lunedì 1 dicembre 2008

DIRITTI DEL CITTADINO - CONFERENZA NAZIONALE SUL WELFARE DEL PD "PERSONA, FAMIGLIA, COMUNITA'

DIRITTI DEL CITTADINO - CONFERENZA NAZIONALE SUL WELFARE DEL PD "PERSONA, FAMIGLIA, COMUNITA' ". LETTA: "TROVARE IL CORAGGIO DI CAMBIARE" BINDI: "NOI QUALCOSA PER IL WELFARE LO STAVAMO FACENDO"

(2008-11-28)

“Quella che stiamo attraversando è la più grave crisi economica e sociale della nostra vita. Nessuno di noi ha mai vissuto nulla del genere. La crisi investirà la politica, l'economia, la società. La crisi metterà in discussione il sistema di protezione sociale, le nostre certezze, il welfare italiano così come si è venuto a creare nel corso del ventesimo secolo.” Ha affermato Enrico Letta all'incontro «Persona, famiglia, comunità» verso la Conferenza Nazionale sul Welfare del Pd. Che si è tenuto ieri e oggi a Roma

Per l’onorevole Letta per uscire dalla crisi “dobbiamo trovare il coraggio di cambiare, di innovare, di riformare. L'incontro di oggi è solo l'inizio di un percorso di discussione e ascolto lungo quattro mesi che ci condurrà, in primavera, alla Conferenza nazionale per un nuovo welfare del Partito Democratico.” L’ obiettivo del Pd è costruire “un welfare moderno e riformista in grado di rispondere davvero ai nuovi bisogni e alle nuove aspettative di una società che si trasforma giorno dopo giorno.”

La Sala Fellini del Roma Eventi oggi ha visto la partecipazione di personalità che hanno offerto le loro proposte per rilanciare il lavoro e uscire dalla crisi. “Un appuntamento che apre un percorso che si articolerà nei prossimi mesi attraverso conferenze locali e territoriali e incontri tematici specifici, proprio oggi che il Governo prende decisioni importanti per il nostro paese” ha spiegato Andrea Pancani, il giornalista moderatore, nell’introdurre la prima sessione dei lavori dal titolo “Welfare formato famiglia. Società, sussidarietà, nuovi servizi”.

“Il Partito Democratico accetta la sfida lanciata dal ministro Sacconi con il Libro Verde sul Welfare. – ha sottolineato Letta nel suo intervento - Accetta ma rilancia. Non ci interessa tenere in piedi un modello mediterraneo di welfare costruito sulla centralità del maschio adulto italiano. Noi non ci accontentiamo di garantire solo chi già è garantito, ma i non tutelati dal welfare. “

“Il sistema del welfare italiano, - ha proseguito Letta - non è giusto, le disuguaglianze sono aumentate, tra il Nord e il Sud del Paese e sale il numero dei poveri. I numeri parlano chiaro. Il rapporto tra il reddito del 10% della popolazione più ricca e il 10% di quella più povera - è pari a 11,6, inferiore solo a quello di Stati Uniti e Gran Bretagna, il cui sistema di promozione sociale si fonda però sulla meritocrazia. Solo il 13,3% degli italiani nati in una famiglia di operai riesce a fare il salto sociale. Tutti gli altri - quasi 9 su 10 - devono accontentarsi. La conoscenza è garanzia di opportunità, crescita collettiva, meritocrazia. Le scelte fatte finora dal governo Berlusconi si sono concentrate prevalentemente sulla riduzione delle risorse per la scuola e per l'università. Non è la strada giusta tanto più che proprio questo governo avrà il compito di rappresentarci in Europa nella fase delicatissima in cui si negozierà un'Agenda di Lisbona 2, per rilanciare la strategia di crescita economica e sociale fondata proprio sul nesso, inscindibile, tra competitività, conoscenza e politiche sociali. Lo hanno detto in Parlamento sia Walter Veltroni sia Pierluigi Bersani: per uscire dall'emergenza sono necessari un supporto consistente alle famiglie e misure efficaci a favore delle piccole e medie imprese.”

Per Letta bisogna “cambiare in profondità il corso delle cose e incidere sulla vita concreta delle persone. Sulla famiglia, specie quella numerosa sulla quale gravano carichi sempre più insopportabili, recuperare il lavoro impostato da Rosi Bindi nella scorsa legislatura. Le famiglie che già ci sono chiedono servizi di supporto alla cura dei figli e all'assistenza degli anziani. Chiedono asili nido, flessibilità negli orari di lavoro, innovazione negli strumenti di tutela del reddito. Le famiglie che intendono formarsi hanno, invece, bisogno di stabilità, politiche abitative, promozione del ruolo della donna sul lavoro. Per entrambe le risposte giunte finora sono state insufficienti.”

“Basta fermarsi ancora sulla definizione di famiglia” ha affermato l’on. Rosi Bindi, considerandolo “uno dei problemi meno urgenti in questo momento, ed attenendosi alla definizione che ne da la Costituzione, ha proseguito “c’è la vita delle persone normali con figli e anziani, il problema non è “il diritto di andare all’asilo, che è dato a tutti, il problema è che gli asili non ci sono”. La famiglia nel nostr paese è molte cose, ha spiegato la Bindi, la crisi per prima “impatta sulle famiglie, quando la Costituzione recita ogni lavoratore deve percepire uno stipendio che permetta di vivere una vita dignitosa alla propria famiglia, in Italia ciò non sempre avviene, altra pecca, il sistema fiscale complicatissimo, la leva fiscale va ristrutturata. Il tasso lavorativo femminile italiano è il più basso in tutta Europa, le donne pagano più il precariato, e se lavorano pagano le difficoltà legate alla famiglia. I servizi per i non autosufficienti e gli anziani che implicano dei costi, sono visti come problemi, in altri paesi come la Germania sicuramente hanno dei sistemi ben diversi da quelli proposti da Sacconi nel suo Libro Verde, dove manca una visione di welfare, di stato che si fa carico dei cittadini. Il Pd deve guidare il Governo su questi punti. Le misure prese in questi giorni non vanno in questo senso, la 112, la vera finanziaria presuppone ben altro che spiccioli donati con la Social Card. Proposte innovative. – ha proseguito Bindi - Il sistema demografico sta cambiando, un detto africano ci rappresenta “un paese dove un nonno aveva 5 bambini, ora un bambino ha 5 nonni”. Ci rimproverano di non aver fatto riforme, noi qualcosa per il welfare l’abbiamo fatta, un coraggio che loro non hanno e sperperano il patrimonio per i servizi del nostro paese: il Pd forte nelle denuncie e nelle proposte. – ha concluso la Bindi - Tutte tematiche legate alla famiglia che il Governo Prodi stava affrontando, ma che per l’attuale Governo sembrano non esistere.”

“Il libro verde doveva essere il punto di avvio di un percorso, ma ci lascia perplessi per la generalità , non si vede una strategia, mancano temi come l’immigrazione, gli anziani, visti come problemi, per non parlare del terzo settore” ha spiegato Cristina De Luca, sottosegretario di stato al Ministero della Solidarietà Sociale nel secondo Governo Prodi. “Risposte parziali, quando l’Italia ha bisogno di cambiamenti, modalità, metodologie, altrimenti non si va da nessuna parte. – ha proseguito De Luca – Ripartiamo dal welfare per le persone, le donne, il lavoro, la famiglia, l’infanzia, l’impoverimento al quale si risponde con la Social Card, quando si dovrebbero chiedere di che tipo di welfare abbiamo bisogno, e riprendere alcune tematiche chiedendosi cosa significa la sussidiarietà, la legge 328 del 2000, male applicata, ha in se una rinascita, - ha concluso De Luca - rimettere in gioco il ruolo dello Stato, delle Regioni….per costruire il welfare del futuro”.

“L’impianto del centro-destra sul welfare, accentua un filo assistenzialistico ai minimi livelli – ha spiegato Anna Serafini, eletta al Senato per la circoscrizione Veneto nel secondo Governo Prodi – un impianto imprigionato in rischi e paura, dove non si vedono le opportunità dell’Occidente nel contatto con lo straniero immigrato. Bisogna agire sull’attuale crisi lavorando sul tasso di povertà minorile che ci caratterizza, che è tra i più alti, risollevare le famiglie con più figli dallo stato di povertà, realizzare quel Fondo Infanzia e Adolescenza fatto da noi, la legge 0-6 anni sull’asilo e la riduzione delle disuguaglianze sociali”.

“Una menzogna offerta a 1,3 milioni d’italiani – così ha definito la Social Card il Segretario del PD di Vercelli e capolista al collegio Piemonte 2 della Camera dei Deputati, Luigi Bobba “potevano semplicemente aumentare le pensioni o gli stipendi o… la detassazione sugli straordinari…insomma un Natale che non cambia le prospettive.” Per Bobba la natalità è sinonimo di futuro e l’Italia in questo è messa male, premiare le famiglie che investono sul futuro, e come ha ribadito Letta “non aver paura di scrivere il futuro. Bisogna prendere spunto dalla Francia sia per quel welfare formato famiglia di cui parlava Letta che per il problema dell’occupazione femminile che ha evidenziato la Bindi” ha concluso Bobba, annunciando che su quest’ultimo punto si sta lavorando su una proposta.

Dell’apporto dell’associazionismo ha parlato Gianluca Lioni, responsabile Terzo Settore Partito Democratico, spiegando che il “mondo del terzo settore ha un ruolo da protagonista nello scrivere il Welfare Italiano, perché è parte sociale lo dice la Costituzione, perché continuamente presidia l’esclusione sociale, la povertà …va incontro ai bisogni e alle necessità. La crisi mondiale ha messo in soffitta molti concetti che rendevano il sociale un impaccio, riscoperta del sociale, Obama ha vinto parlando del sociale, di distribuzioni di ricchezze. Nel mondo c’è una nuova consapevolezza, cosa impensabile anni fa. Ovviamente non agli estremismi, equilibrare i bisogni e non solo stato sociale.” Anche Lioni ha concluso con un proverbio africano che recita “per crescere un bambino non bastano due genitori ma un intero villaggio”, per dire che il cittadino ha bisogno della comunità, di sconfiggere l’egoismo, anche per sentirsi più cittadini e meno utenti”.

“Si è rotto l’equilibrio tra crescita economica e sociale – ha stigmatizzato Paolo Beni, presidente dell’Arci che reputa il Libro Verde un “grande bluff, in quanto non offre a tutti le stesse opportunità, e implica un’idea di società che chi può va avanti altrimenti riceve un po’ di carità. Innovare, spostare il baricentro dall’assistenzialismo alla prevenzione, valorizzando elementi che mettono al centro le persone e il benessere. Nella 328 c’è qualcosa da rispolverare, il nostro, il terzo settore gioca un ruolo chiave che aiuti ad affermare una diversa cultura, - conclude Beni – l’associazionismo può dare di più di quello che gli si sta chiedendo”.

Della stessa idea di Beni è Andrea Olivero, presidente delle Acli - che ha posto una domanda chiave “costo o investimento?” e ha risposto: “il welfare è un investimento, non solo un costo e non deve essere statale, inefficiente e sprecone. Di fronte alla crisi la risposta è investire , assistere, scommettere, riattivare i soggetti che vogliono scommettere sul futuro. Il welfare che fa capire che nessuno è solo nella propria scommessa, attraverso gli ammortizzatori sociali. E dallo sviluppo umano si arriverà allo sviluppo economico, ma attraverso un modello che si fa comprendere e accettare perché non si ragione su uno stato ma su una società, noi stiamo sulle dinamiche e vogliamo poter ragionare sul modello che permetta il reale funzionamento di una società democratica – ha concluso Olivero – per dare voce anche alla parte che non ascoltiamo”.

Giovanni Salvadori, assessore alla sicurezza sociale della Regione Toscana, ha spiegato “il fondo per non autosufficienza” che stanno approvando in Toscana, “legato al tema dello sviluppo. Il TAR minaccia le scelte di welfare sugli anziani, utilizzo d’indennità d’accompagnamento. Abbiamo speso 75 milioni di euro sulla disabilità, si spendiamo tanto – conclude Salvadori – ma dobbiamo spendere meglio sulla non autosufficienza. Sull’immigrazione superare il binomio immigrazione – sicurezza. I comuni italiani non sanno come chiudere i fondi sociali con il taglio di 300 milioni di euro, che in due anni diventeranno il doppio….una battaglia che dobbiamo iniziare”.

Ugo Ascoli, l’assessore alla Conoscenza, Istruzione, Formazione e Lavoro delle Marche: “il libro verde punta ad un welfare negoziale: chi non sta nelle categorie stabilite si deve accontentare…invece bisogna riprendere i 4 modelli che abbiamo costruito e la 328, rivalutati e coraggiosamente imposti. Grave il taglio del 60% alle politiche sociali, siamo in emergenza non c’è più welfare o forse non c’è mai stato, ma così non ci sarà più. Regioni e Comuni stiamo lavorando, ma dobbiamo porci obiettivi importanti. Sul libro verde non c’è mai la parola cittadino, ma solo persona da aiutare se lo merita, altrimenti se la vedano da soli”.

Mario Sberna, fondatore e presidente dell' Associazione nazionale famiglie numerose ha affermato che bisogna partire "chi fatica ed è succube di ingiustizie. Ringiovanire questo paese anziano con strumenti di coraggio. Sentire la voce del futuro del nostro paese: la voce dei nostri figli". (28/11/2008-ITL/ITNET)

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" Il primo compito del Partito Democratico deve essere quello di restituire credibilità alla politica". Rosy Bindi