domenica 23 dicembre 2007

APPUNTI PER EMILY......

INTERVENTO DEL 14 DICEMBRE 2007 “COMPLEANNO DI EMILY”



CHI E’EMILY ?

Chi è Emily ? Emily in Italia è nata il 1° aprile 1998 per iniziativa di donne di centro sinistra impegnate nella politica e nella società. Emily in Italia prende esempio dall'esperienza americana e inglese delle Emily's List. La Emily’s list è un’associazione nata negli Stati Uniti nel 1985 allo scopo di aiutare e sostenere candidature femminili per il Partito Democratico. Le fondatrici sono infatti convinte che alle donne serva uno slancio iniziale per superare gli ostacoli, esterni ma anche interni, che si frappongono tra l’ambizione femminile e la sua realizzazione, impedendo spesso sia la candidatura sia l’elezione delle donne. Di qui il nome “Emily”: un acronimo composto dalle iniziali delle prime parole in inglese, in italiano : “il denaro è come il lievito, fa crescere l’impasto”.
Emily in Italia, nasce, sulla scia delle altre Emily internazionali, vuole fare del sapere accumulato da donne che hanno responsabilità pubbliche un patrimonio a disposizione di altre. Per questo al centro della sua attività c’è la formazione, ossia la costruzione di un circuito nel quale scambiare esperienza, sapere, forza. L’obbiettivo, non cambia: più donne in politica !!
Perché Emily in Italia Umbria ? Alcuni dati (amministrative 2004): 5 donne sindaco su 33 nella prov. di Terni, 8 donne sindaco su 59 nella prov.di Perugia, il 16.28% è la rappresentanza delle elette nei consigli comunali della prov di Terni, il 17, 99 % nella prov. di Perugia. Per non parlare delle Provincie, a Terni il 12.50 % dei consiglieri sono donne, a Perugia appena il 6,67%. Una componente della società è assente o comunque non determinante, nei luoghi decisionali, pari al 50% della popolazione, quella delle donne!!
Lo scopo dell’Associazione Emily in Italia Umbria è perciò, quello di promuovere e sostenere l’affermazione dell’autonomia culturale, professionale e politica delle donne nell’ambito dell’area di centro-sinistra al fine di accrescere la partecipazione e la presenza delle donne nelle istituzioni. L’Associazione promuove la formazione delle donne relativamente alle attività politiche da svolgersi a qualsiasi livello politico o territoriale e può fornire sostegno culturale, a titolo consultivo, alle elette o titolari di incarichi politici. L’Associazione promuove e sostiene la creazione di una rete tra donne che svolgono attività diverse in ambito professionale, culturale e politico, finalizzata allo scambio di esperienze e alla valorizzazione delle singole competenze. Come per l’ Emily nazionale, le socie fondatrici, : Loriana Stella, Vice presidente alla Provincia di Terni, Donatella Belcapo, consigliera comunale del comune di Orvieto, Francesca Tatta libera professionista (commercialista), Liliana Grasso imprenditrice (promotrice culturale ) e la sottoscritta assessore alla Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana, mettono a disposizione il sapere accumulato dalle proprie esperienze, a tutte quelle donne, che hanno la voglia di spendersi per la società civile, per il loro prossimo, per la politica.


EMILY UMBRIA COMPIE 1 ANNO:


OBBIETTIVI RAGGIUNTI NEL 2007

-Corso formazione “una via per la politica”. I temi trattati hanno riguardato: le nozioni di base delle istituzioni pubbliche, la comunicazione, il bilancio di competenze. Vi hanno partecipato 22 donne pagando la quota d’iscrizione. Ringraziamo gli sponsor che in parte hanno finanziato il corso: BCC Banca Trasimeno Orvietano e Coop Centro Italia (ringraziamento ai docenti se sono presenti)

-Istituito il tavolo delle pari opportunità presso il Comune di Orvieto composto dalle assessore, dalle consigliere e dal Sindaco. A tal proposito vogliamo oggi sollecitare l’approfondimento e lo studio di fattibilità, di un centro antiviolenza, basato sul protocollo d’intesa redatto nell’anno 2000 con il Centro delle Pari Opportunità della Regione Umbria,richiesto da tutte le associazioni femminili presenti ad Orvieto : L’Albero di Atonia, La FIDAPA, Il Filo di Eloisa e noi Emily in Italia Umbria.

-Realizzato il sito della nostra associazione www.emilyumbria.org ringrazio a nome di tutte noi Laura Ricci e Fabrizio Caccavello per la realizzazione ed inoltre le nostre Web master Danca Caccavello e Doriana Formica

-Supporto all’inserimento delle donne nei luoghi decisionali: ben 8 donne Emily sono entrate nei luoghi decisionali dei partiti e delle istituzioni, 7 donne candidate per le primarie del PD, in questi giorni, 3 donne Emily concorrono nelle liste dei consigli di Zona del comune di Orvieto Francesca Quagliarotti, Corolina Grimaldi e Angelica Ridolfi. Di queste, 4, donne sono “nuove” alla politica.

-Collaborato alla stesura della regola del 50% di presenza femminile nel nuovo Partito Democratico. Alcune di noi, ( in particolare il ringraziamento va a Loriana Stella,) hanno partecipato nelle sedi nazionali dei loro partiti e nelle associazioni femminili costituitesi appositamente per la nascita del nuovo partito tra queste “Le Democratiche”affinché s’introducesse la regola della “parità di genere”voluta 60 anni fa dalla nostra Costituzione, ma che purtroppo ancora non praticata.

-Contribuito in collaborazione con l’associazione “il Filo di Eloisa”alla raccolta delle firme per la modifica alla legge elettorale “50 &50” proposta dall’associazione UDI

OBBIETTIVI DA RAGGIUNGERE PER IL 2008

-L’attivazione di masters per la formazione politica presso l’Università di Perugia,obbiettivo ambizioso, che a tutt’oggi non è stato ancora possibile realizzare. Abbiamo perso l’occasione di disporre delle risorse impegnate dalla Comunità Europea per l’anno delle pari opportunità, ma siamo convinte che continuando nella nostra opera di sensibilizzazione i soggetti interessati capiranno la nostra esigenza e potranno perciò realizzare il nostro progetto.

-Abbiamo richiesto al Comune di Orvieto un luogo “la casa delle donne”, per dare dimora a tutte le associazioni al femminile presenti sul territorio. Le nostre consigliere ed assessore, Donatella Belcapo, Anna Rita Mortini e Pirkko Peltonen si sono fatte promotrici della nostra richiesta, ma a tutt’oggi l’amministrazione non ha spazi disponibili, chissà forse quest’anno riusciremo ad ottenere una sede per tutte noi!

- Supportare la realizzazione del progetto “centro antiviolenza”redatto dall’associazione “Albero di Atonia” (Finanziaria 2008 E. 20.000.000)

-Promuovere l’inserimento nei luoghi decisionali della politica e del lavoro le nostre associate

-Favorire ed incoraggiare tutte le donne alla “via della politica”

-Organizzare corsi di formazione politica di base e di approfondimento rivolti a tutte le donne che vorranno spendersi per la società civile.


nb: il 16 dicembre è stata eletta ai Consigli di Zona del Comune di Orvieto, un'altra giovane donna, Francesca Quagliarotti.

BUON NATALE !



Possa la pace regnare in ogni famiglia ed in ogni cuore !

mercoledì 12 dicembre 2007

BUON COMPLEANNO EMILY !

BUON COMPLEANNO EMILY !


Emily in Italia Umbria presenta:


I PROGETTI DI EMILY…………


Coordina
Luisa Borgna

Emily per la sanità
Laura Scotini

Emily per le donne
Rosanna Ovidi

Emily Immagina
Valentina Mulas
Quagliarotti Francesca

Dibattito


Venerdì 14 dicembre 2007 Ore 17
Palazzo del Capitano del Popolo –Sala Expo-Orvieto
Info: www.emilyumbria.org –emily.umbria@libero.it

domenica 9 dicembre 2007

DELIBERA SEGRETARI REGIONALI

Roma, 20 novembre 2007

La riunione della Conferenza dei Segretari regionali tenutasi a Roma martedì 20 novembre, ai sensi dell’art. 6 del Dispositivo finale dell’Assemblea Costituente nazionale, ha deliberato quanto segue:

Le assemblee degli elettori del 14 ottobre, ai fini del radicamento territoriale del Partito Democratico, si terranno nei mesi di Dicembre e di Gennaio.

Il livello di radicamento del PD sono i Circoli territoriali. La definizione di “circolo territoriale” è da ritenersi provvisoria in quanto il nome definitivo verrà indicato negli Statuti.

I Circoli che si costituiranno in questa prima campagna di insediamento territoriale avranno come base elettorale quella corrispondente ai confini stabiliti, con criteri oggettivi, dal comitato provinciale. Questo comporterà che ad ogni Circolo afferiranno uno o più seggi elettorali delle primarie del 14 ottobre.

Nell’arco temporale definito al punto 1 saranno chiamati a partecipare alle Assemblee dei Circoli territoriali tutti gli elettori del 14 ottobre ai quali verrà consegnato un attestato di partecipazione, preparato e distribuito dall’esecutivo nazionale del PD.

Tali assemblee eleggeranno i delegati per l’Assemblea provinciale. Nelle realtà in cui si costituirà a livello comunale un solo circolo territoriale, l’Assemblea eleggerà un proprio coordinamento.

Laddove il coordinamento provinciale abbia stabilito, d’intesa con il Coordinamento regionale, l’esistenza di più circoli nella stessa città si potranno eleggere i delegati per il livello comunale

La platea dell’Assemblea provinciale è composta dalla somma dei delegati dei circoli e dal coordinamento provinciale esistente, mentre quella comunale o di zona è composta dai soli delegati. A queste platee compete l’elezione dei segretari dei livelli organizzativi corrispondenti.

Le modalità di voto delle assemblee di circolo saranno decise dai coordinamenti regionali.
I Segretari regionali d’intesa con i Coordinatori provinciali stabiliscono un criterio oggettivo per la definizione delle dimensioni delle platee provinciali.

Quanto stabilito in questa delibera per le organizzazioni provinciali vale anche per le organizzazioni territoriali istituite ed equiparate ai provinciali dalle Assemblee Costituenti regionali.

fonte:www.ulivo.it

RELAZIONE DI ANDREA ORLANDO

4 Dicembre 2007
Riunione dei Coordinatori provinciali e dei Segretari regionali del PD

La nascita del Pd ha mutato il quadro politico italiano.
Assai più di quanto fosse prevedibile.
Sin dal suo avvio il PD è riuscito ad essere ciò che avremmo voluto: una grande forza popolare ed insieme un elemento di stimolo alla riforma della politica.
Lo prova il fatto, spesso richiamato, che per nessun soggetto politico significativo è stato possibile restare immobile ed uguale a se stesso.
Con la celebrazione dei congressi di Ds e Margherita che in primavera deliberarono lo scioglimento dei due partiti, si è posto al Paese e alla politica nel suo insieme il nodo della frammentazione delle forze politiche.
Da subito abbiamo registrato le ripercussioni nel dibattito che si è sviluppato sulla riorganizzazione della cosiddetta sinistra radicale. A destra si è cercato di eludere il tema in parte con l’evocazione ricorrente e propagandistica del partito unico subordinato all’esito della strategia della spallata.
Il successo delle primarie ha posto con ancor più forza lo stesso tema ed evidenziato la domanda di partecipazione alle scelte della politica ponendo implicitamente la questione della legittimazione delle forze politiche.
Non credo sia un caso il proliferare gazebo successivo, il richiamo al termine primarie ricorrente nell’iniziativa delle forze politiche, l’appello alla partecipazione ed ai cittadini oramai ossessivo.
L’impatto dei tre milioni e mezzo del 14 Ottobre ha dimostrato in modo esplicito ciò che tutti sapevano, ovvero che il sistema politico italiano è logoro, incapace di rispondere in modo fisiologico ad una domanda crescente di partecipazione che è l’altra faccia di una ancor più crescente diffidenza alla delega duratura.
Da qui la rincorsa, almeno propagandistica, all’apertura alla società di tutte o quasi le forze politiche ma da qui anche l’ennesimo segnale dell’urgenza della riforma del sistema politico.
L’exploit di Berlusconi di queste settimane unisce all’ uso strumentale dell’appello al popolo contro i propri alleati il tentativo di mettere in secondo piano l’improvvisa vecchiaia di Forza Italia come soggetto cardine del bipolarismo.
Penso che la visione corretta si sia concretizzata in modo convincente in azione politica in questi mesi iniziando di fatto a definire i tratti politico programmatici del Pd.
Il discorso di Torino, di candidatura del segretario, ha definito la piattaforma convincente ed espansiva per una forza riformista che sappia fare i conti con la crisi delle ricette tradizionali di welfare e del modello economico europeo ad esse intrecciato.
Il modo diretto e non elusivo, ed i tempi con cui alcune emergenze, come la sicurezza sono state affrontate credo siano indice di una capacità di utilizzare adeguatamente il posizionamento politico per dare risposte tempestive e non ideologiche alle domande di ampi settori sociali, di quelli popolari in particolar modo.
E penso sia stato giusto aver dato al dialogo sulle riforme, che nel frattempo si è aperto un riferimento certo costituito da una piattaforma che affrontasse realisticamente il nodo della legge elettorale, quello del funzionamento delle assemblee e quello più complessivo dell’assetto istituzionale.
Ci sono ancora grandi temi sui quali posizionarsi con urgenza , a partire da quelli economico-sociali, sui quali dirò dopo. In attesa di una piattaforma compiuta, tuttavia, già da oggi possiamo dire che si è definito un convincente profilo politico programmatico del Partito, un’anima, un’idea chiara e distinta del ruolo che intende svolgere nel futuro del Paese.
E’in linea con essa e corrisponde al contempo ad un interesse più generale la proposta di legge elettorale dalla quale siamo partiti nel confronto con tutte le forze politiche.
Nasce a ben vedere dallo stesso presupposto che ha generato il Pd.
Per realizzare un bipolarismo maturo ed una moderna democrazia dell’alternanza non è sufficiente un sistema di regole che costringa all’adesione a l’uno o all’altro schieramento.
Il maggioritario non ha realizzato una reale coesione delle coalizioni e lungi dal provocare un bipartitismo non ha consentito neppure il raggiungimento di uno stabile e funzionale bipolarismo.
Occorre guardare assieme alle regole agli attori politici, al loro effettivo rapporto con la società.
Da tempo il gruppo dell’Ulivo ha proposto un modello che si ispira al doppio turno vigente in Francia. Da tempo è sul tappeto la proposta di tornare alla legge Mattarella. Tuttavia entrambe le proposte sono rimaste al palo. E nel frattempo le coalizioni sono, in assenza di processi unitari il frutto di meccanismi artificiosi che spingono ad alleanze contro. Esse sono per questo il luogo della conflittualità permanente nelle quali ricorre il diritto di veto delle singole sigle.
L’impianto della proposta cosiddetta Vassallo muove da un ritorno al proporzionale con sbarramento in grado di assicurare la rappresentanza ed al contempo evitare la frammentazione. Il meccanismo è temperato da una sproporzionalità finalizzata a premiare le forze politiche maggiori, gli attori centrali delle coalizioni.
La combinazione di queste regole incentiva lo sviluppo di processi unitari tra soggetti della stessa area politica, senza produrre l’esigenza di promuovere cartelli elettorali effimeri ed innaturali.
La proposta indica inoltre il ripristino di collegi elettorali con dimensioni che consentano un effettivo rapporto tra elettori ed eletti.
Si tratta di una proposta che spinge verso coalizioni omogenee per obbiettivi programmatici e non per necessità.
Coalizioni nelle quali con chi si sta si decide sulla base di chi si è e non chi si è si decide in funzione di con chi si sta.
E’ un modello appunto che corrisponde ad un idea della democrazia nella quale la natura programmatica dei partiti e delle coalizioni esalta la loro capacità di costruire un rapporto intenso con i cittadini che va al di là della semplice dimensione istituzionale.
La proposta, come dicevo, è sottoposta al confronto con tutte le forze politiche ed assegnata all’iter parlamentare.
Il tempo è poco poiché si avvicina la scadenza del referendum.
Un passaggio che pur introducendo condivisibili modifiche all’attuale legge elettorale finirebbe per costituire coalizioni ancor più ingabbiate da vincoli esterni.
Per noi costituirebbe una criticità. Un partito a vocazione maggioritaria con una precisa missione riformista stenterebbe ad affermare il proprio ruolo e a far emergere in modo nitido proprio profilo all’interno di coalizioni cartello, formate da forze politiche divise su tutto ma unite soltanto dall’esigenza di sopravvivere.
Chi intende difendere il bipolarismo non può nascondersi le disfunzioni che nascono dal aver concepito in vitro schemi politologici senza tener conto dei reali processi politici.
Un nuovo bipolarismo si può affermare se si superano i limiti di quello attuale e si tiene conto della complessità delle posizioni in campo.
Peraltro tutta l’Unione dichiarò solennemente che nessuna legge elettorale può essere il frutto dell’imposizione del maggioranza sull’opposizione.
La dichiarata volontà di molte forze politiche di affrontare questo tema costituisce un fatto di per se positivo anche per il clima che genera dopo una fase di contrapposizione frontale.
Un clima di cui si può giovare anche l’azione del governo.
Il populismo è cresciuto in questi anni approfittando della fragilità delle istituzioni e dei soggetti politici.
Il modo più efficace per fermarlo e batterlo è chiudere la transizione e con essa tutte le anomalie che ne sono in qualche modo manifestazione.
La nostra proposta per questo tiene insieme i tre obbiettivi che ricordavo: legge elettorale, riforme istituzionali,revisione dei regolamenti parlamentari.
Tre pilastri senza ognuno dei quali non si regge un nuovo e funzionante edificio istituzionale.
Abbiamo detto con chiarezza che nessun serio processo riformatore finalizzato a dare stabilità al sistema, può partire avendo la caduta di un governo come presupposto.
Tanto più se il governo affronta dopo una fase difficile di risanamento una stagione nella quale si concretizzano importanti riforme a partire da quella del welfare e l’approvazione di una legge finanziaria può innescare significativi processi di sviluppo e di equità.
I molti preconizzavano che la nascita del Pd avrebbe determinato un indebolimento dell’esecutivo.
Si è realizzato esattamente il contrario.
Un riferimento unitario e solido per l’area riformista della coalizione, le contraddizioni che la nascita del Pd ha generato nel campo avverso e appunto la nostra iniziativa sul terreno istituzionale consentono oggi di guardare con maggior fiducia al futuro del governo. Non ci nascondiamo le difficoltà che derivano dai numeri del Senato ne quelle che nascono dagli strascichi dell’approvazione della riforma del welfare come segnala l’intervista di Bertinotti e tuttavia non possiamo che constatare guardando a queste settimane che l’esplicitazione di un leggibile profilo riformista sostenuto da un robusto soggetto politico non può che aiutare il Governo.
Se si esce dall’estenuante giustapposizione tra modernizzazione ed equità e si propone il profondo intreccio tra i due termini si può ricostruire una sintonia con il Paese.
L’approvazione del protocollo sul welfare da parte di milioni di lavoratori prima e la ripresa di popolarità dell’esecutivo credo ne siano un ulteriori testimonianze.
Siamo percepiti come un partito propositivo e dialogante, insieme il frutto e la leva per l’innovazione politica. Con le parole della politologia potremmo dire che abbiamo definito il profilo che prefigura il soggetto a vocazione maggioritaria del bipolarismo maturo. Con quelle più semplici della quotidianità una forza serena capace di far guardare con serenità al futuro un Paese sempre più diviso ed inquieto.
Dopo molti anni passati ad inseguire Berlusconi su questo terreno, quello dell’innovazione politica, è oggi Berlusconi ad inseguire noi e non in forza dell’estemporaneità di una mossa indovinata ma in conseguenza di un progetto strategico.
Dobbiamo mantenere questo vantaggio e questi tratti nella costruzione del Partito che vogliamo saldamente radicato in tutto il Paese.
Una forza politica in grado di stare nella società e di fare entrare la società e le sue domande in sé senza eccessive mediazioni. In questo senso pensiamo sia fondamentale lo strumento dei Forum tematici, sedi di confronto aperte anche a chi non aderisce al partito e addirittura a chi non lo voterà e però ritiene utile proporre le proprie idee in un dibattito funzionale ad istruire decisioni ed elaborazioni programmatiche.
I forum non devono essere articolazioni del partito ed esprimere quindi la posizione del partito sul singolo tema. Devono essere sedi autonome, presenti sulla rete, capaci di promuovere discussioni, momenti formativi e persino campagne distinte da quelle del partito.
Stiamo lavorando per promuovere alcuni forum nazionali su temi individuati dall’esecutivo.
La formula ideata prevede che a capo di essi siano indicate personalità anche esterne del settore di riferimento, supportate da giovani operatori e studiosi dello stesso e dal responsabile del partito che assicura la connessione tra dibattito e luoghi della decisione politica.
I forum locali possono collegarsi a quelli nazionali o affrontare temi specifici della realtà in cui nascono.
Penso sia fondamentale che ne nascano molti e presto.
Non solo perché costituiscono uno strumento inedito per rispondere a molte aspettative suscitate dalla nascita del Pd ma anche perché la loro creazione può rappresentare oggi il segno tangibile di un partito che cessa finalmente di comporre esclusivamente organigrammi per guardarsi intorno, per indagare la società che lo circonda.
Un partito dei cittadini ha detto Veltroni a Milano. Costretto in ragione di un sistema di regole a rendere conto ai cittadini del proprio operato e che anzi rimette a loro una serie di decisioni. Interpretando lo spirito dell’articolo 49 della Costituzione possiamo così evitare il rischio fatale dell’autoreferenzialità. Dobbiamo individuare regole ed istituti che garantiscano e rendano effettivi i diritti degli elettori mediante la costituzione di un Albo.
Un partito radicato, con i piedi a terra come scriveva ieri Bettini su l’Unità. Un partito cioè presente in tutto il Paese che costituisca una rete di vie d’accesso al confronto e alla vita politica per i cittadini che intendono dedicare una parte della loro vita all’impegno aderendo al partito.
Una strutturazione che dia continuità all’azione politica ed eviti che il confronto si riduca a periodici momenti competizione tra corpi separati o singole personalità.
Una presenza anch’essa finalizzata ad aderire alle articolazioni della società italiana e che offra ad essa un riferimento nella dimensione territoriale, nei luoghi di studio e di lavoro.
Dobbiamo costruire un’ organizzazione al servizio della capacità di proposta e di iniziativa e non di se stessa come spesso è avvenuto nella storia delle forze politiche che abbiamo conosciuto.
La terza dimensione nella quale deve vivere il Pd è delle rappresentanze istituzionali.
La scelta di ricorrere alle primarie per tutte le cariche monocratiche e a forme partecipate di decisione per la formazione delle liste porrà problemi inediti nel rapporto eletti partito e nella definizione dei reciproci campi di autonomia.
Alcuni paletti tuttavia vanno io credo piantati sin da ora proprio mentre si costituiscono i gruppi consiliari.
Da subito va infatti chiarito l’obbligo degli eletti a tutti i livelli alla contribuzione per il finanziamento del partito cosi come l’affermazione del principio di maggioranza come regola per la definizione delle posizione dei gruppi Pd.
Penso sia anche urgente in vista delle prossime tornate amministrative la definizione di un codice deontologico per i nostri eletti ed una regolamentazione del tema delle incompatiblità e della reiterazione dei mandati.
Lo statuto definirà nel dettaglio l’architettura di quest’organizzazione.
I capisaldi dello statuto però, ad essere onesti, li abbiamo definiti con i fatti.
Il 14 ottobre abbiamo dato vita ad un partito fortemente connotato dalla partecipazione diretta dei cittadini.
Credo sia difficile pensare che a statuto approvato verrà meno il loro coinvolgimento nella scelta di una parte significativa dei gruppi dirigenti e delle candidature istituzionali del partito.
Con la decisione assunta dal segretario nazionale e da quelli regionali di dare corso alla costituzione dei circoli si è delineato un modello di partito radicato grazie all’apporto di aderenti.
Lo statuto oggi deve definire un equilibrio tra partito dei cittadini elettori e partito degli aderenti che si colloca tra queste due negazioni: non possono essere solo gli aderenti ad assumere le decisioni, gli aderenti non possono avere gli stessi diritti dei semplici elettori.
E’ la definizione di questo quid pluris da definire, un quid pluris che deve essere commisurato al riconoscimento che si da al volontariato politico. Questa definizione è l’esercizio più difficile ed insieme più innovativo che siamo chiamati a compiere nell’ideazione del partito nuovo.
Ed è questione assolutamente preliminare allo scontato passaggio dalla fase transitoria a quella a regime.
Infatti se è del tutto certo che un congresso ci sarà non è affatto scontato il modo in cui questo congresso si terrà.
Soltanto rispondendo a questa domanda infatti sarà possibile definire un passaggio decisionale che definisca la piattaforma e l’assetto definitivo dei gruppi dirigenti.
Un’ulteriore conseguenza di queste variabili è il progressivo adeguamento dell’assetto del partito al modello definitivo da realizzarsi nello sviluppo della fase transitoria.
Dal 14 Ottobre sono passate 6 settimane e molto lavoro è stato fatto.
Si è dato un assetto dei gruppi dirigenti centrali funzionale alla fase costituente, si sono insediate ed hanno iniziato a lavorare le commissioni che proporranno all’assemblea costituente la base per concludere il percorso, il partito ha una sede ed un simbolo.
Sul territorio si sono insediate le platee regionali e poi quelle provinciali per l’elezione dei coordinatori provvisori.
Si è trattato di passaggi non scontati nei quali sono in alcuni casi riemerse le contrapposizioni che avevano portato alla elezione dei segretari regionali.
In altri si è corso il rischio di percorrere vie eccessivamente consuete nella definizione degli assetti.
Mi pare che entrambi i fenomeni siano stati contenuti.
Ci sono molti giovani a dirigere le strutture territoriali, l’età media dei coordinatori è 44 anni. Molti di loro,circa la metà, non svolgevano la stessa funzione nelle forze politiche d’origine. 22 donne guidano i coordinamenti provinciali, una cifra ancora insufficiente ma significativa se la confrontiamo con le 5 donne dei Ds e le 6 della Margherita che guidavano le omologhe strutture territoriali.
La formazione degli esecutivi così come l’elezione delle presidenze delle assemblee territoriali e la costituzione dei gruppi nelle assemblee elettive sono un ulteriore occasione per promuovere l’apertura, coinvolgendo personalità esterne in ruoli di direzione politica ed assicurando una adeguata presenza femminile.
Non si tratta di discriminare chi è stato dirigente dei partiti promotori.
Ritengo che questo,anzi, sia per la generosità e la determinazione con la quale queste forze hanno promosso la nascita del Pd un titolo di merito.
Credo ne sia prova il consenso registrato alle primarie da molti di loro (di noi) anche al di fuori della cerchia dei militanti.
Tuttavia c’è una questione della quale dobbiamo farci carico insieme. Alle primarie hanno partecipato 3,5 milioni di persone. Quattro volte la somma degli iscritti dei due partiti che per altro come è ovvio non hanno partecipato nella totalità al voto del 14 Ottobre.
E’ evidente che l’assetto dei gruppi dirigenti deve riflettere in qualche modo il mutamento della base elettorale da rappresentare.
Il problema investe tutti, non c’è ne ci può essere una regoletta per risolverlo ma dalla sua soluzione dipende la capacità del Pd di interpretare un pluralismo più articolato e ricco di quello dato dalla somma delle forze presenti in Ds e Margherita.
Un pluralismo che a regime troverà un suo compiuto statuto ma che oggi non può in alcun modo risolversi nella strutturazione in componenti delle liste che hanno concorso per l’elezione delle costituenti.
Una dinamica diffusa ma inadeguata a sviluppare una dialettica tra opzioni e sensibilità culturali diverse.
Sono state troppo contingenti i presupposti alla nascita delle liste per poter costituire il cardine di pluralismo interno.
Il problema di questa fase è semmai mescolare ulteriormente le esperienze per approdare ad una dialettica fondata sulle distinzioni riguardo alle opzioni per il futuro piuttosto che a quelle basate sulle appartenenze del passato.
Credo che nella formazione dei gruppi dirigenti territoriali si debbano,per questo evitare, incentivi al cristallizzarsi di appartenenze.
Dai prossimi giorni e per tutto il mese di Gennaio, sulla base del deliberato dei segretari regionali lavoreremo insieme per costruire il partito in tutto il territorio nazionale.
In particolare a voi compete da subito definire il perimetro nel quale insediare i circoli.
Non è un adempimento burocratico. Si tratta di ripensare la presenza del partito non di proseguire le esperienze organizzative precedenti.
Per questo penso sia giusto accompagnare queste decisioni ad una riflessione sull’evoluzione dei territori, sul mutamento delle gerarchie tra le diverse aree di una provincia.
Si tratta di scelte perfettibili ed integrabili nel senso che nel perimetro di un circolo possono in seguito nascere altri circoli per assicurare una ulteriore capillarizzazione della nostra presenza organizzata.
In questa prima fase è necessario puntare ad un copertura di tutto il territorio.
L’asticella non è sui numeri del 14 Ottobre esperienza non facilmente replicabile ma sulla presenza territoriale di Ds e Margherita.
L’obbiettivo in questa prima fase della costituzione di almeno 8000 si pone al di sopra delle 6800 sezioni dei Ds (è evidente che in questo caso la somma del numero dei circoli non avrebbe senso) ed implica la presenza del Pd in ogni comune italiano.
Questi due mesi di radicamento devono costituire un grande fatto pubblico per le realtà interessate e nell’insieme una grande festa della politica e della democrazia.
Il processo di costituzione dei circoli inizia con la consegna degli attestati. Il modello vi è stato inviato in queste ore. E’ fondamentale che gli attestati siano ritirati personalmente. L’adesione che è prefigurata da questa consegna deve diventare nel nuovo partito consapevole ed effettiva impedendo preventivamente dinamiche legate al controllo di pacchetti di adesioni.
Allo stesso modo è fondamentale che l’adesione,almeno in questa fase sia legata al luogo del voto e quindi alla residenza.
Si devono evitare forme di adesione basate su legami a singoli esponenti o a gruppi.
Ci si iscrive al partito per garantire ad esso un supporto e per partecipare al complesso della sua vita interna.
La presenza in un determinato territorio di un circolo organizzato su basi paracorrentizie non assicura alcun radicamento del partito.
La consegna degli attestati, dicevo deve costituire un fatto pubblico deve rendere l’idea di un processo aperto non riservato agli addetti ai lavori.
Per questo stiamo redigendo una lista di personalità del modo della cultura,dell’arte,delle professioni,dell’economia disponibili a partecipare alla consegna e alla costituzione dei circoli.
Il dipartimento organizzazione curerà la dislocazione di queste disponibilità sulla base delle richieste che perverranno da voi.
L’attestato può costituire l’occasione per una prima richiesta di sostegno finanziario al partito che in parte vi chiediamo di devolvere al nazionale.
In seguito alla consegna,come sapete si procederà alla convocazione delle assemblee dei fondatori per la costituzione dei circoli.
Si è discusso sul fatto se fosse opportuno o meno limitare il diritto di voto in tali assemblee soltanto agli elettori del 14 Ottobre come alla fine si è fatto con la deliberazione dei segretari regionali.
Io difendo questa opzione perché ritengo che concettualmente la costituzione del circolo sia la prosecuzione del voto per la costituente e perché penso non sia salutare far succedere elezioni in un lasso relativamente breve di tempo mutando la base elettorale.
Questo non esclude la possibilità che chi non ha votato il 14 Ottobre possa aderire in qualche modo al progetto, essere censito, partecipare in qualche modo al suo sviluppo.
Le assemblee eleggono i delegati alle platee comunali ed integrano quelle provinciali.
Dove il circolo coincide con il comune si elegge un coordinamento.
I segretari non sono pertanto mai eletti direttamente.
La ragione di questa scelta è chiara:se si vuole assicurare rapidamente un siapur provvisoria presenza territoriale non c’è tempo per altre campagne elettorali interne.
Inoltre credo non sia auspicabile in termini di immagine un ulteriore fase competitiva con tutti le inevitabili conseguenze che essa comporterebbe.
Un’armonizzazione dei tempi e dei modi di elezione dei gruppi dirigenti potrà consentire di riconsiderare questa scelta che tuttavia in questo momento a me pare quella preferibile.
Ai regionali compete la scelta dei meccanismi di elezione dei delegati dei circoli.
Tuttavia credo che alcune considerazioni in proposito non siano inutili.
Eviterei forme di eccessiva politicizzazione della competizione e in ogni caso l’organizzazione di filiere che assumano dimensioni e caratteri che prescindono dalla dialettica interna al circolo.
I circoli possono essere un’occasione importante di rimescolamento delle identità e dei percorsi. Non va sprecata subordinando l’assetto di essi a logiche preesistenti.
Pertanto credo che i meccanismi elettivi debbano essere semplici e pur garantendo la pluralità della rappresentanza debbano essere incentrati sulla competizione tra singoli. Nella dimensione del circolo non esistono, infatti, le controindicazioni che portarono a scartare questo meccanismo per le primarie.
Ovviamente le regole scelte dovranno assicurare la pariteticità nella rappresentanza dei due sessi.
Le platee e i coordinamenti eleggeranno di seguito i segretari.
Al termine di questa fase costitutiva credo dovremo riflettere a partire da questa sede su come organizzare una nostra presenza sui luoghi di lavoro e di studio.
A marzo si terranno le primarie che costituiranno l’organizzazione giovanile del Pd si partirà per questo nelle prossime settimane con una campagna finalizzata a questo obbiettivo che vi chiedo di sostenere in modo convinto.
La novità del Pd può raggiungere l’insieme della società italiana se è in grado di affrontare i problemi concreti. Nella prossima settimana promuoveremo iniziative che affrontino il tema della sicurezza e quello delle condizioni materiali delle famiglie, affrontando il tema dei redditi del salario, dei precari e della crisi percepita.
Abbiamo bisogno di mettere rapidamente radici non solo per corrispondere ad un idea di partito.
Ne abbiamo bisogno perché sarebbe illusorio pensare che un processo di questa portata non generi contraccolpi più o meno immediati.
Se la politica riprende vigore tutti i soggetti che l’hanno surrogata reagiscono.
Radici salde sono la condizione per difendere l’autonomia della politica dagli interessi particolari.
Cosi si costruiscono gli strumenti per essere democratici sino in fondo.
A proposito di questo concludo rovesciando un antica abitudine.
Un tempo si partiva nelle relazioni dal quadro internazionale.
Concluderò riferendomi ad esso.
Ci è stato detto che il termine democratico costituiva un riferimento incolore. Un sostantivo nel quale avrebbero potuto riconoscersi progressivamente tutti a fronte di un’espansione quasi inerziale della democrazia.
Purtroppo non è cosi e il mondo ce lo sta mostrando in queste settimane.
Non solo ricordandoci che esistono dittature brutali come quella birmana ma anche ammonendoci con la possibilità che paesi democratici subiscano involuzioni pericolose che riaprano le porte a prospettive autoritarie.
Sta avvenendo nella Russia di Putin e ha rischiato di avvenire nel Venezuela di Chavez. Da militanti per la democrazia è bene ricordarlo e denunciarlo.

fonte:www.ulivo.it

martedì 4 dicembre 2007

La pasionaria dei democratici

«Ha un bel dire Franceschini sellini che nel Partito democratico la democrazia c'è davvero... Io la bozza di riforma elettorale per ora l'ho vista solo sui giornali, mentre Gianni Letta ce l'ha, il Veltronellum gli è stato consegnato personalmente dal coordinatore del partito Goffredo Bottini, alla sua festa di compleanno. Per carità, Bettini è più amico di Gianni Letta che mio e può invitare alle feste chi gli pare, ma andando avanti così Veltroni riuscirà pure ad avere il via libera di Berlusconi, ma magari io poi quella riforma non gliela voto...».

Giornata di riposo a spasso per le amate Dolomiti. Ossigenazione profonda e rigenerazione. Dunque, una Rosy Bindi più grintosa del solito, se possibile.


Ministro Bindi, dica la verità: il punto è che il Veltronellum proprio non le piace. E ancora meno la gestione del Partito democratico. «Infatti. Non è pensabile che la fase costituente del partito, quella che deve essere di maggiore coinvolgimento e pluralità, sia affidata alle decisioni di Veltroni e dei segretari regionali, e con regole improvvisate che cambiano a ogni riunione. Serve un ufficio politico ristretto, nel quale si condividano le decisioni politiche».

Bindi, ma così le replicheranno che lei vuole un politburo che affianchi Veltroni. Proprio lei chiede spazio per i Rutelli, i Fioroni, i D'Alema, i Passino?
«Noto che il coordinamento nazionale non si è mai riunito, e che l'esecutivo non è un luogo decisionale, ma un organismo operativo del segretario. L'ufficio politico serve. E poi, scusi, quelle di cui lei parla sono figure istituzionali, vicepremier, capigruppo in Parlamento, segretari di partito, il gestore della fase costituente che è Bettini. E poi ci sono gli altri candidati alle primarie, certo».

E la proposta di riforma elettorale avanzata da Veltroni?«Non è possibile che la si debba apprendere dai giornali. Io rappresento almeno le 500 mila persone che mi hanno votato, avrò diritto a conoscerla prima che la conosca l'opposizione, o no? La gestione personale del Pd rischia di far tornare proprio il partito delle tessere. Lo farà tornare, il partito delle tessere si riorganizzerà, e annullerà il percorso innovativo iniziato con le primarie. E una mano in questa direzione la darà proprio anche il tipo di riforma elettorale che si propone».

Addirittura?«E' una legge elettorale che ci riporta all'antico, perché i cittadini non scelgono le alleanze e i governi, ma lasciano il segretario del maggior partito, cioè il Pd, libero di decidere poi con chi allearsi per governare. Questo è un ritorno alla Prima Repubblica, alla vecchia Dc col proporzionale, ai governi con crisi extra-parlamentari. E, mi creda, di quella stagione non c'è nulla da rimpiangere. Dobbiamo avere la forza di scegliere una legge elettorale che restituisca al Paese un bipolarismo maturo».

Questo è proprio il fine che Veltroni dice di perseguire. Non la convince? «No, perché la legge che ha proposto non persegue il bipolarismo, persegue una politica delle mani libere, nella quale a decidere non sono gli elettori. E le elezioni potrebbe vincerle Berlusconi, ricordiamocelo: il lancio della proposta di legge elettorale da parte di Veltroni ha coinciso con la fine della Casa delle Libertà, tanto che oggi apprendiamo dallo stesso Berlusconi che per cinque anni gli italiani sono stati governati da un ectoplasma... E' come se Veltroni e Berlusconi dicessero: facciamo la competizione tra noi, e poi chi di noi vince decide che fare, con chi allearsi, con chi fare il governo. No, per il bipolarismo occorre una cosa sola: il maggioritario. Anche perché il Veltronellum non ferma il referendum. Che si vuol fare? Se il referendum si tiene, il governo cade, questo è chiaro. Si vuol far cadere il governo?».

Possiamo dedurre che lei non apprezza nemmeno la Cosa Bianca di Pezzotta-Ta-bacci?«Che non piace nemmeno a D'Alema... Apprendo con piacere che non l'apprezza nemmeno Franceschini. Ma a Dario vorrei dire che se non gli va un Pd che è una evoluzione della socialdemocrazia, allora i cattolici devono fecondare il Pd, e questo può avvenire solo se si fa un partito plurale. Io voglio sapere: se nasce una Cosa Bianca e una Cosa Rossa, il Partito democratico con chi si allea?».

Lei con chi si alleerebbe?«Io vorrei un Pd davvero di centrosinistra, che renda inconsistente la Cosa Bianca, e che lavori per una Cosa Rossa davvero democratica, con la quale allearsi. Ma soprattutto un Pd con la capacità di interpretare anche il riformismo cattolico, altrimenti saremmo una riedizione in salsa socialdemocratica dei diesse, con qualche satellite annesso».

Lei ha consigliato a Prodi la fiducia sul Welfare. Perché?«Perché non si può lasciare un protocollo frutto di un accordo tra le parti sociali nel tira e molla tra Dini e Rifondazione. Ciò detto, quell'accordo non è l'omega: quello che manca davvero all'accordo di luglio è tutta la politica per le donne e la politica per la famiglia. Congedi parentali, asili nido, incentivi all'occupazione femminile, il part-time... Tutto ciò che serve a un Welfare moderno».

Da la Stampa di Antonella Rampino

lunedì 26 novembre 2007

A.A.A.A. CERCASI COORDINATORE PROVINCIALE DEL PD

Ricordate il famoso dispositivo approvato dall’assemblea nazionale dei costituenti del PD ? Quello letto frettolosamente da Veltroni?
Bene, ieri, all’hotel Valentino a Terni, ha preso corpo, si è insediato il coordinamento provinciale del partito nuovo, del PD. Erano presenti i costituenti regionali e nazionali, i parlamentari della provincia, i consiglieri regionali, il Sindaco del comune capoluogo, i capi gruppo della Provincia e del Comune capoluogo, tutti del Pd ovviamente, pronti ad eleggere il coordinatore provinciale.
Il dibattito negli ultimi giorni, filtrato attraverso la stampa, presagiva ad uno scontro tra i due contendenti: Finocchio,giovane ex segretario dei DS del Comune di Terni; Montagnoli, giovane capo gruppo del PD alla Provincia, è di Narni, naturalmente entrambi auto candidatesi con il metodo dell’auto referenza, altrimenti non poteva essere, il dispositivo non lo permetteva.
Personalmente sostenevo Montagnoli, lo conosco, un ragazzo molto preparato, un giovane che crede in un partito democratico davvero, alcuni giorni prima gli ho chiesto un documento dove dichiarava i suoi intenti, non volevo votare anche questa volta alla cieca! Si è subito reso disponibile e lo ha partecipato ben volentieri. Riporto alcuni passaggi che contraddistinguono Roberto dal “vecchio”:
“Il Partito Democratico è una grande sfida. Coinvolge tutti noi che generosamente abbiamo contribuito alla sua nascita ma che dovrà coinvolgere soprattutto le cittadine e i cittadini. La straordinaria affluenza alle primarie è stata una apertura di credito che non va disattesa. Se tenacemente praticheremo fino in fondo quello che abbiamo promesso sono sicuro che questa sfida la vinceremo………….
…… Il successo del Partito Democratico si misurerà sulla sua capacità di selezionare classi dirigenti in grado di interpretare quello che avremo nelle sezioni quanto –e soprattutto- quello che c’è fuori di esse. Per farlo abbiamo bisogno di modalità nuove attraverso le quali il Partito sia realmente permeabile e flessibile.
Il nodo sarà allora quello di garantire la condivisione delle informazioni e la loro accessibilità, sia nella costruzione che nell’assunzione delle decisioni. Bisognerà insistere, come abbiamo fatto negli ultimi mesi su una modalità di lavoro di squadra e per progetti, con obiettivi definiti e il necessario momento della verifica………..
……………….. Dovremo interrogarci nei prossimi mesi su quale ruolo intendiamo svolgere come soggetto politico per determinare e incidere nei processi. Serve autonomia vera dalle istituzioni. Abbiamo un vitale bisogno di interpretare e animare visioni di avanguardia anche rispetto agli equilibri raggiunti a livello amministrativo. Dico questo perché l Partito Democratico nasce non per garantire il presente quanto come soggetto depositario di visioni e progettualità di medio-lungo periodo.
………….. Chi mi conosce sa, per la mia storia politica e umana, che sarò sempre al servizio di un interesse comune. Dobbiamo costruire una storia nuova, una storia avvincente coerente a quanto abbiamo promesso alle tante e ai tanti militanti che hanno consentito la nascita del Partito Democratico.
Il Partito Democratico è il futuro. È anche una occasione per dimostrare che siamo in grado di impegnarci fino in fondo soprattutto a favore di una visione, libera da condizionamenti e metodi superati. La pratica del confronto trasparente e appassionato è il primo segno di discontinuità. Se accetteremo sempre di sottoporre a verifica obiettivi e prospettive avremo messo un tassello fondamentale alla credibilità di questo nostro Partito…...
Inoltre a convincermi della bontà della mia scelta,è stata anche la sua provenienza, Narni, la provincia. Il nostro territorio, negli ultimi anni, ha subito pesantemente la politica del capoluogo di Provincia, un esempio per tutti : la discarica. Sbilanciare l’asse politico sulla provincia avrebbe sicuramente ridimensionato il potere della città di Terni.
Sono le 16,15, tutti seduti s’inizia. Raffaelli il sindaco di Terni presiede il coordinamento, (bha! Chi l’ha deciso?) è presente anche la segretaria regionale Bruscolotti, il garante (non ricordo come si chiama) e Prosp (Prosperini), presidente dell’assemblea regionale. Ci viene subito comunicato che è stato modificato leggermente l’ordine del giorno, è stato inserito il dibattito (eureka!Viva la democrazia!).
La Bruscolotti apre con un discorso introduttivo, su degli argomenti generali, dai contenuti sobri, il partito che dovrà essere, quello che sarà, poi si apre subito il dibattito. Come inizia il dibattito ?! Su che cosa ? Ma non dovevamo condividere ed esprimerci sulla/e candidatura/e a coordinatore provinciale?
L’assemblea inizia a fremere, i primi lamenti, poi le interruzioni, si chiede chiarezza, trasparenza, gli interventi s’interrompono, nessuno a voglia di parlare del nulla, tutti aspettano di ascoltare i candidati e poi, eventualmente, intervenire.
Raffaelli si decide, da un termine alla presentazione delle candidature,ore 17,05.
Ma come mai si prende tempo! Sono le ore 17,10 e Finocchio continua il suo intervento senza essere interrotto, ha sforato di gran lunga i tempi.
Finalmente la presentazione delle candidature: Montagnoli Roberto e Di Girolamo Leopoldo.
E Finocchio che fine ha fatto ? Si è ritirato?E' stato sostituito ?
Certo un parlamentare ha un altro ascendente, può catalizzare più consenso, è maestro della politica, si propone garante, come l’uomo che può accompagnare provvisoriamente il PD ai processi costitutivi territoriali, non ha preparato nessun documento da proporre all’assemblea, ma condivide ed approva quello di Montagnoli. Perché allora è un antagonista di Montagnoli ? Lui è differente, è la sintesi della mediazione, è la “garanzia”.
Risultati: Di Girolamo 19 voti, Montagnoli 18 e due giovani sconfitti. Il pericolo del ricambio generazionale, della discontinuità per ora, è stato evitato.
Voglio pensare positivo nuovamente, è nella mia natura, non posso fare altrimenti, il risultato mi conforta e mi conferma che qualcosa sta cambiando per davvero. Finalmente due candidati concorrenti, ultimamente nel mio ex partito, non avevo più assistito ad una votazione dal risultato diverso da quello dell’unanimità, si, tira un vento diverso.
Il percorso del partito nuovo è duro è pieno di ostacoli, di vecchie oligarchie radicate, sopravvissute al terremoto delle primarie, ma parimenti sono presenti anche tanti giovani, donne e uomini, che riusciranno a scardinare gli equilibri datati e basati solo su logiche di spartizione pura del potere, importante è non cedere, non farsi coinvolgere, convincere, e riconoscere il luogo della democrazia,di chi la rappresenta e la sostiene in nome dell’interesse generale, della collettività tutta.
Presto il popolo delle primarie, sarà richiamato alle urne, per eleggere gli organismi territoriali. Agli elettori è affidato il destino del partito nuovo, non abbiate timore del rinnovamento, del cambiamento,di andare “contro corrente”, è l’opportunità, di tutti quelli che vogliono un partito democratico, per davvero !
A Montagnoli Roberto un abbraccio, coraggio questo è solo il primo tempo !

sabato 24 novembre 2007

Iniziativa Albero di Antonia

L'associazione Albero di Antonia presenta:25 novembre giornata internazionale contro la violenza sulle donne.Palazzo dei Sette- Orvieto
  • ore 11 apertura del "cerchio delle donne"
  • ore 11.30 presentazione della giornata
  • ore 12 incontro dibattito la violenza nascosta: "stereotipi e mass media", interviene Monica Amici e Rffaella Zajotti
  • ore 16 film documentario "processo per stupro" regia Loredana Rotondo
  • ore 19.30 chiusura del "cerchio delle donne"L'albero di Antonia e l'associazione Zerotre presentano: "basta" percorso creativo contro la violenza, in visione gli acquerelli di Raffaella Zajotti:Stereotipi sessisti negli albi per bambini.
Patrocinato dal Comune di Orvieto e con la collaborazione della biblioteca Luigi Fumi

Nasce il Forum permanente sulla violenza alle donne

L'iniziativa – varata alla vigilia della Giornata internazionale dell’Onu contro la violenza alle donne che ricorre domenica 25 novembre – è del ministro per i diritti e per le pari opportunità, Barbara Pollastrini.di AnsaROMA, 21 NOV – E' nato il Forum permanente sulla violenza alle donne, un luogo di dialogo e confronto fra istituzioni, associazioni ed enti locali.L'iniziativa – varata alla vigilia della Giornata internazionale dell’Onu contro la violenza alle donne che ricorre domenica 25 novembre – è del ministro per i diritti e per le pari opportunità, Barbara Pollastrini. È stata presentata questa mattina ad un’affollata assemblea di amministratori locali, parlamentari, centri antiviolenza, alla quale ha partecipato inaspettatamente, anche se per breve, il premier Romano Prodi. Il Forum – ha spiegato Pollastrini – vuole essere un «luogo plurale di elaborazione» nella lotta contro la violenza. Anche in Europa si sta sperimentando in tal senso. Il ministro ha ribadito la volontà di arrivare ad un Piano d’azione nazionale e, in particolare, all’istituzione dell’Osservatorio nazionale contro le molestie e la violenza. Tutti «nuovi strumenti» necessari a contrastare il dramma del fenomeno che in Italia, come in Europa, fa più vittime delle malattie e degli incidenti stradali. La violenza contro le donne – ha detto il ministro Pollastrini – «non è rubricabile solo ed esclusivamente sotto la voce dell’ordine pubblico. Anche se è necessario colpire e punire con severità ogni reato contro le donne. È un dramma culturale e sociale che nasce dall’ansia di dominio proprietario sul corpo delle donne. Riconoscere ciò vuol dire riproporre l’autonomia e la libertà della donne come condizione della dignità di tutti. E vuol dire saldare in un’ unica lettura i capitoli della prevenzione, della formazione, dell’assistenza alle vittime e naturalmente della giusta e necessaria azione repressiva». Ecco la funzione del Piano nazionale al quale la finanziaria 2008 destina 20 milioni di euro, ossia il coordinamento efficace fra ministeri, campagne, formazione degli operatori, educazione alla prevenzione, enti locali, case delle donne, centri. Da non «sottovalutare – ha aggiunto Pollastrini – anche la crescita dei casi di omofobia e di nuove forme persecutorie per ragioni di razza, religione, età e disabilità». Il ministro ha quindi rivolto un appello al parlamento perchè diventi presto legge il ddl contro la violenza, presentato lo scorso anno, dal quale la scorsa settimana in commissione giustizia alla camera è stata stralciata la parte sull'omofobia e lo stalking. Il progetto del piano e del forum, per il ministro, ha un obiettivo «ambizioso. Vorrei dare vita ad uno strumento utile oggi ma anche tra 10 anni. A prescindere da chi allora avrà la responsabilità che oggi è toccata a me». Il piano «dovrà indicare la rotta ai governi, dare valori ai centri e alle associazioni, saperli riconoscere e insieme considerare come essenziale una rete pubblica di servizi alla persona».

da ANSA
21 Novembre 2007

Con le donne, per le donne

C’è qualcosa che non va nella testa degli uomini. C’è qualcosa che non va nella società italiana, nella coscienza collettiva.
Donne uccise. Donne violentate. Donne maltrattate, picchiate, ripetutamente. Dagli uomini, spesso dal partner. Violenze fisiche e psicologiche, dice l’Istat, per almeno 6 milioni e 800 mila donne fra i 16 e i 70 anni, il 32%. In Italia.
Alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Onu contro la violenza alle donne e nel giorno della grande manifestazione nazionale a Roma anche l’Italia si guarda allo specchio e si scopre un Paese violento, brutto, incivile. C’è qualcosa che non va nella testa degli uomini. C’è qualcosa che non va nella società italiana, nella coscienza collettiva. In questo passaggio cruciale, che vede mescolarsi nelle nostre città e nei nostri Paesi etnie e culture diverse, cresce la paura di tutto. L’insicurezza quotidiana crescente, dentro le case e per strada, è pagato soprattutto dalle donne.
Che fare? Molto si dice, ma non abbastanza. Qualcosa, anzi parecchio si fa, ma occorre agire più in profondità. Senza lasciare passare il tempo.
E’ urgente, a mio parere, che, innanzitutto, le istituzioni facciano massa d’urto, si riunisca il governo e dedichi la seduta soltanto agli interventi contro la violenza alle donne e lo dica al Paese. Occorre fare uno stacco intellettuale e politico. Così faccia il Parlamento, con un’ apposita sessione, e le Regioni, le Province, i Comuni, con apposite sedute e deliberazioni. Un’unica decisione politica che attraversi tutto il Paese. Il Ministro Pollastrini sta investendo molto su iniziativa nazionale in raccordo con le reti territoriali, ha istituito il forum permanente sulla violenza alle donne, ma deve poter contare sull’assunzione di responsabilità di tutti i soggetti istituzionali. A cominciare dal Parlamento, che deve approvare in tempi brevissimi il disegno di legge contro la violenza alle donne. Prevenzione e pene più severe. Questa Italia che sopporta questa violenza inaudita sulle donne non può attendere oltre. O siamo tutti complici?
Accanto alle istituzioni, è necessario che si intensifichi la mobilitazione di associazioni e movimenti, che si estenda la ricerca, che si attivino Osservatori, che si promuovano campagne mirate. Si muova la Rai - la Rai! – per cambiare mentalità e costume, cambiando programmi e palinsesti. Sennò il Paese peggiora e peggio di così la dignità personale e collettiva rischia di essere compromessa. C’è da investire molto sull’educazione dei bambini e dei ragazzi. E dei loro genitori, anche attraverso la scuola, perché questo è il mondo in cui si invertono le parti. Educare al rispetto dell’altro, dell’altra, della sua dignità. Di un altro pensiero, di un altro linguaggio. Di altri gesti e comportamenti ha bisogno l’Italia se non vuole perdersi definitivamente. Se siamo costretti a riflessioni così estreme, è perchè siamo consapevoli che molto ormai si è consumato e che i margini sono assai ridotti.
Ma vi è un altro intervento che l’Italia può compiere e persino senza fatica, solo che abbia lo sguardo limpido e onesto: valorizzare le energie femminili, tutte, così diffuse, così potenti, così dirompenti. E’ la forza di una nuova Italia, più bella e più vera. Abbiamo bisogno di una grande decisione politica, per il lavoro delle donne per i servizi sociali e il sostegno alla maternità, perché vi siano molte e capaci donne nei luoghi della decisione politica. Abbiamo bisogno che queste politiche siano assunte tutte nello stesso tempo.
Siamo a una svolta. Tutto si tiene. Spesso accade che solo toccando il fondo si può prendere la spinta per risalire. E’ il travaglio per una nuova Italia, e sappiamo che si pagano prezzi. Ma smettiamola di farla pagare, come spesso è successo, soprattutto alle donne.
Abbiano il coraggio, gli uomini, di assumersi le proprie responsabilità. Diventino adulti. E’ una questione di dignità per le donne, ma è anche una questione di dignità per gli uomini.

www.ledeomcratiche.it
di Albertina Soliani
23/11/ 2007

giovedì 22 novembre 2007

Emily in Italia Umbria

Emily in Italia - Umbria partecipa alla manifestazione del 24 novembre contro la violenza sulle donne.L'appuntamento è alle 14, a Piazza della Repubblica, da dove si formerà il corteo, davanti a S.Maria degli Angeli.Il sito della manifestazione è www.controviolenzadonne.org

venerdì 9 novembre 2007

PD,FRANCO E MAGNOLFI: "ALTRO CHE LIQUIDO, SERVONO REGOLE E INNOVAZIONE""

"Altro che liquido, il Pd dovrà essere 'poliarchico', con regole democratiche e più partecipazione, e su questo le donne possono dire molto, come insegna il loro percorso politico che ha saputo coniugare reti e organizzazione". E' quanto scrivono, in sintesi, Vittoria Franco e Beatrice Magnolfi, rispettivamente presidente della commissione Cultura del Senato e sottosegretario per le riforme e l'innovazione nella pubblica amministrazione, in un articolo pubblicato oggi dall'Unità. "Sulla forma partito si giocherà molta parte delle capacità di innovazione del partito democratico. È una soluzione il partito 'liquido'? - si chiedono le due senatrici dell'Ulivo - La liquidità non è un aspetto positivo della modernità, ma una condizione che richiede alla politica di fornire antidoti e punti di riferimento. Oggi la missione di un partito nazionale è quella di elaborare un progetto vincente per la modernizzazione del Paese nell’equità. Per esso occorre 'inventare' un paradigma organizzativo più vicino all' ‘impresa cognitiva’ che ai vecchi meccanismi fordisti di produzione, con più condivisione delle informazioni, più continuità fra dentro e fuori, più capacità di lavorare per progetti, di fare squadra, di usare di più e meglio la rete come matrice culturale. La politica democratica è esercizio di responsabilità e di trasparenza, per questo servono regole certe. Tutti devono poter rendere conto del loro operato. La figura del "cittadino elettore attivo", di cui ha parlato Veltroni, dovrà poter incidere sulle scelte. Bisogna istituzionalizzare le primarie nello Statuto, non solo per i candidati. Ma la forma organizzativa dovrà consentire anche una partecipazione meno saltuaria. Serve flessibilità di forme, sapendo che un nucleo di buona e trasparente organizzazione costituisce il volano della partecipazione più ampia e del radicamento sociale e territoriale. Si può anche parlare di 'partito poliarchico', per correggere la vecchia architettura piramidale e centralizzata. La storia del femminismo ci ha insegnato la pratica politica, molto felice, del tessere reti senza confini, che ci ha portato a costruire più forza dentro i partiti. Aver ottenuto il 50% nell'assemblea costituente e nelle commissioni di lavoro è per noi un nuovo inizio. Siamo chiamati tutti a un impegno maggiore sul contributo che le donne possono dare alla modernizzazione del Paese, per costruire democrazia paritaria nel partito, nelle istituzioni rappresentative, nella società."

da www.9colonne.it
del 8/11/2007

PD, BINDI: IRREALISTICO PENSARE CHE SIA AUTOSUFFICIENTE

"Non è realistico pensare che il Pd possa essere autosufficiente". Rosy Bindi, intervistata dall'Espresso, ribadisce così la sua critica alle posizioni di Walter Veltroni sulle future alleanze del Partito Democratico e sulla proposta, avanzata dal segretario del Pd, secondo cui senza una condivisione del programma il nuovo partito possa andare da solo alle elezioni, senza alleanze con Rifondazione. "Non è realistico pensare che il Pd possa essere autosufficiente - ribadisce Bindi - e chi sa di non esserlo si prende cura degli alleati, si prende cura della coalizione. Soprattutto ora il Pd deve farsi carico della maggioranza. Mi chiedo altrimenti che tipo di collaborazione si può trovare con gli altri partiti per fare una legge elettorale nel momento in cui si è pronti a scaricare gli alleati. Non è tatticamente corretto, lo si potrebbe capire solo se fossimo alla vigilia delle elezioni". Forse l'intenzione è quella: votare subito, nel 2008, con il Pd che corre da solo, chiede il giornalista. "Il primo sarebbe un errore, con questo sarebbero due - risponde il ministro della Famiglia - conviene al Pd non liquidare questo governo e sostenerlo. Ho molto apprezzato le parole di Veltroni a Milano: sì alle riforme e sì al governo Prodi. Però questi due sì hanno bisogno di un chiaro no a ogni ipotesi di governi tecnici o istituzionali. Altrimenti i due sì precedenti entrano in contraddizione tra loro".

da www.9colonne.it
del 8/11/2007

Pd, cittadinanza "attiva" e "responsabile"

Lo scorso 14 ottobre più di 80.000 umbri – quasi il 10% della popolazione – hanno attivamente contribuito, con il loro voto, alla nascita del Partito democratico. La maggior parte di questi elettori ha votato per appartenenza o per “obbedienza politica”. Non a caso la lista largamente vincente è stata quella “istituzionale” dei “Democratici per Veltroni”, nella quale erano presenti nomi “eccellenti” della classe politica locale, i cui referenti sul territorio hanno svolto una capillare ed efficace opera di mobilitazione.
Una percentuale nettamente inferiore di voti è invece andata alle altre liste collegate a Veltroni e a quelle degli altri candidati segretari nazionali e regionali: la brevità del tempo a disposizione per la definizione delle liste e per la campagna elettorale ha impedito un adeguato coinvolgimento dei cittadini a favore delle candidature provenienti dalla società civile.
Ciò significa che l’assemblea costituente regionale del Pd, che si riunirà per la prima volta il prossimo 10 novembre prossimo, risulta composta, in modo secondo me non equilibrato, da una maggioranza di nomi espressione dei tradizionali apparati di partito e da una minoranza di personalità provenienti dal mondo del lavoro, delle professioni, dell’imprenditoria, dei sindacati, ecc. L’auspicio è che il “partito nuovo” possa, una volta strutturato, mettere a punto meccanismi virtuosi di selezione dei suoi gruppi dirigenti, in grado di favorire un ricambio fisiologico nei posti di comando e meccanismi di reale partecipazione, soprattutto per quel che riguarda i giovani, le donne e tutti coloro che della politica non hanno fatto la loro professione esclusiva.
Nel prossimo fine settimana, a Santa Maria degli Angeli, si parlerà di regole, di organigrammi e dello Statuto del Pd umbro, con l’obiettivo di dare vita anche nella nostra regione ad una struttura partitica non piramidale e verticistica, non composta unicamente da iscritti e militanti, ma flessibile e aperta al contributo di tutti, in grado quindi di promuovere il senso civico e l’interesse dei cittadini per la politica. Sarebbe importante che i dirigenti e ai militanti del PD si assumano un ruolo di operatori di connessioni e relazioni, come attivatori di opportunità per la sviluppo di pratiche partecipative, piuttosto che come frequentatori solo delle sedi istituzionali e di partito.
La scommessa del Pd è quella di porre i cittadini al centro dei processi decisionali politici, oggi di competenza esclusiva, anche in Umbria, di ristrette oligarchie. Ma si parlerà anche di idee e di programmi. Quali sono i temi salienti sui quali realizzare nuove forme di partecipazione attiva? Quali sono i temi che, nella nostra regione, stanno a cuore al “cittadino democratico”?
Sicuramente quello della sicurezza, del rispetto delle regole e delle leggi, che anche in Umbria la politica ha colpevolmente trascurato per troppo tempo. uali soLa sicurezza è un diritto primario senza il quale non c’è libertà reale.
C’è poi la grande questione di come garantire all’Umbria uno sviluppo economico razionale ed equilibrato, capace di conciliare la crescita dell’economia con la difesa dell’ambiente, la giustizia sociale con l’innovazione imprenditoriale. Il benessere non è assicurato solo dal livello del PIL ma dalla qualità della vita dei cittadini; non si deve mai trascurare , ai fini dello sviluppo sociale ed economico dell’Umbria, l’importanza del suo tessuto di piccole e medie imprese.
Il cittadino democratico vuole che si ponga un freno alla precarietà del lavoro, che è fonte di incertezza, soprattutto per le giovani generazioni.
Altrettanto importante è coinvolgere i cittadini su temi quali le pari opportunità di accesso all’istruzione, alla formazione e agli impieghi professionali. I “democratici” non debbono avere paura di difendere la meritocrazia, che non vuol dire discriminare i più deboli, ma esattamente il contrario. Solo premiando il merito individuale a detrimento delle rendite di posizione e dei privilegi acquisiti anche i più deboli possono sperare di avanzare lungo la scala sociale.
Il cittadino democratico, inoltre, vuole in Umbria istituzioni culturali capaci di produrre innovazione attraverso la ricerca e la creatività e nello stesso tempo aperte e interrelate con il mondo globale. L’Umbria, a dispetto della retorica diffusa, deve ancora internazionalizzarsi.
Ma vuole anche efficienza, efficacia e trasparenza nella gestione degli enti locali e dei servizi di pubblica utilità; non vuole sprechi di risorse, desidera una burocrazia più efficace e una gestione del capitale umano e delle risorse pubbliche meno condizionata da criteri e logiche di tipo clientelare.
Il cittadino democratico umbro aspira altresì ad una cultura urbanistica in grado di contrastare il lento degrado delle città e delle periferie e di valorizzare al meglio il patrimonio artistico presente sul nostro territorio. Vuole che si parli di infrastrutture e di sistema di mobilità realmente moderno, in grado di rimuovere una volta per tutte lo storico isolamento dell’Umbria.
Ma il problema forse più sentito, propedeutico a tutti gli altri, è quello della trasparenza della politica e della pubblicità che deve essere assicurata a tutte le decisioni e scelte che incidono sulla vita della collettività. La politica, anche in Umbria, deve smettere di essere autoreferenziale e chiusa in se stessa. I progetti e i programmi delle diverse amministrazioni locali debbono essere discussi e comunicati ai cittadini, in modo chiaro e comprensibile, con l’idea di operare un loro reale coinvolgimento.
I cittadini debbono poter esprimere le loro valutazioni e i loro orientamenti su tutti i temi che li riguardano direttamente: è questa la vera sfida del Partito democratico. Una partecipazione che per essere efficace non deve essere occasionale o semplicemente rituale e formale, ma autentica e organizzata secondo precisi meccanismi. Per quanto mi riguarda, penso in particolare ad uno strumento, le “conferenze di cittadinanza” a carattere tematico e programmatico, che si riuniscano periodicamente , magari a scadenza trimestrale, in luoghi pubblici e facilmente accessibili, aperte alla partecipazioni di tutti e non solo di coloro che si riconoscono nel Pd.
Tali conferenze potrebbero essere istituite a tutti i livelli: regionale, per discutere problematica generali che interessano l’Umbria, ma anche provinciale e comunale, toccando argomenti e problemi di interesse più ristretto.
Ad esse dovrebbero partecipare in particolare gli amministratori direttamente coinvolti nelle questioni oggetto di discussione. Ma fondamentale sarebbe anche la presenza di personalità non politiche, autorevoli e particolarmente competenti ed esperte nelle problematiche trattate.
Penso anche ad una conferenza permanente tra PD umbro e cittadini sul web, attraverso un blog gestito dai giovani, suddiviso in temi e contenitore di progetti e programmi.
Solo attraverso simili meccanismi di partecipazione si può sperare che la discussione politica torni ad essere, anche a livello locale, pubblica e trasparente. Premessa indispensabile per la costruzione di quella cittadinanza “attiva” e “responsabile” che rappresenta il punto di partenza necessario della “nuova stagione” che Veltroni e il Partito democratico intendono realizzare.

di Attilio Solinas (Membro dell’Assemblea costituente nazionale del Partito Democratico)
da "Il corriere dell'Umbria"
del 7/11/2007

CRESCE IL CONSENSO PER IL PARTITO NUOVO-

“Se in un'ipotetica campagna elettorale nei prossimi mesi lo staff di Veltroni facesse più o meno tutto bene - che non vuol dire dare fiato alla propaganda ma toccare i tasti necessari con gli argomenti giusti - il ‘partito-nuovo’ incasserebbe il 37 per cento dei voti, percentuale ottenuta sommando il 29% delle intenzioni di voto e l'8 per cento di una categoria che può anche essere definita dei ‘vorrei ma non posso’ o degli ‘indecisi’. Il Pd, in questo caso, diventerebbe il primo partito italiano seguito da Forza Italia con il 33% tra intenzioni di voto (28%) e indecisi (5%) e da An (18% di cui il 6 di indecisi)”. E’ quanto scrive Repubblica.it presentando l’ultimo sondaggio di Ipr marketing. Le rilevazione è avvenuta tra il 29 e il 31 ottobre tramite questionari su un campione di mille italiani disaggregati per sesso, età e area di residenza. "Abbiamo fatto una ricerca di tipo quantitativo" spiega Antonio Noto, direttore dell'istituto, "e non qualitativo". Sul desiderio di votare Pd senza però indagare sulle molle e sugli obiettivi di quel desiderio. Il sondaggio Ipr conferma l'effetto primarie nella ideale classifica dei partiti in base alle intenzioni di voto. Il Pd è al primo posto con il 29%, il 2 per cento in meno rispetto al 2006 ma quasi il due in più rispetto ad aprile quando ha mosso i primi passi. Lo segue Forza Italia che conferma la sua ottima salute con il 28 per cento dei gradimenti, il 4,3% in più rispetto al 2006. An è al terzo posto (12%) anche se cede lo 0,3 rispetto a un anno fa. Segnano il passo i partiti della sinistra radicale: Rifondazione perde il 2,3 e ottiene il 3,5%; i Comunisti perdono l'1,3 e si devono accontentare dell'1% così come i Verdi. Sinistra democratica, il partito di Mussi diaspora dei Ds, ha l'1%. In totale la Cosa Rossa porta a casa il 7,5 per cento, il 2,7 in meno rispetto alle politiche del 2006. “Pur cambiando gli addendi – conclude Repubblica.it - il risultato con cambia: la Cdl, con o senza Udc, resta sempre in testa e batte l'Unione con o senza Cosa Rossa. E' un mezzo punto percentuale, ma andando al voto oggi consegnerebbe il paese nelle mani del centrodestra”.


7 Novembre 2007
da www.9colonne.it

giovedì 8 novembre 2007

Il pd e la "calabresità"

Nocera Terinese
6 Novembre 2007
Fernanda Gigliotti



Il “sussurrato” trasferimento di Monsignor Bregantini, è l’ultimo gravissimo atto portato a segno per mano di quella cultura mafiosa, di quella “cupola” trasversale, che governa in modo “legale e legittimo” la Regione Calabria fin dalla sua istituzione. Chi vive ed opera in Calabria sa che i nomi apparsi sulla stampa e collegati alle varie indagini delle Varie Procure della nostra Regione, “contano e continueranno a contare” nella politica e nell’economia calabrese. Sono i protagonisti indiscussi delle scelte economiche e politiche che la nostra Regione ha “subìto” negli ultimi vent’anni, e continueranno ad esserlo perché, indipendentemente dalle vicende processuali che seguiranno (archiviazioni, assoluzioni, pentimenti, condanne, annullamenti, cassazioni ecc. ecc.), la vicende giudiziarie aperte parlano, al di là dei presunti reati, dell’essenza di una certa “calabresità”! In Calabria è notorio che “nulla” si “muove” e si “ottiene” per le vie della “normalità” e se provi ad essere “banalmente normale”, a difendere i tuoi diritti, a invocare una società “europea” e “meritocratica”, a chiedere il conto a politici, amministratori, personaggi pubblici ed istituzionali, sei considerato fuori dal “sistema”, praticamente un “illegale”, un “golpista”, un “virus” pericoloso da isolare! E’ la compravendita del consenso a muovere il mondo economico e politico calabrese. L’impresa e la produzione di beni e servizi sono cose di un altro mondo! Noi calabresi si compravende solo “il consenso” per potere “acquisire” il “controllo” degli Enti Pubblici ed economici. Ed in cambio di tale consenso che ci consente di concludere affari, gestire appalti, governare eventi, elargire finanziamenti ecc, noi si promette al popolino la solita cosa : “un posto di lavoro” sganciato da esami e concorsi, magari per chiamata diretta e auspicabilmente per svolgere una funzione pubblica presso un Ente Pubblico (dove poi entrare a distanza di qualche anno a tempo indeterminato per stabilizzazione dei precari) una pensione di invalidità non spettante, un Primariato senza reparto, una laurea senza esami, una casa popolare, l’esenzione del ticket ecc. ecc. De Magistris, indipendentemente dalla sua capacità e serietà di bravo ed attento investigatore, sarà mandato al confino, magari anche con una promozione da Procuratore, ma sempre ad un “confino” sufficientemente lontano da “casa nostra” e dalle nostre leggi. Chi ha avuto un occhio attento e critico sulle “cose nostre” degli ultimi anni non si è affatto sorpreso dei nomi e degli intrecci contestati, ma si è meravigliato, piuttosto, dell’enfasi riposta sull’indagine e sulla sua efficacia “riabilitativa” della legalità: quel modo di fare, in Calabria, è conosciuto, riconosciuto, accettato e per buona parte difeso anche dalla gente comune perché in questa “cupola” riconosce il capo politico, il datore di lavoro, il confessore, l’autorità, l’amico, l’amante ecc. ecc. Ad occhio e croce, infatti, tra politici e porta borse, imprenditori, manager di partiti-aziende, dirigenti regionali, capi struttura, interinali, ciellini, finanzieri, sindacalisti, una buona percentuale di calabresi vive e procrea all’ombra sicura e riparata “della cupola trasversale”, sponsorizzata da chi si nasconde anche dietro Santa Romana Chiesa e Terzo Settore, difesa da una parte della Finanza, dalla Massoneria deviata e dai Servizi Segreti infedeli. Stimata, ossequiata e invocata come “new economy” dall’establishment politico del centro-sinistra e del centro-destra della seconda Repubblica, nata dalle ceneri di Tangentopoli, la “cupola” ormai ha “occupato” le istituzioni democratiche della nostra Regione, è parte organica del nostro sistema, vive tranquilla nel suo ventre come una tenia, i cui effetti devastanti sono sotto gli occhi dei soli non contigui e del resto del mondo. Noi invece “nente vidimu” In Calabria anche le occasioni di partecipazione democratica non sono democratiche perché il voto è pilotato, è condizionato, non con la minaccia della ndrangheta, ma con le promessa di questa “cupola elettiva” vezzeggiante e ammaliante che ben conosce la calabresità, quella deteriore. Per governare in Calabria basta la promessa del mantenimento o dell’acquisizione di un privilegio, di una promozione, di uno stipendio, magari nel pubblico dove non devi lavorare molto e dove può gestire potere. Perché, come si sa, “cummannare è meglio ca futtere”. La peggiore espressione di democrazia, poi, si è avuta con le primarie del 14 ottobre appena celebrate: E' stata un'occasione mancata per la costruzione di un vero partito democratico! Molti, troppi voti di scambio sono stati chiesti ed ottenuti. Molte le scorrettezza nei seggi elettorali. I candidati di Presidenti, Vice Presidenti ed assessori sono scesi pesantemente in campo con le loro truppe cammellate, piene di doni e promesse in cambio di un appoggio alle primarie. Un'OPA in piena regola!!! Avere la maggioranza del partito democratico calabrese, del resto, significa IMPERARE sulla Regione Calabria e ipotecare il fiume di denaro che dalla Comunità Europea ci verrà concesso perché, nonostante siamo la California d’Europa, siamo ancora una Regione ad Obiettivo 1!!!!! La calabresità prima di tutto. E chi aveva sognato un partito democratico aperto a tutti? Un partito nuovo con regole di normale buon senso? Un partito garantista, ma che non avrebbe consentito a nessuno, nemmeno al capo, di essere usato come strumento di accusa o di difesa per “innocenti perseguitati dalla magistratura” o “delinquenti coperti dalla politica”? Un partito da cui si è automaticamente sospesi in caso di rinvio a giudizio o di sentenza di condanna, per tutta la durata del processo e della condanna? Un partito che pretende ed ottiene le dimissioni dalle cariche politiche e amministrative dei propri iscritti sospesi, per essere stati raggiunti da una richiesta di rinvio a giudizio o da una sentenza di condanna? Un partito dove uomini e donne si misurano sulle idee, sulle passioni politiche e sui programmi? Un partito che si apre alle donne non in quanto vedove eccellenti, mogli tradite, amanti sedotte e abbandonate? Chi ha osato sognare tanto deve cambiare partito! Altro che sogno! Un incubo! Cala il sipario, dunque, sulle inchieste di De Magistris. Fra poco i poteri occulti che governano la Calabria (e che altro non sono che frange deviate ed affaristiche criminali di realtà associative benemerite laiche e cattoliche, quali i partiti politici, la massoneria, l’Opus Dei, Cl, ecc.), si scateneranno anche contro Facciolla, altro PM calabrese che ha osato fare il proprio mestiere. E intanto anche la Chiesa Madre, quella Romana, recita il de profundis alla Calabria dei pochi non coaptati nella ”cupola” , trasferendo Mons. Bregantini dalla Diocesi di Locri altrove… Anche lui, del resto, è un impostore, un sovvertitore di questo sistema perché è un uomo libero che ha dimostrato che anche in una zona come Locri, si può fare impresa privata, si può combattere la ndrangheta e il giogo mafioso! Fatto questo intollerabile per chi campa di consenso condizionato!!! Ma lui come tanti altri, pur essendo in grado di combattere e sfidare giorno dopo giorno con la sua presenza, i poteri criminali, non ha alcuna possibilità di combattere la “cupola” che non ti vuole perché sei destabilizzante: in Calabria prospera e si stendono tappeti al suo passaggio a colui che alimenta la calabresità promettendo di regalare pesce a pranzo e cena. Chi insegna a pescare tutto il pesce che si vuole è un sovversivo e deve essere eliminato. Magari solo trasferito, oppure ridimensionato, sbeffeggiato, affamato, reso innocuo con un sano e legale embargo democratico o, in ultima analisi, diremo che gli piaceva pure a lui “u pilu”!!! La calunnia del resto è sempre efficace per raggiungere rapidamente obiettivi altrimenti impossibili. Antonio Albanese, che stimo ed apprezzo, non ha inventato nulla: la Calabria è piena di “Cetto la Qualunque” e a lui è bastato osservare e copiare!!! Forse ha aggiunto al personaggio un’anima simpatica che i “nostrani” non hanno. Facciamo ridere il mondo ma, da calabrese, non ci trovo niente di comico!!!

da www.scelgorosy.it

"Il Pd e la calabresità" commento al post "Una bella giornata conclusa male",
del 6 Novembre 2007
di Fernanda Gigliotti

martedì 6 novembre 2007

Bindi: "Bene Veltroni. Con le donne si cambia la politica"

29 Ottobre 2007

Da ANSA: ''Sulla parità tra donne e uomini nel Pd non si torna indietro. Bene ha fatto il segretario a ribadire un principio e un orientamento generale di vita interna del partito nuovo, che segna una delle grandi innovazioni del Pd''. L'apprezzamento a Walter Veltroni, per la lettera all'Utan sulla parità uomo-donna negli incarichi del Pd arriva da Rosy Bindi, che è stata anche lei candidata alla segreteria del Pd.
''Sabato a Milano - aggiunge il ministro della Famiglia - avevo chiesto di vigilare su alcuni comportamenti locali che rischiavano di vanificare la nostra battaglia sulla rappresentanza femminile. Scommettere e valorizzare il ruolo delle donne nel Pd significa impegnarsi per una nuova qualità della politica e della nostra democrazia. E soprattutto significa dimostrare una reale volontà di cambiamento''. ''Su questo terreno - conclude Bindi - il segretario avrà tutto il nostro appoggio''.

giovedì 1 novembre 2007

N antro gobbo è entrato ‘n politica

Co‘no scenario da Guere Stellari
È stato ‘ncoronato stamatina
Er novo Segretario
Der neonato partito proletario.

Gobbo se chiama. È amico de’ Vertroni
Ma dimostra d’avecce le idee chiare
E ancora più studiati li copioni.

‘Nfatti ‘sto Gobbo ha detto ai convenutiche
ner novo partito, certamente,
Le donne, li ragazzi e i cittadini
Saranno benvenuti.

Ha detto poi che ogni decisione
Se deve prenne sempre tutti assieme.
Nessuno poi potrà più dasse l’arie
Perché a decide saranno le Primarie.

‘Nzomma, ‘sto Gobbo è bbono.
È garanzia che ner Piddì ce sia
Democrazzia.

E er sor Vertroni?
Che fine ha fatto l’omo der momento
Entrato dritto dritto in firmamento?

Lui è stato a legge er gobbo
Ppe’ ddu’ ore, mettendoce passione
E grande core.

Poi, quanno molti se n’ereno ggià annati,
Pensanno d’esse stati fortunati
A avecce ‘n Segretario illuminato
Un Segretario che, senza mistero,
diventa democratico davvero,
Er bon Vertroni legge ‘n documento,
Certo ggià scritto da li sgaloppini,
Presepio er paraculo Franceschini,
E allora scopri ch’è stato stabilito
Praticamente tutto der Partito.
Che le caselle sso’ state sistemate
E le parocchie tutte accontentate.
E che ppure a De Mita, er bon nonnino,
È stato assicurato ‘n posticinio.

‘Nzomma, rega',
Ne l’urtima mezz’ora der Congresso
Co’ ‘n corpo d’ala dei soliti tromboni
Abbituati a falla da padroni,
‘Sta "Storica Ggiornata" se trasforma
In "Storica 'Nc... (ops!) Boiata".

da www.rosybindi.it
Commento al post "Una bella giornata conclusa male",
del 28 Ottobre 2007
di PASQUINO

mercoledì 31 ottobre 2007

IO C’ERO……………

ASSEMBLEA COSTITUENTE:

Venerdì 26 ottobre, alla stazione ferroviaria di Orvieto, euforica, piena di speranza, attendevo il treno per la via di Milano. Avevo un appuntamento con la democrazia, con il partito nuovo, con il partito democratico. La mia prima volta da eletta ad un' assemblea nazionale di un partito, e che assemblea, costituente ! Grazie agli elettori ed ai miei amici e compagni di lista, ce l’ho fatta! Una bella soddisfazione che condivido con Valentina Mulas, eletta all’assemblea regionale costituente.
Rosy Bindi ci aveva convocato il venerdì sera, per illustrarci l’ordine del giorno dell’indomani e decidere insieme i nomi che a lei spettavano (in base al risultato conseguito alle primarie) per le tre commissioni costituenti: statuto, manifesto dei valori ed etica. Oltre 300 persone riunite, gli interventi si sono succeduti fino all’una della notte, poi le conclusioni della Bindi:lettura dei 39 nomi per le commissioni, più o meno condivisi: per l’Umbria, Prodi Maria nella commissione etica; nomina effettuata da Veltroni, in autonomia, di Dario Franceschini a vice segretario. Tutto qui, i punti a nostra conoscenza erano questi.

Sabato 27 ottobre, ore 10,30 centro fieristico di Rho.
Incontro alcuni eletti umbri di Veltroni e gli chiedo se fossero stati a conoscenza dei nominativi per le commissioni, della nostra Regione. Nessuno sapeva niente. Ho chiesto anche se erano stati informati di come si sarebbero svolti i lavori assembleari. Niente, assolutamente niente, nessuno li aveva convocati o perlomeno informati. Ho pensato che, obbiettivamente, organizzare circa 2.200 persone (tanti gli eletti tra le fila di Veltroni) informarle in pochi giorni e riunirle non dovesse essere cosa facile.

Ore 12.
Il clima è caldo, acceso, una marea di gente. Per ascoltare Veltroni i posti a sedere non sono sufficienti ed alcuni di noi, come me, sono seduti a terra. Applausi a non finire, tanto che il discorso del neosegretario non si riusciva nemmeno a seguire, talmente veniva interrotto. Alle parole: partecipazione, democratico, libero,un coro unanime esprimeva consenso.

Ore 14.30 intervento di Rosy Bindi.
Non era lei. Era tesa, le sue parole non avevano quello sprint che di solito le contraddistinguono dagl’altri. Ho avvertito che qualcosa non andava per il verso giusto. Comunque per lei, anche se la sala non era al massimo della presenza, come nel mattino, si sono succeduti uno dietro l’altro gli applausi. Forse non soddisfatta dell’orario fissato per il suo intervento?

Ore 16,00 intervento conclusivo di Veltroni.
Stanco? No forse arrabbiato. Non riusciva più a seguire il gobbo, la mattina nemmeno c’eravamo accorti della sua presenza. Anche lui teso, i concetti espressi, leggermente modificati, più duro, più decisionista, entrava nel merito delle questioni impartendo vere e proprie direttive. Poi il gran finale. Ha chiesto all’assemblea, farfugliando, quasi imbarazzato, l’approvazione di un dispositivo, comprensivo dell’elezione di Dario Franceschini a vice segretario e dei pieni poteri al segretario nazionale ed a quelli regionali, leggendo velocemente i nove punti. A seguire la Finocchiaro ha letto i 300 nomi delle commissioni mettendo il tutto a votazione, in un' unica votazione, chiedendo ai costituenti di alzare i cartellini.
Io, sinceramente non ho ben capito cosa stava succedendo e come me la stragrande maggioranza dei presenti, ho creduto che durante i lavori i nostri rappresentanti: Bindi, Letta, Adinolfi e così via, avessero concordato il “documento della discordia”, il dispositivo.
Sembrerebbe che così non sia stato, viste le successive dichiarazioni apparse sui siti e sulla stampa.
E’ mancata la partecipazione, il passaggio tra costituenti e segretario.
Voglio pensare positivo.
Capisco che diffondere notizie ed informare in tempo reale 2800 persone non è cosa facile, che organizzare una votazione a stralci con circa 5000 persone presenti, con i cartellini al collo simili, è complicato, che far votare gli elettori alle primarie una volta ogni 2 mesi è impossibile, che un segretario nazionale o regionale senza la piena autonomia rimane ingessato dagli apparati. Il partito nuovo deve o non deve saper decidere ? Perciò auspico che il dispositivo approvato, per gestire la fase transitoria del partito democratico, porti a decidere in tempi ragionevoli i nuovi organi locali e che le commissioni consegnino i lavori svolti, entro i termini stabili. La prossima assemblea è fissata per il mese di febbraio, saranno approvati lo statuto, i valori e l’etica del partito nuovo. Per quest’appuntamento occorreranno dei passaggi con tutti i costituenti, attraverso gli organismi regionali. Dovremo esaminare attentamente i contenuti, i valori e le regole che saranno le fondamenta, le radici, del nostro partito democratico, davvero.

Silvia Fringuello

Una partenza non democratica

Arturo Parisi lancia l'allarme dopo la nomina per acclamazione dei vertici e delle regole primarie del nuovo soggetto politico"Una partenza non democratica. Walter cambi o potrei cambiare".

Il ministro della Difesa: "A Milano abbiamo sprecato un'occasione"
Sulla legge elettorale "Veltroni ha confermato la sua contrarietà al sistema tedesco"

"Una partenza non democratica, Walter cambi o potrei cambiare"
Il ministro della Difesa Arturo Parisi, uno dei padri fondatori del Pd.

ROMA - "Un'occasione sciupata, se non addirittura sprecata". Arturo Parisi sospira. Quasi non vuole credere a quello che è successo sabato all'Assemblea del Pd. "Con tre colpi di sciabola", è stato definito l'intero organigramma. Una procedura cui mettere riparo, altrimenti "non potrei non interrogarmi sulla possibilità di aderire". "E dire - premette il ministro della Difesa - che nella mattinata la consonanza profonda tra la relazione di Veltroni e quella di Prodi, mi avevano indotto a riconoscere nel Pd di Veltroni una nuova stagione dell'Ulivo. Una stagione guidata dalla stessa speranza che ci ha guidato negli ultimi 15 anni".

E poi cosa è successo?
"La gelata del pomeriggio non ci voleva".

Si è discusso poco?
"No, non si è discusso per niente. Se ci si fosse fatti carico di continuare sotto il segno dell'unità il cammino che stavamo aprendo, si sarebbe potuto anche accettare la riduzione di quello che era il primo passo del partito ad un momento di festa. Ma l'unico rischio che un Partito Democratico non può correre è quello di minare la base della qualifica di 'democratico' ".

Cioè?
"In tre minuti l'assemblea si è vista paracadutare dall'alto un partito preconfezionato. L'inesorabile finale del disegno iniziale. La conferma definitiva del peccato d'origine che ci aveva portati a pensare come primo atto del partito la consacrazione plebiscitaria del segretario designato dai vertici dei partiti passati, anziché il riconoscimento delle ragioni ideali del partito. E poi la sanzione di un vicesegretario prima ancora di definire nello statuto la presenza e i poteri di una figura di questo tipo".

Insomma si è perseverati nell'errore?
"È così. Questa era un'assemblea costituente e non una festa costituente. I partiti sono chiamati ad anticipare al loro interno la visione della democrazia che propongono ai cittadini come regola della Repubblica. Qui si è fatto tutto con tre colpi di sciabola. Chi avrebbe il coraggio, chi potrebbe mai essere orgoglioso di essere cittadino di una Repubblica governata con questo metodo?".

E la responsabilità è di Veltroni?
"Dal punto di vista formale mi sembra fuori discussione. Mi rendo anche conto che le condizioni in cui si è svolta l'Assemblea possono essere considerate delle attenuanti. Quello che mi preoccupa è l'indebolimento della cultura della legalità nei partiti. Sembra non interessare più a nessuno".

Anche Prodi in qualità di presidente del partito ha delle colpe?
"È evidente che se noi disponiamo di uno statuto che configura delle responsabilità, tutti quelli che fanno parte di quel processo ne sono coinvolti. A cominciare dalle mie responsabilità, dalle azioni ed omissioni che sento di dover imputare a me stesso come membro del comitato dei 45. Ma Romano ha una collocazione diversa, un ruolo distinto".

Quali sono le conseguenze?
"Dobbiamo mettere riparo a quel che è accaduto. Ma bisogna prima verificare se esista o meno una condivisione di giudizio".

E se non riscontrasse questa "condivisione di giudizio"?
"Ognuno deciderà ciò che la coscienza gli suggerisce. Abbiamo detto che partecipare al processo costituente non corrispondeva ad una adesione al partito, ma alla condivisione di una speranza, alla accettazione di una scommessa. È una scelta che farò da cittadino e da eletto all'Assemblea caricato almeno del dovere di dare conto dell'aggettivo "democratico" che abbiamo scelto per il partito".

È il primo effetto del partito "liquido", senza tessere?
"Quello che mi preoccupa è il partito delle tessere non quello dei tesserati. Io sono per il partito dei partecipanti, che si affida nelle grandi scelte alla partecipazione dei cittadini, e alla partecipazione degli aderenti per le scelte quotidiane. Noi corriamo invece da una parte il rischio di un partito inesistente e personale, e dall'altra parte di un partito anche troppo esistente come sempre nelle mani delle oligarchie costituite. Vorrei evitare il rischio peggiore. Sommare cioè i due rischi, dando luogo ad un partito oligarchico a livello locale e liquido a livello nazionale".

Da Veltroni si attendeva una linea diversa anche sulla riforma elettorale?
"È stato prudente. C'è stata una certa incompiutezza ma era doveroso accettare le sue spiegazioni per consentire al confronto la massima apertura. Mi sembra, comunque, che sia stata confermata la sua contrarietà - o il minor favore - nei confronti del sistema tedesco o pseudo-tedesco. In presenza delle diverse posizioni, svolte con chiarezza da D'Alema e Rutelli, nella prudenza di Veltroni ho visto il segno di una svolta. Forse è solo la mia speranza. Ma a questa mi aggrappo".

Un passaggio decisivo riguarda la possibilità per il Pd di presentarsi alle prossime elezioni senza la sinistra radicale. È un rischio per il governo Prodi?
"Vocazione maggioritaria significa sentirsi chiamati a governare da soli, ma con la consapevolezza dei propri limiti. Nel partito c'è chi crede che il nuovo soggetto nasca per dare compimento al progetto dell'Ulivo. Ci sono altri, che con coraggio, - lo dico senza ironia - ritengono che esso sia invece lo strumento per poter uscire dalla stagione dell'Ulivo. Non vorrei che qualcuno pensasse ancora al Pd come ad una gamba di un sistema duale: prima c'erano il Ppi e i Ds, poi la sinistra e il centro, ora il Pd e la sinistra radicale. Sempre uniti e divisi dal trattino, da quel maledetto trattino".
In conclusione che consiglio darebbe a Veltroni?
"Più che un consiglio, un memento sulle sue responsabilità. Svolga la guida di un processo unitario, guidato da uno spirito di unità all'interno di regole condivise. Insomma, faccia il segretario. Se, come mi auguro, saprà essere il segretario democratico di tutti i democratici, tutti i democratici saranno con lui".

di Claudio Titto
http://www.repubblica.it/
del 29 ottobre 2007

Franceschini: "Parisi, sa solo criticare"

Il vicesegretario Franceschini replica a Parisi sulla democrazia interna: purtroppo sa solo criticare.Non capisco perché Berlusconi non fa come noi: un partito unico. Magari gli prestiamo i gazebo...

ROMA - L´affondo di Parisi e della Bindi sulle primarie già "rimosse" nel Pd? «Critiche del tutto inesistenti. Sono segnali purtroppo di un vecchio vizio che ancora resiste: l´incapacità di fare squadra». Il centrodestra che respinge l´appello al confronto sulle riforme? «Insistiamo nel confronto. Di più. Mi chiedo perché la Cdl non faccia come noi, non costruisca cioè un unico partito conservatore, nostro interlocutore e antagonista. Scegliendo leader e organismi attraverso le primarie. Se vogliono, gli prestiamo i gazebo, qualche militante e possono anche copiare il nostro regolamento... ». Dario Franceschini, numero due del Pd, replica alle polemiche sul fronte interno e su quello esterno, e annuncia l´addio alla poltrona di capo dei deputati dell´Ulivo per dedicarsi al nuovo ruolo, «l´avevo promesso fin dal giorno in cui Veltroni mi propose di dargli una mano, è stato un mestiere bello ed entusiasmante, ma adesso il gruppo sceglierà liberamente il mio successore». Onorevole Franceschini, il Pd sarà un partito del leader? «Sarà un grande partito, che avrà al suo interno diverse posizioni. Non sarà perciò un partito identitario, né personale. Detto questo, se c´è una cosa di cui gli italiani sono stanchi, è la discussione infinita senza la capacità di decidere. Con il Pd abbiamo compiuto una scelta innovativa, che non ha precedenti in nessuna parte del mondo: l´elezione diretta del segretario, nelle mani di tre milioni e mezzo di persone, che gli hanno conferito il mandato e la forza di compiere delle scelte. Naturalmente sempre esercitando l´ascolto, la sintesi». Che secondo Arturo Parisi sono però venute a mancare, nella nomina degli organismi dirigenti. Chiede un passo indietro. Possibile? «Le decisione sono state votate a stragrande maggioranza dall´assemblea costituente. L´obiettivo è stato quello di imprimere una forte accelerazione al nostro cammino, ma in linea con il metodo che ci siamo dati, le primarie appunto». Anche se la Bindi sostiene che sono state cancellate per i segretari provinciali? «Non è così. Basta rileggere il dispositivo approvato. Il 23 novembre spariscono i segretari provinciali di Ds e Margherita, nascono i coordinatori provinciali del Pd, e saranno scelti dai delegati già eletti nelle primarie. Entro lo stesso mese nascono inoltre i gruppi unici consiliari. Poi, prima di Natale, gli elettori delle primarie saranno chiamati a scegliere gli organi territoriali del nuovo partito». La platea delle primarie per indicare i segretari comunali e quella dei delegati già eletti per scegliere invece i coordinatori provinciali? «Sì, per il momento, perché anche per i coordinatori provinciali potranno essere chiamati ad esprimersi gli elettori delle primarie, lo decideranno le varie regioni insieme al segretario nazionale. Un meccanismo di forte partecipazione, altro che primarie tradite. Non capisco perciò le polemiche. Anche se in fondo non mi stupisco». E perché non si stupisce? «Perché la notizia sarebbe che Parisi per una volta accetta una decisione, approvata quasi all´unanimità, senza minacciare di sbattere la porta». Sul partito senza tessere però mugugnano anche i popolari e la sinistra ds. «Serve il coraggio di cercare una forma partito nuova, diversa da quella del secolo scorso. Un doppio binario. Tenere insieme i "militanti permanenti" - quelli delle feste di partito per esempio o come i tanti che hanno dato l´anima per l´organizzazione delle primarie - con coloro che invece attivisti non sono e non intendono diventare. I non iscritti. Che possono e devono partecipare all´elezione dei leader o alle scelte tematiche con lo stesso peso degli iscritti. Vedremo in che forme, la discussione in commissione Statuto deve ancora cominciare». E le correnti, resisteranno? «Nel senso deteriore, di pacchetti di tessere detenuti da capibastone mai più. Come aree culturali diverse, è possibile. Un partito che raccoglie il voto di un italiano su tre, è un arcipelago, non un soggetto chiuso e identitario». Veniamo al confronto con l´opposizione. Il centrodestra rifiuta di incontrarvi, Udc a parte. Dicono: la vostra proposta di riforma elettorale è fumosissima. «Una parte prevalente del centrodestra pensa solo al voto, alle elezioni anticipate. Ma in aula a Montecitorio c´è una proposta sulle riforme istituzionali su pochi e ragionevoli punti (una sola Camera per fare le leggi e un Senato federale, più poteri al premier). E al Senato in commissione sulla riforma elettorale si registrano alcuni punti convergenti, come il no alla frammentazione e la dichiarazione delle alleanze prima del voto. Andiamo avanti nel confronto allora, il Pd non ha il compito di sfornare un testo preconfezionato. Nasce dal dibattito fra le forze politiche, nella sede propria, che è appunto quella parlamentare». Ma davvero vorrebbe esportare il modello Pd anche nel centrodestra? «E perché no? Dovrebbero fare proprio come noi. Costruire un unico partito conservatore con gli stessi meccanismi, sarebbe una grande svolta e una semplificazione straordinaria del nostro sistema politico. Dovrebbero chiamare alle urne alcuni milioni di persone per scegliere il loro leader attraverso le primarie, come abbiamo fatto nel centrosinistra con Veltroni. Hanno problemi di organizzazione? Vabbè, gli prestiamo qualche militante...».

di Umbreto Rosso
da La Repubblica
del 30-10-2007
" Il primo compito del Partito Democratico deve essere quello di restituire credibilità alla politica". Rosy Bindi