA - "Un'occasione sciupata, se non addirittura sprecata". Arturo Parisi sospira. Quasi non vuole credere a quello che è successo sabato all'Assemblea del Pd. "Con tre colpi di sciabola", è stato definito l'intero organigramma. Una procedura cui mettere riparo, altrimenti "non potrei non interrogarmi sulla possibilità di aderire". "E dire - premette il ministro della Difesa - che nella mattinata la consonanza profonda tra la relazione di Veltroni e quella di Prodi, mi avevano indotto a riconoscere nel Pd di Veltroni una nuova stagione dell'Ulivo. Una stagione guidata dalla stessa speranza che ci ha guidato negli ultimi 15 anni".

E poi cosa è successo?
"La gelata del pomeriggio non ci voleva".

Si è discusso poco?
"No, non si è discusso per niente. Se ci si fosse fatti carico di continuare sotto il segno dell'unità il cammino che stavamo aprendo, si sarebbe potuto anche accettare la riduzione di quello che era il primo passo del partito ad un momento di festa. Ma l'unico rischio che un Partito Democratico non può correre è quello di minare la base della qualifica di 'democratico' ".

Cioè?
"In tre minuti l'assemblea si è vista paracadutare dall'alto un partito preconfezionato. L'inesorabile finale del disegno iniziale. La conferma definitiva del peccato d'origine che ci aveva portati a pensare come primo atto del partito la consacrazione plebiscitaria del segretario designato dai vertici dei partiti passati, anziché il riconoscimento delle ragioni ideali del partito. E poi la sanzione di un vicesegretario prima ancora di definire nello statuto la presenza e i poteri di una figura di questo tipo".

Insomma si è perseverati nell'errore?
"È così. Questa era un'assemblea costituente e non una festa costituente. I partiti sono chiamati ad anticipare al loro interno la visione della democrazia che propongono ai cittadini come regola della Repubblica. Qui si è fatto tutto con tre colpi di sciabola. Chi avrebbe il coraggio, chi potrebbe mai essere orgoglioso di essere cittadino di una Repubblica governata con questo metodo?".

E la responsabilità è di Veltroni?
"Dal punto di vista formale mi sembra fuori discussione. Mi rendo anche conto che le condizioni in cui si è svolta l'Assemblea possono essere considerate delle attenuanti. Quello che mi preoccupa è l'indebolimento della cultura della legalità nei partiti. Sembra non interessare più a nessuno".

Anche Prodi in qualità di presidente del partito ha delle colpe?
"È evidente che se noi disponiamo di uno statuto che configura delle responsabilità, tutti quelli che fanno parte di quel processo ne sono coinvolti. A cominciare dalle mie responsabilità, dalle azioni ed omissioni che sento di dover imputare a me stesso come membro del comitato dei 45. Ma Romano ha una collocazione diversa, un ruolo distinto".

Quali sono le conseguenze?
"Dobbiamo mettere riparo a quel che è accaduto. Ma bisogna prima verificare se esista o meno una condivisione di giudizio".

E se non riscontrasse questa "condivisione di giudizio"?
"Ognuno deciderà ciò che la coscienza gli suggerisce. Abbiamo detto che partecipare al processo costituente non corrispondeva ad una adesione al partito, ma alla condivisione di una speranza, alla accettazione di una scommessa. È una scelta che farò da cittadino e da eletto all'Assemblea caricato almeno del dovere di dare conto dell'aggettivo "democratico" che abbiamo scelto per il partito".

È il primo effetto del partito "liquido", senza tessere?
"Quello che mi preoccupa è il partito delle tessere non quello dei tesserati. Io sono per il partito dei partecipanti, che si affida nelle grandi scelte alla partecipazione dei cittadini, e alla partecipazione degli aderenti per le scelte quotidiane. Noi corriamo invece da una parte il rischio di un partito inesistente e personale, e dall'altra parte di un partito anche troppo esistente come sempre nelle mani delle oligarchie costituite. Vorrei evitare il rischio peggiore. Sommare cioè i due rischi, dando luogo ad un partito oligarchico a livello locale e liquido a livello nazionale".

Da Veltroni si attendeva una linea diversa anche sulla riforma elettorale?
"È stato prudente. C'è stata una certa incompiutezza ma era doveroso accettare le sue spiegazioni per consentire al confronto la massima apertura. Mi sembra, comunque, che sia stata confermata la sua contrarietà - o il minor favore - nei confronti del sistema tedesco o pseudo-tedesco. In presenza delle diverse posizioni, svolte con chiarezza da D'Alema e Rutelli, nella prudenza di Veltroni ho visto il segno di una svolta. Forse è solo la mia speranza. Ma a questa mi aggrappo".

Un passaggio decisivo riguarda la possibilità per il Pd di presentarsi alle prossime elezioni senza la sinistra radicale. È un rischio per il governo Prodi?
"Vocazione maggioritaria significa sentirsi chiamati a governare da soli, ma con la consapevolezza dei propri limiti. Nel partito c'è chi crede che il nuovo soggetto nasca per dare compimento al progetto dell'Ulivo. Ci sono altri, che con coraggio, - lo dico senza ironia - ritengono che esso sia invece lo strumento per poter uscire dalla stagione dell'Ulivo. Non vorrei che qualcuno pensasse ancora al Pd come ad una gamba di un sistema duale: prima c'erano il Ppi e i Ds, poi la sinistra e il centro, ora il Pd e la sinistra radicale. Sempre uniti e divisi dal trattino, da quel maledetto trattino".
In conclusione che consiglio darebbe a Veltroni?
"Più che un consiglio, un memento sulle sue responsabilità. Svolga la guida di un processo unitario, guidato da uno spirito di unità all'interno di regole condivise. Insomma, faccia il segretario. Se, come mi auguro, saprà essere il segretario democratico di tutti i democratici, tutti i democratici saranno con lui".

di Claudio Titto
http://www.repubblica.it/
del 29 ottobre 2007

Franceschini: "Parisi, sa solo criticare"

Il vicesegretario Franceschini replica a Parisi sulla democrazia interna: purtroppo sa solo criticare.Non capisco perché Berlusconi non fa come noi: un partito unico. Magari gli prestiamo i gazebo...

ROMA - L´affondo di Parisi e della Bindi sulle primarie già "rimosse" nel Pd? «Critiche del tutto inesistenti. Sono segnali purtroppo di un vecchio vizio che ancora resiste: l´incapacità di fare squadra». Il centrodestra che respinge l´appello al confronto sulle riforme? «Insistiamo nel confronto. Di più. Mi chiedo perché la Cdl non faccia come noi, non costruisca cioè un unico partito conservatore, nostro interlocutore e antagonista. Scegliendo leader e organismi attraverso le primarie. Se vogliono, gli prestiamo i gazebo, qualche militante e possono anche copiare il nostro regolamento... ». Dario Franceschini, numero due del Pd, replica alle polemiche sul fronte interno e su quello esterno, e annuncia l´addio alla poltrona di capo dei deputati dell´Ulivo per dedicarsi al nuovo ruolo, «l´avevo promesso fin dal giorno in cui Veltroni mi propose di dargli una mano, è stato un mestiere bello ed entusiasmante, ma adesso il gruppo sceglierà liberamente il mio successore». Onorevole Franceschini, il Pd sarà un partito del leader? «Sarà un grande partito, che avrà al suo interno diverse posizioni. Non sarà perciò un partito identitario, né personale. Detto questo, se c´è una cosa di cui gli italiani sono stanchi, è la discussione infinita senza la capacità di decidere. Con il Pd abbiamo compiuto una scelta innovativa, che non ha precedenti in nessuna parte del mondo: l´elezione diretta del segretario, nelle mani di tre milioni e mezzo di persone, che gli hanno conferito il mandato e la forza di compiere delle scelte. Naturalmente sempre esercitando l´ascolto, la sintesi». Che secondo Arturo Parisi sono però venute a mancare, nella nomina degli organismi dirigenti. Chiede un passo indietro. Possibile? «Le decisione sono state votate a stragrande maggioranza dall´assemblea costituente. L´obiettivo è stato quello di imprimere una forte accelerazione al nostro cammino, ma in linea con il metodo che ci siamo dati, le primarie appunto». Anche se la Bindi sostiene che sono state cancellate per i segretari provinciali? «Non è così. Basta rileggere il dispositivo approvato. Il 23 novembre spariscono i segretari provinciali di Ds e Margherita, nascono i coordinatori provinciali del Pd, e saranno scelti dai delegati già eletti nelle primarie. Entro lo stesso mese nascono inoltre i gruppi unici consiliari. Poi, prima di Natale, gli elettori delle primarie saranno chiamati a scegliere gli organi territoriali del nuovo partito». La platea delle primarie per indicare i segretari comunali e quella dei delegati già eletti per scegliere invece i coordinatori provinciali? «Sì, per il momento, perché anche per i coordinatori provinciali potranno essere chiamati ad esprimersi gli elettori delle primarie, lo decideranno le varie regioni insieme al segretario nazionale. Un meccanismo di forte partecipazione, altro che primarie tradite. Non capisco perciò le polemiche. Anche se in fondo non mi stupisco». E perché non si stupisce? «Perché la notizia sarebbe che Parisi per una volta accetta una decisione, approvata quasi all´unanimità, senza minacciare di sbattere la porta». Sul partito senza tessere però mugugnano anche i popolari e la sinistra ds. «Serve il coraggio di cercare una forma partito nuova, diversa da quella del secolo scorso. Un doppio binario. Tenere insieme i "militanti permanenti" - quelli delle feste di partito per esempio o come i tanti che hanno dato l´anima per l´organizzazione delle primarie - con coloro che invece attivisti non sono e non intendono diventare. I non iscritti. Che possono e devono partecipare all´elezione dei leader o alle scelte tematiche con lo stesso peso degli iscritti. Vedremo in che forme, la discussione in commissione Statuto deve ancora cominciare». E le correnti, resisteranno? «Nel senso deteriore, di pacchetti di tessere detenuti da capibastone mai più. Come aree culturali diverse, è possibile. Un partito che raccoglie il voto di un italiano su tre, è un arcipelago, non un soggetto chiuso e identitario». Veniamo al confronto con l´opposizione. Il centrodestra rifiuta di incontrarvi, Udc a parte. Dicono: la vostra proposta di riforma elettorale è fumosissima. «Una parte prevalente del centrodestra pensa solo al voto, alle elezioni anticipate. Ma in aula a Montecitorio c´è una proposta sulle riforme istituzionali su pochi e ragionevoli punti (una sola Camera per fare le leggi e un Senato federale, più poteri al premier). E al Senato in commissione sulla riforma elettorale si registrano alcuni punti convergenti, come il no alla frammentazione e la dichiarazione delle alleanze prima del voto. Andiamo avanti nel confronto allora, il Pd non ha il compito di sfornare un testo preconfezionato. Nasce dal dibattito fra le forze politiche, nella sede propria, che è appunto quella parlamentare». Ma davvero vorrebbe esportare il modello Pd anche nel centrodestra? «E perché no? Dovrebbero fare proprio come noi. Costruire un unico partito conservatore con gli stessi meccanismi, sarebbe una grande svolta e una semplificazione straordinaria del nostro sistema politico. Dovrebbero chiamare alle urne alcuni milioni di persone per scegliere il loro leader attraverso le primarie, come abbiamo fatto nel centrosinistra con Veltroni. Hanno problemi di organizzazione? Vabbè, gli prestiamo qualche militante...».

di Umbreto Rosso
da La Repubblica
del 30-10-2007

Primarie, Veltroni scrive ai garanti: le donne dimissionarie siano sostituite da altre donne


Publichiamo la lettera inviata oggi da Walter Veltroni ai membri dell'Utan e al Comitato dei Garanti

Il segretario del Partito democratico Walter Veltroni ha scritto una lettera all'Utan e al Collegio dei Garanti del Pd per chiedere ufficialmente che, in caso di dimissioni da parte di eletti all'Assemblea Costituente, per la sostituzione sia ribadito e applicato il criterio dell'alternanza uomo-donna. Di seguito il testo della lettera.

- Ai membri dell’Utan
- Al Comitato dei Garanti Comitato 14 Ottobre

Roma, 29 ottobre 2007

Cari amici,
sono venuto a conoscenza del fatto che, nei giorni scorsi, alcuni membri eletti all’Assemblea Costituente Nazionale hanno rassegnato le dimissioni dalla stessa.
Si tratta di poche decine di casi su circa 2800 membri e diversi di questi sono relativi a persone che hanno ritenuto di esercitare il diritto di opzione scegliendo di far parte delle assemblee regionali (in caso di doppia candidatura ed elezione all’Assemblea Nazionale e a quella Regionale il regolamento prevedeva, come è noto, l’obbligo di optare per uno dei due organismi).

Come sapete bene, all’articolo 7 del regolamento-quadro per l’elezione dell’Assemblea Costituente, come condizione necessaria per l’ammissibilità di una lista era stata giustamente prevista l’alternanza uomo-donna tra i candidati e al fine di ritrovare una piena espressione di questo principio tra gli eletti, si è anche aggiunto un ulteriore criterio di alternanza di genere, cioè quello tra i capolista delle liste tra loro collegate in ambito circoscrizionale.

Queste decisioni hanno portato ad un risultato straordinario, unico nella storia della politica: la presenza di un numero esattamente pari di donne e uomini nelle assemblee costituenti. A Milano lo abbiamo visto e dei duemilaottocento delegati la metà erano donne.

E la stessa cosa è avvenuta per le commissioni elette, composte per la metà da donne e per la metà da uomini. Ciò, inoltre, avverrà per tutti gli organismi dirigenti che saranno formati e mi auguro che questa norma sia prevista anche nello Statuto che la Assemblea Costituente approverà nella sua prossima seduta.

Ora, al fine di evitare che ciò che è stato tolto dalla porta principale rientri dalla finestra, è necessario far valere questo principio anche per le sostituzioni in caso di dimissioni o di opzione per una delle due assemblee nazionale o regionale in cui si è stati eletti.

Pertanto per i casi su esposti la norma va intesa facendo le sostituzioni con il primo dei non eletti dello stesso genere del rinunciante.

Vi ringrazio davvero per l’attenzione e la collaborazione e vi invio i miei più cari saluti.

Walter Veltroni

lunedì 29 ottobre 2007

BINDI: NON SONO UNA GUASTAFESTE, PERO’...

“Non fatemi passare per quella ‘solita guastafeste’ della Bindi: giuro che io l'altro ieri mattina ero contentissima. A sera è cambiato tutto...

C'era solo una cosa che mi rammaricava molto. Speravo che si dovessero superare i simboli di Ds e Margherita ma non quello dell'Ulivo. Non aver trovato traccia delle radici vere del Partito democratico mi ha colpito. Ma nel simbolo elettorale ci dovranno essere le foglie dell'Ulivo”. Lo afferma Rosy Bindi in una intervista al Corriere della Sera nella quale torna a lanciare frecciate all’indirizzo di Walter Veltroni: “Le regole della democrazia interna di un partito non possono essere sostituite dal leader dal volto umano. Io la penso così: un segretario che ha il 76 per cento dei voti è forte, e tanto più è forte tanto più deve rispettare l'altro 24 per cento. E invece c'erano più di cinquecento delegati che non sapevano quello che sarebbe successo. Ora, io non voglio un partito immobilizzato, bloccato da accordi: voglio un partito che corra spedito, ma ci deve essere una condivisione per realizzare il progetto che aveva illustrato in mattinata. Anche Walter è stato eletto da una pluralità di liste in cui non la pensano tutti allo stesso modo. E infatti l'altra sera io e Parisi ci siamo arrabbiati, Letta ha fatto qualche mugugno, ma di facce felici in giro ne ho viste poche, anche tra i suoi sostenitori”. Secondo il ministro della Famiglia “la conclusione di Veltroni ha stressato così tanto il concetto di partito a vocazione maggioritaria fino ad apparire alla ricerca dell'autosufficienza. Non doveva farlo adesso, con una coalizione così complicata. Lo si è visto dalle reazioni degli alleati, che, tra l'altro, ti potevi aspettare. Insomma, ieri sera qualche dubbio mi è nato. Non puoi dire quanto è brutta la coalizione perché questo non aiuta Prodi”.
Rosy Bindi sottolinea che “posso anche mettere tra parentesi l'elezione di Franceschini: non era prevista da nessuna regola, però non infierisco. Ma ci sono due cose che non tornano e che non posso non far notare. Primo: dare i pieni poteri al segretario nazionale e a quelli regionali. Secondo: nominare a sorpresa i coordinatori provinciali e comunali”. E aggiunge: “Con le regole che Veltroni ha annunciato ha mortificato il cittadino-elettore che aveva esaltato al mattino. La stragrande maggioranza dei coordinatori era stata già decisa da Ds e Margherita, e coincide con i segretari, tant'è che alcuni nomi erano stati pubblicati da settimane. Sono metodi da vecchia, vecchissima politica. Non si vogliono eleggere direttamente? Almeno ci si impegni a prevedere l'incompatibilità tra ex segretari, coordinatori provvisori e nuovi segretari”. Il ministro prosegue affermando che “Veltroni deve capire che il nostro è un partito plurale. Sennò poi sa che succede? Che Letta, che alla vigilia dell'assemblea non ha convocato i suoi, finirà per farlo la settimana prossima”. Esclude quindi di essere interessata a formare una corrente: “Mi interessa contribuire all'indirizzo del partito e non deludere le attese di partecipazione che abbiamo suscitato con le primarie. Io so solo che in questi ultimi due giorni mi sono arrivati sms ed email di tanta gente, eletta con me, ma anche con Veltroni, che non è affatto contenta di questo avvio. E alcuni delegati hanno strappato la loro delega perché c'è gente che non è abituata a questi giochi di potere. Il Pd deve essere la casa di tutti”.


29/10/2007
Da http://www.9colonne.it/

Una bella giornata finita male...

Sono Sono preoccupata e delusa.

Nelle conclusioni del segretario ci sono molti elementi di ambiguità sia sul piano politico che su quello formale e organizzativo. Sul piano organizzativo si è persa l'occasione per coinvolgere anche nell'elezione dei coordinatori provinciali e comunali le migliaia di persone che hanno partecipato nei singoli territori alle primarie del 14 ottobre, così come era previsto dal regolamento provvisorio. Si è scelta di nuovo una modalità vecchia e centralistica di chiedere ai costituenti di ratificare decisioni prese altrove e da pochi dirigenti di vecchi partiti. E' una brutta partenza, una smentita non solo del regolamento (mi chiedo in quale norma è prevista l'elezione di Franceschini), ma degli annunci sulle primarie ad ogni livello e sulla collegialità nella costruzione e gestione del partito che Walter aveva fatto solo poche ore prima, nell'intervento di apertura. E sono soprattutto preoccupata per il modo in cui Veltroni ha voluto esaltare la vocazione maggioritaria che dovrebbe coltivare il PD. Mi chiedo come si può sostenere con lealtà e convinzione questo governo se non si sostiene con altrettanta convinzione e lealtà questa alleanza di centrosinistra. E mi chiedo altresì perché si sono votati i pieni poteri al segretario che invece in questa fase costituente necessita di contrappesi. Provo grande rammarico: una giornata così bella, aperta da un importante intervento di Prodi, si chiude male e lascia l'amaro in bocca a centinaia di costituenti. Noi Democratici, davvero. non rinunceremo a fare la nostra parte per un partito Democratico davvero.


Di Rosy Bindi
Da http://www.rosybindi.it/
Post del 28/10/2007



PD: Parisi dall'illusione alla delusione

“Stamane avevo voluto illudermi che il Partito democratico di Veltroni potesse rappresentare una nuova stagione dell'Ulivo. Son bastate poche ore perché a quella che mi era sembrata una fioritura seguisse una gelata”. Lo afferma Arturo Parisi, ministro dela Difesa. “Il tempo esatto intercorso tra le belle parole e le prime decisioni del partito, prese a conclusione dell’Assemblea. Sì purtroppo debbo riconoscere – spiega – che il Veltroni del pomeriggio è stato molto diverso da quello della mattina, quello delle decisioni molto diverso da quello delle premesse. Come minimo, sentirei il bisogno di capire meglio cosa intenda Veltroni per democrazia. Mi preoccuperebbe infatti se le nostre idee al riguardo fossero troppo lontane. Eravamo entrati in assemblea come Democratici, davvero col desiderio di mescolarci con gli altri, con la speranza di dimenticarci tra gli altri nel comune nome di Democratici, e basta: una speranza purtroppo delusa. Mi rassicura sapere che i nostri sentimenti e il nostro giudizio è condiviso da molti”.



Di Arturo Parisi
Da http://www.rosybindi.it/
Post del 28/10/2007



Ora scelga Veltroni: il potere degli apparati o la democrazia?

E' stata una beffa la chiusura della assemblea costituente del Partito Democratico. Soprattutto per chi, come me, attendeva da una vita la nascita di questo partito. Incominciata in modo convincente, l'assemblea è terminata nel modo peggiore, sconfessando radicalmente il senso e le parole della giornata. Mai in quarant'anni di impegno politico e civile avevo visto – in un partito, in un movimento o in una assemblea elettiva – approvare le regole interne, sia pure provvisorie,come è successo oggi: leggendole al microfono a ritmi frenetici, senza che nessuno dei votanti ne avesse preso visione, senza poterle discutere e senza nemmeno poterle approvare per parti separate. Il tutto alla fine dell’assemblea, con gli eletti che già avevano iniziato a sfollare; come se, per un'assemblea costituente, le regole fossero un'appendice marginale. Per essere il biglietto da visita del partito democratico non c'è male. Mi rifiuto di credere che questo metodo sia stato deciso da Walter Veltroni. Il fatto è che dietro di lui continuano a muoversi i vecchi apparati, gli stessi che avevano concepito delle primarie con un candidato unico, con le liste bloccate e con dieci euro da pagare per ogni elettore. Quel che è nato oggi è troppo importante per l'Italia per finire nelle mani di quegli apparati. Scelga Veltroni se vuole rappresentare le speranze di cambiamento del popolo delle primarie o se vuole dare ancora cittadinanza e potere a chi ha dimostrato di avere così smaccatamente in fastidio l'abc della democrazia.



Di Nando Dalla Chiesa
Da http://www.rosybindi.it/
Post del 28/10/2007

sabato 27 ottobre 2007

DISPOSITIVO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE DEL PD

L’Assemblea ha approvato a maggioranza le seguenti decisioni:

1. Ai sensi dell’art. 2 comma 3 del Regolamento Quadro per l’elezione delle assemblee costituenti del partito democratico, Dario Franceschini assume l’incarico di Vicesegretario del partito.

2. Sempre ai sensi dell’art. 2 comma 3 Mauro Agostini assume l’incarico di Tesoriere del partito.

3. entro il 30 novembre dovranno essere costituiti i gruppi del Partito Democratico ad ogni livello istituzionale;

4. Gli eletti aderenti al partito democratico contribuiranno al finanziamento del partito al livello (comunale, provinciale, regionale, nazionale) territorialmente corrispondente;

5. Il 24 novembre in ogni provincia gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, il Coordinatore provinciale. In caso di collegio riguardante più province l’eletto vota nella provincia con il maggior numero di elettori nello stesso collegio. Si costituisce altresì un Coordinamento Provinciale, composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD. Il Coordinamento provinciale può allargarsi ad altre persone con il voto favorevole di due terzi i componenti dello stesso.Le Assemblee Costituenti Regionali, convocate per il 10 novembre, possono prevedere la creazione di livelli equivalenti a quello provinciale per particolari situazioni territoriali o per le aree metropolitane.

Al segretario nazionale e ai segretari regionali è data delega di garantire la gestione provvisoria della fase costituente, sino all’approvazione dello statuto, anche attraverso la costituzione di organi collegiali provvisori.

6. entro il 23 dicembre saranno convocate dai Segretari regionali in accordo con i Coordinatori provinciali, assemblee di tutti i votanti alle primarie del 14 ottobre per costituire il partito democratico nei territori, secondo le modalità decise congiuntamente dal Segretario Nazionale e dai Segretari Regionali. Ai partecipanti alle Assemblee verrà consegnato un Certificato di “Fondatore del Partito Democratico”.

7. Al Tesoriere l’assemblea affida il mandato di adottare tutti gli atti giuridici necessari per la costituzione del partito nella fase transitoria sino dell’approvazione dello Statuto da parte dell’assemblea costituente.

8. Le funzioni di organo di garanzia del partito nella fase transitoria sono svolte dal comitato dei garanti delle Primarie.

9. In adempimento dei compiti affidati dall’art 2 comma 1, l’Assemblea nomina tre commissioni con il compito di predisporre, entro il 31 gennaio 2008, le proposte di Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea costituente entro il 28 febbraio 2008. Ogni commissione è composta da 100 componenti l’assemblea, metà uomini e metà donne, indicati dai candidati alla carica di segretario, proporzionalmente ai componenti eletti nell’assemblea collegati a ciascun candidato. Ogni commissione elegge nel suo seno un Presidente e un Relatore, può organizzare il proprio lavoro in sottocommissioni, e predispone forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte dei componenti l’assemblea costituente.

Milano, 27 ottobre 2007

Tutti i componenti delle commissioni

Commissione Statuto:
Adinolfi Mario, Agostini Roberta,Amati Silvana, Antezza Maria, Ballestrieri Rosa,Barbera Augusto, Barbieri Marco, Bartoletti Ivana, Bellanova Teresa, Benedetti Agnese, Bettini Goffredo, Bicchielli Pino, Binetti Gilda, Bolognini Giancarlo, Borri Natalia, Bortolazzi Marianna, Bossa Luisa, Brutti Massimo, Bulgari Maite, Burtone Giovanni, Calciati Giovanna, Caldarola Giuseppe, Calipari Rosa, Calvisi Giulio, Campanella Simona, Cantabuoni Dialma, Ceccanti Stefano, Cenderelli Elena, Chiamparino Sergio, Consonno Marina, Costa Silvia, Cosulich Matteo, Covello Stefania, De Filippo Vito, De Matteis Grazia Maria, De Mita Ciriaco, De Simone Alberta, Del Turco Ottaviano, Di Pierro Giulia, Errani Vasco, Fernanda Contri, Filippeschi Marco, Fistarol Maurizio, Fossaluzza Alessandra, Franco Vittoria, Garavaglia Mariapia, Giacomelli Antonello, Giovannelli Oriano, Gitti Gregorio, Iardino Rosaria, Intrieri Marilina, Kechoud Leila, Kessler Giovanni, Ladu Salvatore, Latorre Nicola, Laurelli Luisa, Lolli Giovanni, Lusetti Renzo, Maran Alessandro, Marelli Sergio, Marigia Maulucci, Marinaro Francesca, Martano Giovanna, Mazzocca Bernardo, Migliavacca Maurizio, Milana Riccardo, Miotto Margherita, Montanari Roberto, Morando Enrico, Oliverio Nicodemo, Orlando Andrea, Paonessa Giovanna, Passoni Achille, Peluffo Vinicio, Pezzullo Antonella, Piredda Alessandra, Piscitello Rino, Pizzetti Luciano, Puppato Laura, Rocchi Carla, Russo Giuseppe, Samperi Marilena, Sanna Francesco, Scalfarotto Ivan, Sereni Marina, Servodio Giusy, Siracusa Alessandra, Smajato Lieta, Soro Antonello, Tam Bruna, Tartaglione Assunta, Tempestini Francesco, Tinagli Irene, Trabucchi Ezio, Vassallo Salvatore, Vincenzi Marta, Vitali Valter, Zaccagnini Livia, Zaccaria Roberto, Zappacosta Carmine.

Commissione Manifesto dei Valori:
Argentin Ileana, Baio Emanuela, Bassanini Franco, Bassoli Fiorenza, Bassolino Antonio, Benedino Andrea, Bianchi Dorina, Binetti Paola, Biorci Maria Luisa, Borghi Enrico, Burlando Claudio, Cafeo Gianni, Calopresti Mimmo, Calza Patrizia, Cantarella Eva, Cardinale Salvatore, Carraro Massimo, Cascarano Mariagrazia, Castagnetti Pierluigi, Castellano Anna, Catizone Evelina, Cellai Massimo, Ceruti Mauro, Christillin Evelina, Civallero Piera, Costa Paolo, Cuperlo Gianni, De Biasi Emilia, Di Liegro Luigina, Domenici Leonardo, Donati Sandro, Duilio Lino, Fabiani Stella, Farinone Enrico, Finocchiaro Anna, Follini Marco, Gaiotti De Biase Paola, Gasbarra Enrico, Gawronsky Piergiorgio, Gentili Sergio, Gismondo Maria Rita, Gozi Sandro, Garavini Laura, Gregotti Vittorio, Guerra Maria Cecilia, Leddi Maura, Magnolfi Beatrice, Maiolo Mario, Marcora Luca, Margiotta Salvatore, Martella Andrea, Martinelli Alessandra, Marzocchi Teresa, Masini Nadia, Masini Sonia, Mazzuconi Daniela, Merlo Giorgio, Merlo Giulia, Merloni Maria Paola, Meta Michele, Mirabelli Franco, Mogherini Federica, Monaco Franco, Mongello Colomba, Monteforte Daniela, Mosca Alessia, Odifreddi Piergiorgio, Penati Filippo, Pennacchi Laura, Pericu Giuseppe, Peroni Gabriella, Perrone Ugo, Piepoli Gaetano, Polito Antonio, Pozzilli Elettra, Raciti Fausto, Ratti Sabina, Rea Anna, Realacci Ermete, Reichlin Alfredo, Rocchi Nicoletta, Rossa Sabina, Ruffolo Giorgio, Salomon Marina, Salvati Michele, Sanlorenzo Silvana, Santino Marcella, Sanvitale Francesca, Serafini Anna, Somma Concetta, Spingardi Denis, Tarantelli Beebe Carol, Terracina Piero, Terzani Angela, Tonini Giorgio, Treu Tiziano, Vaciago Giacomo, Veca Salvatore, Vecchi Luciano, Zaniboni Antonino.

Commissione Codice Etico
Abbà Rosanna, Amici Sesa, Armato Teresa, Bachelet Giovanni, Baffile Marisa, Barberio Angela, Bartalucci Daniela, Battisti Sara, Bennet Vincenzo, Bobba Luigi, Bocci Gianpiero, Boldini Ambra, Bresso Mercedes, Califano Michela, Capitelli Piera, Colasanti Silvia, Colombo Furio, Corsini Paolo, Crispo Nuccia, Dalla Chiesa Simona, De Luca Cristina, De Maria Andrea, Del Rio Graziano, Falcone Maria, Fedeli Valeria, Ferrero Giuliana, Fiano Emanuele, Filippin Rosanna, Florio Sabrina, Ginato Federico, Gottardi Donata, Grassi Gerolamo, Grasso Giorgio, Gruber Lilli, Guerzoni Corrado, Iervolino Rosa, Latino Piero, Lembi Simona, Lerner Gad, Leva Danilo, Locasciulli Paola, Lodoli Marco, Loi Rosetta, Lomoro Doris, Lucà Mimmo, Lucidi Marcella, Luzzatto Amos, Magistrelli Marina, Maiorino Pierfrancesco, Malato Annamaria, Marino Mauro Maria, Marmo Pina, Marrazzo Piero, Martini Claudio, Mattarella Sergio, Mauri Matteo, Melilli Fabio, Melis Guido, Mieli Ester, Misticoni Stefania, Montali Gianpaolo, Moratti Milly, Mosella Donato, Naccari Demetrio, Neto Falcomatà Rosa, Nicolucci Fabio, Ovadia Moni, Ozpetek Ferzan, Pacciotti Marco, Paganelli Lorena, Pagano Graziella, Patriarca Edo, Pinotti Roberta, Prencipe Gaetano, Prodi Maria, Purgatori Andrea, Ravera Lidia, Renzi Matteo, Reppetto Luciana, Rosco Giuseppina, Saggese Angelica, Sanna Simonetta, Schirrù Amalia, Scola Ettore, Suppa Rosa, Tenaglia Lanfranco, Tognocchi Paolo, Toia Patrizia, Tortorici Mimma, Vacca Giuseppe, Vallone Lidio, Vantaggiato Chiara, Verducci Francesco, Verini Walter, Vigni Fabrizio, Violante Luciano, Vita Vincenzo, Zanone Valerio, Zavoli Sergio, Zonfrillo Maria Vittoria.

mercoledì 24 ottobre 2007

Con Walter e con Romano

Non tutto sta procedendo come avremmo voluto e come dovrebbe. A otto giorni dal voto, i risultati della Campania sono avvolti nell’ombra, tant’è che è stato chiesto di ricontare tutte le schede e in altre regioni molti ricorsi pendono sull’esito delle elezioni di singoli candidati.


Non tutto sta procedendo come avremmo voluto e come dovrebbe. A otto giorni dal voto, i risultati della Campania sono avvolti nell’ombra, tant’è che è stato chiesto di ricontare tutte le schede e in altre regioni molti ricorsi pendono sull’esito delle elezioni di singoli candidati. Confido nella correttezza dell’Ufficio di presidenza e della Commissione di garanzia perché tutto sia presto risolto con la massima trasparenza e il massimo rigore. E spero vivamente che sabato prossimo a Milano, si possa avere la certezza dei risultati.
La prima riunione dell’Assemblea costituente sarà il banco di prova della volontà comune di costruire bene il partito nuovo con Walter segretario. Sono certa che insieme a lui ristabiliremo la coerenza del percorso costituente, capovolto a luglio quando si decise di eleggere un segretario. Ora c’è da fare il partito. E’ questo il compito che ci attende nei prossimi mesi e sui cui misurare la sfida del cambiamento possibile. Dobbiamo definire lo Statuto e l’orizzonte ideale e programmatico del partito nuovo, le regole e i principi a cui ispirare la nostra azione. Daremo il nostro contributo con grande determinazione, rilanciando le proposte che avevamo anticipato nella nostra campagna elettorale per le primarie.
Il Pd non sarà il partito liquido, che qualcuno si è affrettato a ipotizzare, senza contorni ideali e programmatici chiari, senza un solido radicamento territoriale, guidato da un’oligarchia. Non sarà né un partito personale, né un partito burocratico, né un partito delle correnti.
Il Pd sarà invece una grande forza, aperta e plurale in cui gli aderenti sono prima di tutto partecipanti, chiamati a esprimersi democraticamente sul programma e le scelte politiche. Un partito che adotta le primarie come metodo costante di consultazione e attivo coinvolgimento degli elettori. Insieme a Walter Veltroni lavoreremo nei prossimi mesi a costruire questo Partito democratico. faremo sentire la nostra voce e le nostre idee perché la fase costituente – che di fatto si aprirà sabato a Milano – sia capace di realizzare su serio quell’innovazione politica che il popolo delle primarie aspetta ed esige da tanto tempo.Ma sono convinta che questa impresa avrà successo se sarà vissuta da tutti noi anche come un’opportunità per rafforzare il Governo Prodi. Il Pd nasce anche per questo, lo abbiamo ripetuto in tutta la nostra campagna elettorale. E oggi lo ribadiamo: siamo con Walter Veltroni segretario e con Romano Prodi presidente del Consiglio, nel difficile cammino del governo.


23 Ottobre 2007

Di Rosy Bindi
Da http://www.rosybindi.it/

sabato 20 ottobre 2007

Sarà bello...

Pd, donne e uomini che hanno cambiato la storia.Ancora una volta la politica italiana, tornata nelle mani del popolo, ha ripreso slancio e fiducia, nonostante difficoltà e stanchezze. Donne e uomini che hanno voluto esserci come nessuno poteva immaginare.




Tante donne e tanti uomini in fila per esprimere il loro voto domenica hanno cambiato l'Italia.Ancora una volta la politica italiana, tornata nelle mani del popolo, ha ripreso slancio e fiducia, nonostante difficoltà e stanchezze. Donne e uomini che hanno voluto esserci come nessuno poteva immaginare. Adesso ogni passo del Partito democratico deve guardare a loro, includerli, coinvolgerli in una attività forte nei suoi obiettivi, trasparente e coerente nei suoi comportamenti. La carovana è partita. Sappiamo quale è la meta per un'Italia più prospera, più stabile e sicura. La forza che ieri è stata trasmessa al governo Prodi è una base solida per i prossimi anni. L'impegno delle donne l'abbiamo visto ieri. E lo vedremo all'assemblea costituente e nei giorni a venire. Che ogni spazio sia aperto, che la parità con gli uomini sia acquisita senza ulteriori discussioni. Come sarà bello vedere le donne insieme agli uomini decidere a tutti i livelli, con naturalezza, senza prove di forza, ma con la forza della saggezza. Così può cambiare la cultura politica del nostro paese, portandola al livello delle altre democrazie.


Ringrazio infine tutti i candidati, in particolare Rosy Bindi, l'unica donna.


Una donna coraggiosa.




Post di Albertina Soliani del 16/10/2007 su http://www.ledemocratiche.it/

martedì 16 ottobre 2007

Il coraggio di scegliere

Care elettrici e cari elettori,
lasciateci prima di tutto ringraziarvi per l'inaspettata partecipazione a queste primarie. I dati di affluenza stupiscono, sia a livello nazionale che regionale. Non abbiamo mai voluto credere che un milione di votanti fosse un risultato soddisfacente, come ritenuto da altri, ma nemmeno che si sarebbero superati i tre milioni. E la soddisfazione è ancora più grande nel costatare che la partecipazione nel nostro territorio è in proporzione il doppio di quella nazionale. L'Umbria, e l' orvietano, hanno confermato la loro tradizione civica, di partecipazione attiva ai momenti cruciali della vità politica, ad ogni livello. In attesa dei risultati definitivi, i dati parziali ci permettono di dedurre che non ci saranno grosse sorprese. Rosy al nazionale, e noi nel nostro territorio, ci siamo confermati come una valida realtà. La predominanza delle liste di Veltroni era quasi "scontata", ma il nostro impegno nel nome di Rosy è stato premiato. Non sappiamo ancora quanti di noi siederanno alle assemblee costituenti (nazionali e regionali), ma il peso dei vostri consensi non potrà comunque essere ignorato. Avete saputo scegliere il cambiamento, la novità. l'innovazione e la potenzialità politica di giovani e donne. La trasversalità dei voti extrapartitici che abbiamo riscontrato non può che sottolineare la volontà di abbandonare e di superare i vecchi "schieramenti". Le liste Veltroni hanno potuto contare, non è una critica ma un dato di fatto, sulla spinta promotrice di una rete capillare che va dagli apparati di partito fino all'ultimo elemento delle amministrazioni locali. Il vostro e il nostro voto sono invece il frutto di una consapevole riflessione politica. Una scelta cercata e voluta. Non è un voto sterile. Non avete fatto una croce, ma avete sposato un complesso di idee in cui ci siamo riconosciuti e identificati. Il vostro voto d'opinione, che ci ha portati ad essere la seconda scelta dopo Veltroni, ci ha fatto apparire agli occhi dei politici "professionisti" orvietani come la "scheggia impazzita" . In un voto prevedibile e controllato, noi e voi, abbiamo portato avanti la genuina politica della idee, del cambiamento, del rinnovamento. Avete saputo scegliere e questo fa "paura" a molti. Grazie a voi queste primarie sono state più vere. Il riposo sarà breve, c'è da costruire il Partito Democratico. Noi ci saremo, con voi.

Tutti i candidati della lista Bindi

lunedì 15 ottobre 2007

Risultati Primarie


Risultati delle primarie del comprensorio Orvietano

Democratici con Veltroni: assemblea nazionale 60,15%
assemblea regionale 53,58%

A sinistra per Veltroni: assemblea nazionale 20,71%
assemblea regionale 16,57 %
Con Veltroni Ambiente
Lavoro e Innovazione: assemblea nazionale 4,44%
assemblea regionale 11,26%

I democratici per Enrico Letta: assemblea nazionale 3,3%
assemblea regionale il 4,72%.
Con Rosy Bindi, democratici davvero: assemblea nazionale 11,43%
assemblea regionale 9,19%
Libertà e responsabilità
Chiaccheroni:
assemblea regionale 4,69%



Altre liste 2,9%

Risultati delle primarie nazionali

Walter Veltroni 75,62%
Rosy Bindi 13,96%
Enrico Letta 10,20%

Mario Adinolfi 0,15%

Piergiorgio 0,07%
Gawronski




Votanti:

3.300.000

sabato 13 ottobre 2007

Turista per caso...

Un mio amico di Fabro mi aveva comunicato, che questa sera si teneva una assemblea pubblica per le primarie del PD, organizzato dal comitato promotore del 14 ottobre. Quale migliore occasione, per presentarsi e condividere con la gente egli altri candidati, il futuro che vorremmo ? Tra l’altro, occasione rara, visto che la maggior parte delle assemblee pubbliche sono state organizzate dai comitati per Veltroni ! Arrivata con un po’ di ritardo, ho notato subito che la “sedia”dietro il tavolo dei candidati, per me non c’era. Perciò, ho subito capito che avevo sbagliato riunione e che l’ennesimo comitato promotore per il 14 ottobre si era trasformato in comitato per Veltroni . Comunque sono rimasta. Tutti i candidati hanno argomentato le proprie motivazioni, ma come al solito di democrazia partecipata poca, molto poca. La gente, passivamente ascoltava attenta, (qualcuno sonnecchiava) ed alla fine della nomenclatura il coordinatore Terzino ha concluso, facendo appello alla massima partecipazione al voto. L’ho interrotto, chiedendo se era possibile farmi intervenire, quale rappresentante delle liste Bindi (democratici,davvero), la risposta è stata secca : “Ma questo è il comitato Veltroni ! Non puoi intervenire”. Ho rilanciato subito: “ e il dibattito ?” un cenno di testa e chiuso l’argomento. Povero Veltroni, lo hanno proprio ingessato !!! Sono costretta a ripetermi: faccio appello al popolo delle primarie del 14 ottobre: venite in massa a votare e scegliete liste e candidati che vi rappresentino, i giovani, le donne, gli appassionati alla politica e non la “casta”, i professionisti della politica !!

E se poi volete un partito democratico, davvero allora votate Rosy Bindi.

Domani "porta un'amica"

Care amiche Democratiche,
come sapete abbiamo lanciato la campagna "Porta un'amica". La nostra associazione, nata per promuovere la partecipazione delle donne nel processo di nascita, formazione e crescita del Pd, deve impegnarsi anche in questi ultimi due giorni.
Abbiamo lavorato in questi mesi affinché le donne fossero presenti nelle liste. Abbiamo preteso che ci fosse l'alternanza di genere tra i capilista. Ora dobbiamo fare un altro sforzo: portare tante donne a votare. Attiviamo la rete che abbiamo costruito e portiamo davvero tutte le donne che conosciamo alle urne. "La nostra iniziativa "Porta un'amica" ha l'obiettivo di favorire la partecipazione e la presenza femminile nel PD", ha detto più volte Albertina Soliani, presidente dell'Associazione. "Il PD ha bisogno di tante donne, dei loro talenti, del loro sapere, delle loro proposte. La nostra è una libera iniziativa delle donne che hanno deciso di scegliere di esserci e non di essere scelte per esserci. Anche per questo abbiamo voluto che sulla cartolina, che abbiamo stampato e messo (in pdf per poter essere scaricata) sul sito, una frase di Aung Sun Suu Kyi: "Usate la vostra libertà per promuovere la nostra"".

Cari saluti
Katia Golini

venerdì 12 ottobre 2007

Il dolce incontro...

11 ottobre 2007


Questa sera alle ore 21,30 presso la Sala delle Muse a Città delle Pieve, mi sono recata all’incontro tra i candidati delle liste per le primarie del Partito Democratico. Erano presenti i candidati a segretari dell’assemblea costituente regionale Serena Innamorati per la lista Rosy Bindi, Corsi per la lista Letta, Fanfano per la lista Chiacchieroni e Gobbini per le liste Veltroni. Il tono del confronto è stato pacato e corretto. C’è chi ha motivato le proprie scelte a l’una o l’altra appartenenza di lista, in nome dei “progressisti uniti”, chi invece vede nel PD l’unica soluzione per la governabilità del paese e il propulsore del motore economico del Paese, quale partito che difenda e incentivi la famiglia e la natalità, chi dichiara di essersi candidato per dare pluralità alle liste. Nessuno tra questi, fatta eccezione per l’Innamorati, ha incentrato il dibattito sulla democrazia partecipata.Tutti sono stati “chiamati” da qualcuno a candidarsi, meno che dalla società civile. Le liste Bindi prima di presentarsi si sono sottoposte alle primarie delle primarie, dando un segnale di grande apertura alla gente, quella comune, quella che si incontra per strada. Chi si è proposto candidato, si è prima sottoposto al consenso, al voto dei presenti nelle assemblee, le quali erano aperte a tutti, indistintamente. Questo passaggio è di fondamentale importanza, il partito nuovo ha un obbiettivo preciso, ovvero quello d’inserire il popolo nei processi decisionali della politica, a tutti i livelli, attraverso la partecipazione democratica. Concetto questo che ancora non sembra chiaro a qualche “big” della politica ! L’appello lo rivolgo al “popolo delle primarie” che si recherà a votare il 14 ottobre: votate le liste dove sono presenti giovani in posizioni eleggibili, persone che credono nella politica quale strumento di risoluzione delle istanze della società civile e di programmazione, che lo fanno per passione, che portano con se i valori che hanno ispirato la nostra costituzione.Al dibattito sono intervenuta brevemente anche io, rimarcando il concetto di democrazia partecipata e rilevando l’assenza d’interesse verso la politica da parte della stragrande maggioranza dei giovani, appellandomi agli anziani presenti chiedendo loro di fare opera di sensibilizzazione, raccontando le loro storie e le loro esperienze, e spiegando come, grazie alla politica democratica, hanno raggiunto l’attuale stato di benessere.Al termine, i soliti capannelli….da dove spuntano a volte graditi commenti: “Ma a voi la Bindi vi fa le iniezioni di sangue ?”. E a volte consigli sbagliati : “La politica non si fa con il cuore, si fa solo con la testa “ Io credo sia esattamente il contrario. Se non si mette anche “il cuore” nella politica, tutto diventerebbe piatto e programmato, senza espressione, senza valori e contenuti.


Silvia Fringuello

giovedì 11 ottobre 2007

Il voto è un'espressione di civiltà, le primarie un'espressione di consapevolezza

Manca poco ormai, e sarà uno di quei momenti che si raccontano. La consapevolezza è quella di partecipare in prima persona a una svolta storica della politica italiana. Domenica, infatti, presso i 35 seggi del coll. 7 i cittadini potranno scegliere le persone che andranno a redigere i documenti fondamentali del Partito Democratico. Un momento epocale per la dialettica politica italiana, che ha lo scopo di risolvere le sue contraddizioni interne, di fornire un'iniezione di fiducia nel futuro, grazie all'inserimento di giovani e volti nuovi nella classe dirigente. Le Liste di Rosy Bindi, forse più delle altre, incarnano questo spirito d'innovazione e di rottura con la continuità. Per questo sosteniamo Rosy Bindi (a segretario nazionale) e Serena Innamorati (a segretario regionale) e i valori che esse rappresentano. Perchè gli obiettivi che il Pd si prefigge possano essere raggiunti c'è bisogno della partecipazione di tutti. Sappiamo quindi che la lunga tradizione civica delle nostre terre non verrà meno a questo fondamentale appuntamento di democrazia. Il voto è un'espressione di civiltà, le primarie un'espressione di consapevolezza.
Venerdi 12 La lista "Con Rosy Bindi, democratici davvero" parteciperà alla festa in Piazza della Repubblica per la chiusura della campagna elettorale.
L'appuntamento, organizzato dal Comitato Promotore 14 ottobre, vuole festeggiare un grande appuntamento di democrazia e di popolo che sancirà la nascita del nuovo soggetto politico.

La chiusura della campagna elettorale rappresenta un momento di svolta: è il momento di frenare i toni, di ricordare a tutti che le primarie per il Partito Democratico non rappresentano il punto di arrivo. Dal giorno dopo lo spoglio inizierà la vera fase costituente, dove le liste dovranno saper sciogliersi e dar vita ad un processo condiviso.

Per questo non ha ragion d'essere il dibattito invocato a gran voce dal candidato della lista di Letta, Paolo Borrello. Conveniamo che un incontro tv tra i candidati alla segreteria nazionale avrebbe potuto dar impulso al senso di partecipazione democratica. Ma così non è stato, e non certo per un rifiuto di Rosy Bindi. Un dibattito tra i rappresentanti delle liste del coll.7 come auspicato da Borrello avrebbe potuto dare altrettanto beneficio alla dialettica politica orvietana, ma non due ore prima della chiusura della campagna.
Non è il momento di irrigidire le posizioni. Le differenze tra le varie liste sono già state esaustivamente mostrate agli elettori. Il popolo di centrosinistra ha ascoltato abbastanza, ora vuole essere ascoltato.

Da lunedi torneremo al lavoro per costruire insieme il Partito Democatico, davvero, insieme.

mercoledì 10 ottobre 2007

Rosy guastafeste

"Come si permette Rosy Bindi di criticare tanto i suoi avversari? Di sottolineare le differenze culturali e politiche? Di sottolineare che le sue liste “fai da te” competono con interi apparati di partito supportati da un esercito di amministratori locali? Irresponsabile, si vergogni quella donna che vuole rovinare la festa delle primarie!


Questi qui non solo ignorano le botte da orbi che volano tra candidati dello stesso partito alle primarie americane, prima del voto. Peggio, sono DISABITUATI ALLA DEMOCRAZIA. Da troppi anni nei partiti per decidere ci si rinchiude in stanze appartate, dove magari volano coltelli, ma poi all’esterno ci si presenta sorridenti. E allora fa scandalo che una donna tosta dica a voce alta quello che non le va del competitore".


"Rosy Bindi colpevole dunque di avere rotto l’incantesimo del candidato unico Veltroni. Ma colpevole pure di sottolineare le differenze, come se non fosse questa l’essenza della democrazia: contarsi sulle proposte in campo, espresse con chiarezza, rischiando di finire in minoranza. In una politica afflitta da reticenza, Rosy Bindi non ha paura di usare parole aspre ma nette. Dovrebbero ringraziarla, invece ne hanno fifa, gli piacerebbe tanto non ritrovarsela fra i piedi…"

Ma non sarà così. Veltroni guarda già al futuro. Si fa intervistare da Enrico Mentana a Matrix come il segretario scontato del neo partito, dimenticando che le primarie non sono ancora state fatte. Certo, le previsioni gli attribuiscono un vantaggio di misura sugli altri candidati, e probablimente così sarà alle urne, ma le espressioni di imbarazzo degli addetti ai sondaggi delle ultime elezioni politiche dovrebbe insegnare prudenza. Poi si legge nelle dichiarazioni: "un milione al voto, un ottimo risultato". Spiacente signori, ma non è così. La nascita di un nuovo partito con lo strumento delle primarie è stato salutato nei salotti tv come una novità assoluta del mondo politico occidentale. E poi ci si accontenta di un milione di voti?. Non credo che Veltroni non ricordi che alle primarie che incoronarono Prodi leader del centrosinistra gli elettori furono "quattro milioni e mezzo". Sicuramente due anni fa deve aver giocato una spinta promotrice, verso la chiamata ai seggi, la carica di innovazione del nuovo strumento politico. Ma parliamoci chiaro: chi domenica andra a votare avrà, forse grazie soprattutto a Rosy Bindi, molto più potere decisionale di quanto non ne ebbe allora. E allora perchè previsioni di affluenza così deludenti? Perchè, Grillo insegna, la gente è stufa di essere chiamata a legittimare scelte già prese. Perchè così ci è stata presentata la candidatura di Veltroni, in principio candidato unico, poi vincitore scontato. Qualcuno però ha fatto "i conti senza l'oste": l'Italia, e gli italiani, non sono un partito e la candidatura di Rosy Bindi lo dimostra. Il Ministro si dice "contenta" per aver messo insieme "7mila candidature e 475 liste", segno di una capacità, dice, di "intercettare una cosa che c'è. E non è l'antipolitica", riguardo la quale afferma: "Credo che la mia candidatura abbia incrociato il movimento di Grillo, almeno prima che si desse un nome e progettasse liste civiche; iniziando il tentativo di creare una piccola alternativa al processo del Pd". Bindi afferma inoltre di ritenere che molti sostenitori di Grillo voteranno per lei. "Credo e spero di sì. E non penso neppure ora che quel movimento sia negativo: esiste la possibilità di interloquire con loro".
Per aprire nuove possibilità di dialogo con i delusi e i disinnamorati occorre, tuttavia, che la politica abbandoni le strade viziate prese negli utlimi anni di berlusconizzazione. Se Veltroni pensa di contrastare la coalizione di centrodestra emulando mediaticamente il suo leader, il potere coagulante del Pd sarà frenato entro poco tempo. Il Pd deve rappresentare il cambiamento, non la continuità, e gli elettori non si distraggono con le "veroniche".
Non per voler insistere ancora sul corteggiamento di Veltroni a Veronica Lario (al secolo Miriam Bertolini) ma dopo la caduta di stile del sindaco di Roma, sottolineata dalla ex first-lady nel suo garbato "due di picche", è arrivata la legnata di Michela Vittoria Brambilla. Con le "donne di berlusconi" il super candidato non ha proprio fortuna. L'erede politica designata del cavaliere, non ha dubbi: se dovesse scegliere il suo candidadato alle primarie del Pd sarebbe Rosy Bindi. "Se votassi alle primarie del Pd - ha detto la Brambilla parlando con i giornalisti a Vasto dove era ospite della festa dell'Idv - sceglierei senz'altro la Bindi che e' la migliore scelta, e' una donna competente, volitiva, capace, nuova. Ed io auspico che il centrodestra abbia un avversario di questo livello".
Signor sindaco, come già detto "questi" la politica del gossip l'hanno inventata, non può competere su questo terreno. Perchè non si mette a parlare di politica vera, programmi e valori dove magari il centrosinistra ha ancora qualcosa da insegnare? Vedrà che gli elettori apprezzeranno e magari al voto ci va qualcuno in più di un milione.

Anche quella del rifiuto di ogni confronto tv con i candidati rivali non è una mossa tanto originale. Per i meno sprovveduti la spiegazione di questo apparente capriccio non è così celata. I molteplici sondaggi sull'esito delle primarie che circolano in rete e in tv, oltre a dare Veltroni per favorito, ammettono anche una grandissima difficolta nel prevedere la percentuale di voti di Rosy Bindi giustificandosi dicendo che la sua ampia forchetta è dovuta al fatto che a lei andranno i voti extra partitici, e quindi difficilmente stimabili. Insomma quello che comunemente viene definito il "voto d'opinione". Ma i vecchi apparati dei Ds e Margherita che sostengono (e al tempo stesso ingessano) Veltroni sanno già di poter contare sui voti certi di coloro che "obbediscono" alla "chiamata alle urne" e che andranno comunque a votare. Quindi perchè creare dialogo? perchè invitare alle urne elettori di cui difficilmente si potrà controllare il voto, offrendo magari punti a Rosy Bindi? Meglio il certo per l'incerto. Meglio un risultato programmato a tavolino che accontenti i vertici (ex) Ds e (ex) Margherita piuttosto che la partecipazione democratica.

Fonti:
Il blog di Gad Lerner/Adnkronos/Apcom

domenica 7 ottobre 2007

Veltroni e la Rai

Ieri sera all’Infedele alcuni osservatori intelligenti come Maria Laura Rodotà e Marco Damilano definivano “berlusconiano” l’approccio politico di Walter Veltroni: le liste alle primarie caratterizzate da numerose candidature prestigiose di donne e uomini del cinema, della tv, della cultura, delle professioni che certamente non si metteranno a fare davvero politica dopo il 14 ottobre.

Lo stesso Michele Salvati, sostenitore di Veltroni, ha dichiarato il suo personale disagio per questo uso politico delle “celebrities”, culminato nell’auspicio che anche Veronica Lario Berlusconi possa trovare spazio nel suo Pd.
Neanche a me piace l’idea del candidato “usa e getta” che si presenta alle elezioni ma che dopo lascerà fare ai professionisti della politica. Ma ora che le liste delle primarie sono state rese pubbliche, capisco meglio la strategia di Veltroni: inseguire Berlusconi nella ricerca di consenso, attraverso i medesimi strumenti della comunicazione di massa. Ciò spiega la rilevanza che da sempre nell’attività politica di Veltroni riveste una presenza egemonica nel circuito culturale, a cominciare dalla Rai. Se l’avversario dispone di Mediaset, l’unica chance di batterlo passa da una presenza efficace in Rai.
Ma allora perché risentirsi se propongo una riflessione sincera a chi lancia la parola d’ordine “fuori la politica dalla Rai” e contemporaneamente ne candida alle primarie un consigliere d’amministrazione? L’argomento non è banale: Veltroni ha vissuto da protagonista la fase in cui la Rai si è politicizzata al massimo grado. Offenderebbe l’intelligenza sua e dei suoi elettori continuando a sostenere, per esempio, che da segretario dei Ds telefonava al direttore del Tg1 solo per esprimergli solidarietà. Se ora davvero propone una svolta, con il “fuori la politica dalla Rai”, io mi chiedo: chi farà la prima mossa? Chi toglierà per primo i “suoi” dalla Rai?


Tratto dal blog di Gad Lerner
04.10.2007

"Perché scelgo Rosy" di Gad Lerner.

Se vi racconto perché il 14 ottobre prossimo andrò a votare Rosy Bindi come segretaria del nuovo Partito democratico, è perché considero le elezioni primarie un esperimento che riguarda tutti gli italiani, anche quelli che hanno idee politiche diverse dall’Ulivo. Non s’è mai visto un partito nascere così: con decine di migliaia di persone pronte a candidarsi gratis per un’assemblea costituente; e tutti i cittadini che lo desiderino, dai 16 anni in su, chiamati a esprimere la loro preferenza.

Almeno proviamoci, a cambiare la politica. Un’innovazione che costringerà felicemente pure gli avversari a migliorarsi, favorendo il coinvolgimento dei cittadini nelle loro scelte.
La mia, di scelta, si basa su una semplicissima considerazione. Anche se non la farò mai di mestiere –sarei un disastro- sono convinto che per migliorare l’Italia oggi bisogna impegnarsi a cambiare la politica: obiettivo temerario, lo so, ma senza una politica rispettabile, quindi in grado di agire efficacemente, rischiamo di finire tutti vittime della legge della jungla.

Dunque prima di tutto credo che farebbe un gran bene alla società italiana, e in particolare alla riforma della politica, avere finalmente una donna in gamba al vertice del Partito democratico. Siamo un paese che umilia ancora l’immagine della donna, incapace di valorizzare il patrimonio di competenze e sensibilità della sua maggioranza femminile.

Quale occasione migliore di dare il buon esempio? Invece assisto a una contraddizione imbarazzante: il Partito democratico ha stabilito che debbano essere donne la metà dei candidati e dei capolista alla sua assemblea costituente. Ma nel frattempo Ds e Margherita si sono accordati perché sia il futuro numero uno, Walter Veltroni, sia il futuro numero due, Dario Franceschini, restino maschi. E anche le donne di partito più in vista, da Anna Finocchiaro a Barbara Pollastrini, al dunque, fanno sì i complimenti al coraggio della Bindi ma poi si sottomettono al compromesso di potere maschile.

Sbagliano: per cambiare la politica ci vuole più coerenza tra il dire e il fare.
Così il felice paradosso è che Rosy Bindi, dopo essere stata democristiana, si presenta adesso come la meno democristiana fra i candidati segretari del Partito democratico. Affronta il giudizio degli elettori senza preventive designazioni di vertice. Raccoglie i suoi sostenitori prescindendo dal gioco delle correnti organizzate che come sempre aspirano a perpetuarsi all’ombra del candidato in apparenza più forte; prefigurando un partito i cui notabili appoggiano una leadership per influenzarla, fiduciosi di piegarla alle loro esigenze di sopravvivenza.

Quando vedo organizzarsi, tutte ipocritamente nel nome di Veltroni, le correnti centriste e quelle sinistra, i sostenitori della Cei e i favorevoli ai Dico, i sindaci del Nord e certi capi clientelari del Sud, avverto il rischio che veda la luce un partito di establishment troppo simile alla vecchia Democrazia cristiana.

Al contrario, la fermezza con cui Rosy Bindi –donna di fede cattolica- ha saputo fronteggiare gli attacchi venuti dalla gerarchia della Chiesa contro la sua legge sui Dico, testimonia un’ammirevole fermezza in materia di laicità dello Stato. E’ quel che ci vuole: politici capaci di sostenere posizioni scomode pagando anche dei prezzi personali.

Mi piace infine la priorità che Rosy Bindi assegna da sempre ai temi della giustizia e della solidarietà sociale. Scimmiottare le posizioni della destra sul fisco, sulla flessibilità del lavoro, sugli immigrati, sui rom, non procurerebbe nuovi consensi al Partito democratico ma lo renderebbe invece subalterno culturalmente ai suoi avversari. Per i riformisti la modernizzazione della società e il sostegno alla crescita economica sono obiettivi fondamentali che si realizzano però solo garantendo la coesione sociale, cioè la tutela dei poveri e la piena cittadinanza delle fasce più deboli della comunità.

Rosy Bindi, con il suo caratteraccio, potrebbe guidare un bel partito popolare di cui siano protagonisti sul serio i cittadini. Rinviando a tempo debito il tema della successione al governo di Romano Prodi. Oggi è molto più importante che milioni di elettori siano coinvolti in questo rischioso ma affascinante tentativo di riforma della politica che sperimenteremo a partire da domenica 14 ottobre.

da VANITY FAIR

Rosy Bindi alla marcia della Pace Perugia -Assisi

Rosy Bindi, da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani e civili partecipa oggi (domenica 7 ottobre) alla marcia della Pace Perugia-Assisi insieme ai tanti giovani e a tutti coloro che sostengono la politica per la pace contro la povertà, per il rispetto dei diritti umani in Italia e nel mondo.


Con il ministro marciano il comitato umbro per Rosy Bindi, coordinato da Maria Prodi, marcia Serena Innamorati, candidata alla segreteria regionale del PD per le liste “con Rosy Bindi democratici, davvero” e le candidate e i candidati nelle liste. Diritti umani e non violenza sono oggi più che mai al centro della liberazione dei popoli e delle persone dalla schiavitù , dalla povertà e dalla ignoranza. L’esempio dei monaci birmani, di tutto il popolo unito intorno a loro e intorno alla coraggiosa Aung San Suu Kyi premio nobel per la pace, porta con se un valore universale che chiama tutti, donne e uomini ad un innovato impegno civile verso la difesa della libertà, della dignità della persona umana per il dialogo e la convivenza tra i popoli.

Il momento delle donne

E’ il momento delle donne? Io penso proprio di sì.

E’ il momento delle donne? Io penso proprio di sì. In Birmania San Suu Kyi, è la coraggiosa interprete dell’opposizione non violenta al regime militare. In Ucraina manca una manciata di voti per confermare la vittoria di Yulia Tymoshenko. In America Hillary Clinton prosegue con determinazione la sua corsa verso la Casa Bianca. In Italia, il cambiamento sembra più lento. La scena politica continua ad essere dominata dagli uomini. Tutt’al più, come avviene in queste ore, alcune vengono indicate e scelte dai leader con una funzione subalterna e ornamentale. Eppure ci sono tante donne di valore sia nei Ds che nella Margherita, tante democratiche che oggi si stanno spendendo con generosità per il successo del 14 ottobre. E però, non ci si può neppure nascondere che in occasione di queste primarie il protagonismo femminile è messo a dura prova. E’ vero che la regola del 50&50 rappresenta una straordinaria conquista di parità ma le liste bloccate e senza preferenza e una soglia di sbarramento molto alta, depotenziano questa opportunità.

Le italiane amano la democrazia. Lo hanno dimostrato in tutte le occasioni importanti della storia repubblicana. Amano forse meno la politica e lo si può capire. C’è una diffidenza comprensibile, frutto anche di una lunga esclusione. Molti dei mali che rendono oggi indigesta la politica – l’eccesso di personalizzazione e di retorica, la debole attenzione al bene comune e all’interesse generale, la distanza con la normalità del vissuto quotidiano – dipendono in gran parte dal monopolio esercitato dagli uomini nei luoghi di esercizio del potere.

Penso al Pd come una grande e storica opportunità per riconciliare le donne italiane alla politica e riscattare una lunga esclusione. Anche per questo mi sono candidata. E la risposta che ho avuto in questa intesa campagna elettorale conferma che possiamo fare la differenza tra la buona e la cattiva politica. Per costruire il partito nuovo, c’è bisogno del coraggio, delle competenze, della creatività, dell’amore per la vita e il mondo che esprimono ogni giorno le donne. Nella mia lista ci siamo già mescolate, in modo democratico, e insieme a donne famose e dirigenti politiche ci sono giovani laureande, madri di famiglia e artigiane, impiegate e immigrate. E tutte siamo contente della compagnia. Contente di lavorare insieme per un Partito Democratico, davvero.


di Rosy Bindi
4 Ottobre 2007

giovedì 4 ottobre 2007

La "veronica" di Veltroni

Qualcuno spieghi a Veltroni che gli italiani non ne possono più della politica d’avanspettacolo.

Il primo compito del Pd deve essere quello di restituire credibilità alla politica” ha dichiarato Rosy Bindi. Molti devono aver creduto, sentendo o leggendo queste parole, che si trattasse di un concetto dovuto, neanche tanto originale visti i tempi che corrono. Sembrava palese che di ministri al Bagaglino a tirarsi torte in faccia , mentre il paese implorava riforme, non se ne potesse più. E il nuovo partito in qualche modo sta già rispondendo, prima ancora del suo battesimo, a questa esigenza. Lo sta facendo la classe politica tutta, e ancor più i candidati alle primarie del 14 ottobre. Alla base, la nuova stagione in cui finalmente si (ri)torna a parlare di valori, programmi e proposte concrete ha suscitato l’interesse di giovani verso la politica, e il riavvicinamento dei delusi, dei disinnamorati che tornano a credere nell’attivismo e nella meritocrazia, dopo anni di autoesilio. E Walter Veltroni , super candidato alle primarie salutato come l’homo novo del centrosinistra, che fa? Sfoggia l’ultima trovata propagandistica degna figlia del peggior berlusconismo: chiama la signora Veronica Lario (consorte di Silvio Berlusconi) a entrare nelle fila del Pd, spingendosi fino a ipotizzare il suo ingresso in un'eventuale squadra di governo. A leggere le colonne del settimanale A. da dove il sindaco di Roma ha lanciato il corteggiamento alla ex first lady c’è da impallidire. Cosa dire, c’è sempre un certo stupore quando l’allievo supera il maestro: nemmeno Berlusconi, colui che la politica del gossip l’ha inventata, ha saputo rispondere: “Fa piacere tanta stima verso mia moglie, ma chi la conosce sa che è una persona molto riservata. Anche quando era first lady ha sempre scelto di comparire poco". Poi, viste forse le dichiarazioni dei suoi colleghi (vedi sotto), quando Veltroni arriva con D’Alema e Franceschini alla Fiera del Levante alla domanda “davvero la vorrebbe nella squadra?" "Ma no... (ah ecco, nda) — ridimensiona Veltroni — Cosa c’è di strano? È una persona che stimo, ha dei valori che mi sembrano interessanti. Non c’è nessuna squadra, è l’idea di un Paese civile in cui le persone possono rispettarsi e stimarsi al di là delle appartenenze (come,si o no?, nda)".La trovata dell’ homo novo (che di novo non sembrerebbe avere il modo di far politca, in perfetta continuità con gli ultimi 10 anni di “dialettica”) non è piaciuta invece ai suoi colleghi. Una bocciatura secca è arrivata soprattutto da Rosy Bindi. "Veltroni vuole Veronica Berlusconi nel Pd? Questa è l'esternazione più improbabile che ho sentito dall'inizio della campagna per le primarie", ha commentato il ministro. "Il punto è molto semplice - ha aggiunto la Bindi - dobbiamo deciderci se alle oligarchie dei partiti vogliamo sostituire le oligarchie della società civile". Il Partito democratico, ha concluso, deve essere "il partito degli italiani normali, quelli che la mattina escono di casa, fanno fatica con il sistema dei trasporti che abbiamo ad andare a lavorare, che hanno il problema dei figli, della crescita della famiglia. Se non irrompe nella politica questa Italia perderemo l'ennesima occasione". L'altro candidato Enrico Letta risponde con una battuta (in un intervista di Aldo Cazzullo del Corriere) che vale più di ogni commento "Letta, Veltroni corteggia politicamente Veronica Lario e lei che fa?" "È tutto il giorno che sono al telefono a fare la corte a Marina Berlusconi; così, per essere coerente con il progetto di puntare sulle generazioni nuove". E fortunatamente non sono gli unici a pensarla così: Arturo Parisi ci ha messo il carico, dicendo che gli ulivisti come lui si rivolgono "alle donne che scelgono e non alle donne che vengono scelte".
A questo punto viene da immaginarsi il dialogo quando Walter Veltroni e Massimo D’Alema hanno preso posto uno accanto all’altro sull’aereo di linea per Bari:
D’Alema : "Ma dicevi sul serio di Veronica nel Pd?"
Veltroni : "Ma no..."
Speriamo!!.


Fonti:
La repubblica.it 3 ottobre 2007 / Corriere della Sera.it 4 ottobre 2007

mercoledì 3 ottobre 2007

Rosy a Orvieto per il via alla campagna elettorale del coll.7



Rosy Bindi è tornata a Orvieto, la stessa città da dove pochi mesi fa anticipò la sua candidatura alla segreteria nazionale dell’allora futuro Partito Democratico. Oggi il nuovo soggetto politico è già una realtà concreta e la presenza di Rosy in un gremita Sala del Governatore del Palazzo dei Sette ce lo dimostra. Ad accoglierla la capolista al nazionale del coll.7, Silvia Fringuello assieme alla coordinatrice regionale delle liste Bindi, Maria Prodi, e la candidata alla segreteria regionale, Serena Innamorati. L’incontro si è aperto con la presentazione di tutti i candidati da parte di una emozionantissima Silvia Fringuello. Comlpice l'enfasi e la confusione in sala, la capolista ha mancato di citare la candidata all’assemblea costituente regionale Settimia Breccia (detta Titta), la quale, senza scoraggiarsi, si è alzata in piedi autopresentandosi e offrendo uno spontaneo, quanto convincente, elenco delle motivazioni che l’hanno spinta a impegnarsi al fianco del Ministro della famiglia(o Ministra che dir si voglia). Il piccolo intervento fuori programma ha sostanzialmente anticipato la domanda che ha anticipato la seconda parte dell’incontro: le domande incrociate dei giornalisti locali Laura Ricci (direttrice di “Orvieto News”) e Simone Zazzera (giornalista de “La Città”), Gabriele Pellicia ( di "Rtua") e della troup de “La 7” presente in sala.
Ministro, perché gli elettori dovrebbero scegliere lei il 14 ottobre?
"Alla domanda risponde già in maniera soddisfacente il volantino distribuito in sala":
Grazie alla lista Bindi queste primarie sono vere.
La candidatura di Rosy ha riaperto e resa più libera la competizione elettorale, iniziata con un candidato unico designato dai vertici dei due partiti promotori, Ds e Margherita.
Quella di Rosy è una candidatura vera, autonoma, coraggiosa.
Una scelta che nasce fuori dagli apparati di partito e dalle correnti che hanno paura del rinnovamento e vedono il Pd come un nuovo vestito e non come un partito nuovo.
Il progetto della lista Bindi è quello di un Pd aperto, partecipato, trasparente.
Un partito plurale, che valorizza tutti e riscopre il gusto di fare politica con le persone. Un partito già in costruzione con i nostri candidati scelti in modo democratico.
La lista Bindi esprime una novità politica.
La novità di un partito di centrosinistra che ama la legalità e la costituzione; che lavora per un nuovo bipolarismo in cui, senza inciuci e trasformismi, i cittadini scelgono il governo e i rappresentanti in parlamento. Rosy è oggi la più credibile alternativa per un vero rinnovamento della politica contro ogni forma di berlusconismo.
Rosy è una politica capace di riformare davvero.
Rosy ha dato prova di competenza, onesta e coraggio. A già praticato un riformismo dal volto umano, moderno ed efficente, attento ai valori della famiglia e al sostegno dei più deboli.
Rosy è una garanzia per laici e cattolici.
Fiera della propria identità culturale e religiosa, Rosy ha sempre cercato il dialogo con tutti, nel rispetto delle diversità. Con i fatti ha dimostrato, nell'esercizio delle sue responsabilità politiche e istituzionali, autonomia personale e vera laicità. Quella nuova laicità che rappresenta un valore irrinunciabile del Pd.
Infine, Rosy è una donna...finalmente!
Una donna che per la prima volta si mette in gioco per guidare il più grande partito italiano. Una sfida al servizio di tutte le donne e gli uomini che vogliono un'italia più libera, più ricca, più giusta. Il segno che si può voltare pagina. Con un partito democratico, davvero.

Incalzata dalle interviste Rosy Bindi ha esposto molte delle sue idee su alcuni dei nodi cruciali della stagione politica in corso:
Il Pd dovrà essere il partito della pluralità e della democrazia. Da queste primarie non usciranno ne vinti ne vincitori. I tre candidati principali (quattro se qualcuno volesse includere di Ciriaco De Mita, il nuovo che avanza, nda) e le liste da loro rappresentate non sono in competizione tra loro ma, anzi, concorrono per il medesimo obiettivo. Il Pd avrà certo un solo segretario/a, ma sarà l’assemblea costituente a delineare il volto di questo nuovo partito, e noi vi parteciperemo”.
Quote rosa? Non sono mai stata una femminista, ma l’esclusione sistematica delle donne da ogni luogo decisionale è innegabile, anche solo dando un’occhiata alle statistiche. Non mi entusiasma questa norma sulle quote rosa semplicemente perché si rischia di passare dall’essere escluse all’essere forzatamente incluse. Preferirei la politica della meritocrazia, ma se ciò non è ancora possibile ben vengano le quote rosa. E’ scontato che nelle nostre liste nessuna donna si è candidata con la lettera di dimissioni già firmata, da tirar fuori in caso di vittoria…(chi ha orecchie da intendere intenda, nda)”.
Legalità e politica è uno dei temi più discussi degli ultimi anni ed è riproposto oggi ancor più veementemente da fenomeni di massa quali le iniziative in piazza di Beppe Grillo. Il successo e il seguito che questi episodi hanno avuto ,ed hanno, dimostra che quella della legalità è un’esigenza che non va più disattesa. Una volta avere la fedina penale pulita era una condizione necessaria, e non sufficiente, per fare politica. Oggi purtroppo non è più così. Quella dei grillini non è antipolitica, ma una richiesta di buona politica. Occorre tuttavia fare distinzione tra una condanna per diffamazione presa magari da un giornalista e una accusa di corruzione, o peggio ancora, di collusione con la mafia”.
I costi della politica. Non è di certo una tematica nuova del dibattito politico, tuttavia anche qui un fenomeno mediatico, il libro “La casta” di Rizzo e Stella (quasi un milione di copie vendute, nda), ha gettato nuova e più rabbiosa attenzione sul problema. Certamente il libro-inchiesta dei due giornalisti mette in evidenza gli eccessi che si possono e si debbono eliminare. Tuttavia la verità è anche un’altra: la politica ha un costo, e questo costo lo deve pagare la collettività, ovvero i cittadini. Altrimenti farebbero politica solo coloro che hanno già una quantità enorme di denaro (ricorda niente?, nda). Farebbero politica solo coloro che trovano dei finanziatori così ricchi e potenti da potersi sobbarcare le spese di gestione di un partito e di campagne elettorali sempre più esose (ricorda niente??, nda). Finanziatori appunto, non certo filantropi, che presenterebbero prima o poi il conto, in termini di condizionamenti politici (dice niente????, nda).
Vero è che se il cittadino si carica dei costi della politica è legittimato a chiedere che il palamento funzioni e funzioni bene.

L’ultima delle domande dei giornalisti è rivolta invece alla capolista del coll.7. Silvia Fringuello da Roberto Basili e getta un po’ di scompiglio in sala:“Da tempo si mormora in Piazza del Comune (un po’ il transatlantico della res publica orvietana) che la vostra lista dia indicazioni di voto diverse tra l’assemblea regionale e quella nazionale. Ovvero che al nazionale farete votare per Bindi mentre al regionale per il canidiato veltroniano”.
La decisione con cui la capolista ha risposto all’insinuazione non ha lasciato ombra di dubbio:”La fiducia nella candidata alla segreteria regionale Serena Innamorati è totale, tanto che ho già provveduto a presentarla direttamente al ministro Bindi".
Così si è conclusa l’emozionante avvio ufficiale della propaganda elettorale della lista al coll.7 “Io sto con Rosy”. L’unica nota dolens da riportare è la deludente assenza di ogni qualsivoglia rappresentante dell’amministrazione comunale in una sala che ha ospitato un Ministro della Repubblica (oltre che un candidato alle primarie del 14 ottobre).

martedì 2 ottobre 2007

"Un comunista non può morire democristiano e un democristiano non puoi morire comunista"

Mi trovo così, ad affrontare la mia prima campagna elettorale, candidato alla costituente nazionale del PD.
Un’amica ha avuto fiducia di me, nel mio modo di essere e di pensare, vicino alle idee innovatrici del Partito nascente. Un modo vicino a Rosy Bindi. Silvia Fringuello mi ha invitato e coinvolto, ho accettato entusiasta. Non è questo però che voglio discutere.

Grazie a questa mia nuova esperienza mi sono confrontato con amici dalle stesse opinioni, di idee opposte, di idee vicine ma parallele, con gente comune, con i “mussiani”. Proprio qualcuno di questi ultimi mi ha lasciato perplesso.

In una discussione mi sono sentito rispondere “Io comunista, non posso morire democristiano e tu democristiano, non puoi morire comunista”.
Credetemi sono rimasto allibito da tanto ardire e da tanta paura del “nuovo”.
Spero vivamente che ciò non sia pensiero comune e diffuso fra chi ha votato la mozione Mussi.

Quando mi sono sentito dire ciò, il mio pensiero ha vorticosamente guardato a ritroso nel tempo.
Il comunismo bene o male ha fatto, ripeto ha fatto, la sua storia.
Dalla rivoluzione bolscevica ai movimenti sessantottini.
Rappresentando per questo la rivoluzione, l’innovazione, la trasformazione.
Quel paventato comunismo che oggi rappresenta la reazione, il fermo biologico di una società che si evolve.
E poi i democristiani, coloro che si sono scissi dando vita ad altri partiti, l’UDC, l’UDEUR, molti sono confluiti in Forza Italia, la maggior parte ha creato il PPI, poi Margherita e oggi, con il coraggio di cambiare, vuole fortemente il PD.

Quei vecchi democristiani citati dal mio “amico mussiano” sono storicamente legati alla chiesa, una chiesa cattolica che ha rappresentato si le radici e lo zoccolo duro di un certo immobilismo ideologico, ma che ha saputo, soprattutto in tempi recenti, farsi, in certe occasioni e in un certo senso, “rivoluzionaria”.
Ventisette anni di pontificato di Karol Woityla, hanno cambiato, non il Vaticano, ma il mondo, dimostrando di evolversi con le necessità della società.
Abbattendo il muro di Berlino, facendo cadere muri più consistenti, i muri eretti dalla politica. Dando vita, direttamente o indirettamente, alla Perestrojka e alla Glasnost gorbacioviana, che poi hanno coinvolto altre realtà politiche e sociali e altri Stati.
Tutto ciò è stato l’incubatore dell’attuale movimento riformista europeo ed internazionale. L’abbattimento delle barriere ideologiche ha consentito l’evoluzione dello scenario politico, fino a far nascere per noi, in Italia il partito nuovo, il partito democratico.
Allora mi chiedo dove sta l’innovazione.
Forse in un partito che ha fatto le rivoluzioni ma che le rinnega con l’atteggiamento di oggi o in un partito che è sempre stato tacciato di essere “reazionario” e che si è evoluto seguendo le necessità dei popoli?
Allora dico: basta!
L’innovazione riesco a vederla dove la trasformazione positiva è visibile.
Il processo che in Italia si è attivato con la nascita del PD è rivoluzionario.
Stiamo trasformando il panorama politico.
Nel PD, i cattolici saranno una componente del nuovo Partito.
Ma il PD sarà laico nel rispetto di tutti coloro che vi confluiranno.
Il PD sarà popolare, democratico, sociale, laico, europeista, partecipativo ed innovatore; sarà un punto di incontro, di scambio, di critica, di volontà, di confronto, di evoluzione, di sentimento.
Il PD sarà quello che noi vogliamo che sia.

Per la prima volta saremo noi a decidere, per la prima volta si da l’opportunità ad ogni componente sociale, dall’operaio che non riesce con il proprio salario a raggiungere la meta della terza settimana del mese, al libero e consolidato professionista di partecipare in prima persona, quale attore principale, candidandosi, o scegliere chi più lo rappresenta.
Ormai le liste sono chiuse, i “giochi” notturni e diurni delle liste sono terminati.
Nuovi volti si sono affacciati sulla scena, persone che non avevano mai fatto politica, giovani e vecchi, chi come me, ignari del mondo politico, chi già plurieletto, si sono tutti resi disponibili a contribuire al rinnovamento, al cambiamento.

Le primarie del 14 ottobre sono l’inizio di un processo di grande apertura nei confronti della società civile, che continuerà, poi, dal 15 ottobre, ad incidere sui processi decisionali della politica, sui contenuti ed i programmi.
L’importante è volere, pretendere, il cambiamento. Ho aderito e partecipo perché ci credo.
Voglio che ci crediate esattamente come me. Dimostriamolo insieme.

Rosario Boglioli
" Il primo compito del Partito Democratico deve essere quello di restituire credibilità alla politica". Rosy Bindi