martedì 24 giugno 2008

Il popolo cattolico disperso in politca

Roma 21 giugno Assemblea nazionale.

Siamo partiti in quattro dalla provincia di Terni, con la stessa macchina, e come sempre durante il viaggio, i passeggeri ammazzano il tempo parlando del più e del meno, in particolare, di questi tempi, del meno. L'argomento principe è stata l'analisi del voto delle elezioni politiche, anzi più esattamente l'analisi della sconfitta.
Le nostre opinioni e considerazioni bene o male erano concordi, quasi unanimi, fatta eccezione per la questione cattolica. Un costituente sosteneva che il PD non aveva attratto il voto cattolico e tanto meno convinto i cattolici a schierarsi con la linea politica del nostro partito e perciò mi chiedeva quale strategia o quale metodo bisognava attuare, affinché ciò si verificasse.
Mentre mi poneva la domanda mi chiedevo:" perché chiede proprio a me? dentro questa macchina dovremmo essere tutti battezzati!Sono una "cattolica saltuaria", così mi definiscono le statistiche, si va bene, non bestemmio, le mie figlie hanno fatto comunione e cresima, sono sposata in Chiesa, ma sono anche separata, non frequento più nessun tipo di associazione ed ambiente vicino alla Chiesa, l'ho fatto in gioventù, sono stata anche catechista, quanto si divertivano con me quei ragazzini!Ma poi come può essere a conoscenza del mio passato? Ah! ho
capito, sono una ex margherita, l'unica presente!
Ho iniziato a rispondere vagamente, non sapevo che dire, solo la questione "etica" non era sufficiente, recentemente in parlamento si sono spaccati su quest'argomento, inoltre in passato i cattolici hanno votato i referendum sull'aborto e sul divorzio, tergiversavo, ma poi ho incentrato la discussione sul' "vivere cattolico", inteso quale regola, metodo, criterio, di vivere la vita, un modo di essere. Avrei voluto terminare il dialogo con una preghiera, che secondo me esprime e spiega quale vita desidera e sceglie un cattolico, in tutte le sue sfaccettature, anche le più concrete, come si pone nei confronti della società tutta, ma non ho avuto il tempo, eravamo giunti a destinazione. Sicuramente ci sarà una prossima occasione.

Padre Nostro
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo
ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen
L'articolo a seguire di Diamanti, a parer mio, analizza con estrema precisione quanto è avvenuto nel mondo cattolico.

A presto. Silvia

DOPO il voto, le polemiche intorno al rapporto fra Chiesa e politica sembrano meno accese. La netta vittoria del Centrodestra, anzitutto, ha espunto dall'agenda parlamentare i temi etici, che tante polemiche avevano sollevato, soprattutto nel Centrosinistra. Per questo, le materie che hanno ostacolato il breve percorso del governo Prodi (coppie di fatto, fecondazione assistita, eutanasia) probabilmente verranno accantonate. Mentre difficilmente il Centrodestra rivedrà la 194, che regola l'interruzione della gravidanza, come vorrebbero le gerarchie ecclesiastiche. D'altronde, il Pdl ha lasciato solo Giuliano Ferrara a combattere la sua battaglia per la moratoria contro l'aborto. È probabile che, sull'argomento, prevalga la rimozione. Come, in fondo, è avvenuto in campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori candidati premier.

A Berlusconi, d'altronde, non piace aprire grandi e laceranti discussioni fra gli elettori; i suoi, in particolare. Preferisce dialogare con la gerarchia in modo diretto. A tu per tu. Rassicurando il Pontefice sul sostegno alle famiglie e alle scuole cattoliche. Oppure invitando un vescovo a spendersi affinché la Chiesa permetta ai divorziati di "fare la comunione" (quindi anche, ma non solo, a lui: per evitare il sospetto di una indulgenza "ad personam").

Le posizioni della Chiesa, inoltre, in questa fase non favoriscono una specifica parte politica. Sui temi bioetici e sulla famiglia la gerarchia ecclesiastica è in contrasto con il Centrosinistra. Ma avviene il contrario in materia di sicurezza e di immigrazione. Così, la "questione cattolica", in Italia, non sembra più al centro del dibattito politico. Anche la polemica di Famiglia Cristiana sul ruolo dei cattolici nel PD avrebbe avuto un impatto mediatico assai maggiore qualche mese fa, quando i Democratici erano al governo. Mentre ora sono la minoranza della minoranza.

Tuttavia, è lo stesso risultato elettorale ad aver complicato il rapporto tra Chiesa e politica. Dopo la fine della Dc - il partito dei cattolici - la Chiesa ha scelto di agire in proprio sui temi di maggiore interesse. La gerarchia è intervenuta in modo diretto, insieme a gruppi, circoli e comitati del mondo cattolico. Ha investito con maggiore decisione sulla comunicazione e sui media. Dai quotidiani (L'Osservatore Romano, l'Avvenire, Famiglia Cristiana) alle emittenti radiotelevisive. Sostenuta da intellettuali e media "non" cattolici. Anzi: laici; atei (più o meno) devoti. Raccolti intorno al Foglio di Giuliano Ferrara.

Una "Chiesa extraparlamentare", l'ha definita Sandro Magister in un lucido saggio di alcuni anni fa (pubblicato dall'Ancora del Mediterraneo). Capace di promuovere massicce campagne di opinione. Disposta a "scendere in campo" direttamente, come ha fatto in occasione del referendum sulla procreazione assistita. Questo modello è stato ispirato e guidato dal cardinale Camillo Ruini. Che ieri si è congedato dal ruolo di "vicario" di Roma, dopo quasi 18 anni. Esortando i vescovi, nel commiato, a non essere "sudditi". Di certo non lo sono stati negli ultimi 20 anni. Semmai il contrario.

Tuttavia, questa linea oggi appare in discussione. Per funzionare, esige una Chiesa in grado di orientare, almeno in parte, le scelte elettorali dei cattolici. In modo da premiare oppure punire le forze politiche, in base alla coerenza con le posizioni della Chiesa. Capace, ancora, di influire sulle scelte legislative, attraverso parlamentari "fedeli". Come un "gruppo di pressione" (non diremo "lobby", per non generare equivoci) in grado di esercitare una "pressione" efficace. Ciò non è avvenuto, in questa fase.

Giuliano Ferrara (ancora lui) ha denunciato, dopo le recenti elezioni, l'indebolirsi della presenza dei cattolici e degli esponenti vicini alla Chiesa: nell'attuale governo e nei posti-chiave dei principali partiti. Conseguenza implicita della scelta della Chiesa di non scegliere. Di non schierarsi apertamente. E, semmai, di appoggiare l'Udc di Casini e di Pezzotta. Coltivando una tentazione neodemocristiana. Una critica esplicita alla strategia "extraparlamentare" di Ruini.

Le recenti elezioni, d'altra parte, sottolineano come, dopo la Dc, sia finita anche l'era dell'unità politica dei cattolici. In modo, forse, definitivo. Lo mostrano i dati dell'indagine condotta dal Laboratorio di Studi Politici dell'Università di Urbino (LaPolis) nelle settimane successive al voto (campione nazionale di oltre 3300 casi). I cattolici confermano, come nel recente passato, di essere orientati prevalentemente a centrodestra. Il 34% di coloro che frequentano assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per Veltroni (il 30% per il PD); il 48% per Berlusconi (il 41% PdL).

Tuttavia, la differenza rispetto al totale dei votanti non è eccessivo. Fra i cattolici praticanti, infatti, il Pd ottiene 3 punti e mezzo in meno rispetto a quanto avviene fra i votanti nell'insieme. Il contrario del PdL. Tuttavia, conviene rammentare che quanti vanno regolarmente a Messa (secondo l'Osservatorio socio-religioso triveneto, diretto da Gian Antonio Battistella e Alessandro Castegnaro) costituiscono una quota di poco inferiore al 30% della popolazione. Per cui, rispetto al risultato ottenuto dal Pd e dal PdL fra i votanti nel complesso, la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1%
L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza. Anche perché, comunque, il 90% dei cattolici ha votato diversamente. Dati molto simili emergono da altre ricerche (Itanes, nella parte curata da Luigi Ceccarini; dati Ipsos, nelle analizzati da Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni).

Anche per questo riteniamo che i progetti neocentristi volti ad allargare la base elettorale dell'Udc non produrranno effetti significativi. Visto che la presenza radicale nel Pd non pare averne indebolito la capacità di attrarre il voto cattolico. Peraltro, nella base elettorale dei principali partiti (Udc esclusa), i cattolici praticanti costituiscono una porzione significativa, ma minoritaria. E, sui temi sociali ed etici, esprimono posizioni maggiormente vicine alla parte politica di riferimento piuttosto che alla Chiesa.

Semmai, la preferenza per il Centrodestra appare molto più evidente fra i cattolici che esercitano la pratica religiosa in modo saltuario. Una componente, peraltro, ampia degli elettori (circa un quarto del totale), poco sensibile agli insegnamenti ecclesiastici. Animati da grande fiducia nella Chiesa, questi cattolici interpretano e praticano una religione secolarizzata e privatizzata. Più simile al "senso comune" che a una professione di fede esercitata con coerenza.

L'influenza della Chiesa, per essere davvero influente, deve rivolgersi in particolare a questo popolo di "fedeli tiepidi". Peraltro, più tradizionalisti e orientati a destra, sui temi etici ma anche sociali. Tuttavia, la "missione" perseguita da Benedetto XVI non dimostra indulgenza verso il relativismo religioso ed etico. Al contrario, mira a recintare il "campo religioso", tracciando confini chiari fra la verità dei cattolici e quella degli altri. Per questo potrebbe avvenire che la Chiesa abbandoni la via extraparlamentare. Che la gerarchia cattolica concentri la propria pressione (e la propria "missione") sulla politica e i politici. Cattolici e non. Ma, ancor prima, sugli stessi cattolici. Soprattutto, i più "relativi". Per rafforzare il potere di rappresentanza della Chiesa. E, forse prima ancora, per "educarli".Per trasformare la loro fede da relativa in assoluta.
(23 giugno 2008)

di ILVO DIAMANTI

Fonte :La Repubblica

lunedì 23 giugno 2008

Donne PD: così si salvano gli stupratori

Franco (Pd): così si salvano gli stupratori «Noi vogliamo che le donne e le famiglie italiane sappiano che insieme a Belusconi si salvano anche gli stupratori e gli sfruttatori - sottolinea Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari opportunità -. L'emendamento salva-Berlusconi sospende 100 mila processi tra cui buona parte dei processi per stupro e per le altre forme di violenza che colpiscono le donne, tutti reati che prevedono pene inferiori a dieci anni di reclusione. Ma non basta. Dal momento che la legge prevede, infatti, che dopo la sospensione il dibattimento venga riavviato con lo stesso collegio, pena l'azzeramento di tutto, è altamente probabile che molti dei processi per gli stupri commessi prima del 30 giugno 2002 finiscano con un nulla di fatto». «Noi diciamo no a tutto questo ed è molto positivo che le donne del Pd di Roma e del Lazio, insieme alle associazioni femminili, abbiano deciso di organizzare per domani, in occasione della prima approvazione di questo decreto, un sit-in di protesta davanti al Senato». «A questo - continua Franco - si aggiunge la cancellazione dei 20 milioni del piano antiviolenza istituito dal governo Prodi e abrogato dal governo Berlusconi. Noi riteniamo inaccettabile tutto questo - conclude la senatrice del Pd - e continueremo a batterci, dentro e fuori dal Parlamento, perchè la norma sulla sospensione dei processi venga cancellata».

giovedì 19 giugno 2008

ASSEMBLEA NAZIONALE PD


.......................Seguiranno commenti ed impressioni .............. per ora tutto tace............silenzio assoluto.............bocche cucite............

A presto. Silvia




Venerdì 20 e sabato 21 giugno, presso la Nuova Fiera di Roma, si terrà l'Assemblea Nazionale del Partito Democratico.

L'Assemblea si terrà presso i padiglioni 7 e 8, ingresso Nord della Nuova Fiera.

ORARIO DEI LAVORI
I lavori inizieranno venerdì 20 giugno dalle ore 10.00 per proseguire fino alle 19.00. Riprenderanno sabato 21 giugno dalle ore 10.00 alle 14.00.

I desk per l'accredito, situati all'ingresso del padiglione 7 e suddivisi per regione, saranno attivi dalle ore 9.00 di venerdì e di sabato.

In apertura della seduta saranno fissati l’orario e le modalità delle votazioni.

L’Assemblea è convocata con il seguente odg:

- Relazione del Segretario
- Dibattito
- Dimissioni del Presidente
- Provvedimenti
- Elezione della Direzione nazionale e correlate modifiche statutarie
- Elezione del Collegio sindacale
- Varie ed eventuali

domenica 15 giugno 2008

In Europa costruiamo la sintesi delle nostre culture

(15 giugno 2008) - fonte: Intervista alla trasmissione "In mezz'ora" su Rai3 - inserita il 15 giugno 2008 da Stratos58

L’Europa banco di prova della sintesi tra culture diverse del PD, la bocciatura netta dell’operato del nuovo governo su intercettazioni e Alitalia, la contrarietà alla convocazione di un nuovo congresso del PD e alle dimissioni di Romano Prodi da presidente del partito sono state al centro dell’intervista di Rosy Bindi con Lucia Annunziata per In Mezz'Ora ,su Rai Tre.

La collocazione internazionale del PD. "La pluralità che mi sta più a cuore è il rispetto delle culture; dobbiamo essere la sintesi delle nostre culture fondative e non il contrario come qualcuno sta cercando di fare riportandoci nelle rispettive case fondative”. Sulle intercettazioni no a bavagli. Il giro di vite sulle intercettazioni costituisce un "bavaglio per le indagini e non mi sembra questo ciò di cui ha bisogno il Paese". Anche le speciali garanzie previste nel provvedimento nel caso in cui si intercetti un prelato trovano contrarissima l'esponente del Pd perchè "sono un non rispetto della Costituzione. Sono assolutamente contraria a una norma che crei il benché minimo privilegio per qualunque esponente di qualunque religione". L'Annunziata ha ricordato alla Bindi che una simile norma era stata considerata, secondo i resoconti della stampa, anche dall'ex Guardasigilli, Clemente Mastella. "Se questa norma c'era e non me ne era accorta - ha replicata Bindi - chiedo scusa; meno male che non e' stata approvata". La vicepersidente della Camera ha poi ricordato come il governo Prodi aveva gestito la questione Alitalia "con grande trasparenza, mentre ora la vicenda della compagnia aerea è ripiombata in una opacità pericolosa per il futuro del Paese e dell'azienda". No al congresso e alle dimissioni di Prodi. "In momenti difficili certamente si può fare un congresso, ma ricordo soltanto che noi l'abbiamo fatto otto mesi fa e il nostro statuto richiede per farne un altro nuove primarie”. Per la Bindi è necessario che "chi muove critiche, possa farlo all'interno dell'ordinario svolgimento del partito e non necessariamente con strumenti straordinari come appunto il congresso. Sono preoccupata - ha aggiunto - dal fatto che qualcuno auspichi un congresso domani, passando da una acclamazione all'altra senza discutere". Quanto alle dimissioni di Prodi la Bindi dice di rispettare "la sua scelta personale, anche se mi dispiace. Il partito non può archiviare Prodi come uno qualunque, perchè non lo è: il PD esiste perchè 15 anni fa, nel '94-95 è iniziato il percorso dell'Ulivo e non so se ci sarebbe stato il partito senza Prodi e il percorso di questi anni con le sue luci ed ombre. L'assemblea deve respingere queste dimissioni. Respingere le dimissioni di Romano Prodi dalla presidenza del Pd è un fatto politico, non organizzativo e servirebbe a avviare un percorso nuovo per il Pd, a cominciare dall'analisi delle ragioni della sconfitta, dal bilancio sul governo dell'Unione e la sua alleanza con Prc". Riaprire con PRC?Se fanno esame di coscienza. Per la Bindi è possibile aprire a un confronto con Rifondazione Comunista e la sinistra sadicale solo a condizione di un "lungo esame di coscienza" da parte degli intelocutori:"Sarei disponibile a riaprire se loro stessi fossero disponibili a fare un lungo esame di coscienza di quello che è accaduto e sui motivi che li hanno ridotti così, ma vedo che c'è qualcuno - ha aggiunto - che pensa ancora che è ritirando fuori i simboli del Partito Comunista che si risolvono le questioni".

" Il primo compito del Partito Democratico deve essere quello di restituire credibilità alla politica". Rosy Bindi