venerdì 17 dicembre 2010

QUI EMILY:PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE PER L’IMPRENDITORIA FEMMINILE

Nei giorni scorsi, presso la sede del Consiglio Regionale dell’Umbria, si è tenuto un incontro promosso dall’associazione Emily in Italia Umbria, avente per oggetto una nuova legge regionale per l’imprenditoria femminile. Vi hanno partecipato: il Consigliere Regionale Fausto Galanello, la Dott.ssa Nadia Libera Imbroglini responsabile del settore Imprenditoria Sociale e Femminile di Sviluppumbria Spa e Silvia Fringuello presidente dell’associazione femminile Emily in Italia Umbria.

L’iniziativa è stata pianificata e concordata con il Consigliere Regionale Fausto Galanello, durante “Il compleanno di Emily 2010” alla presenza della Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini. In quella circostanza, su richiesta dell’associazione, il Consigliere si rese disponibile a favorire il procedimento di approvazione presso il Consiglio Regionale dell’Umbria di una nuova legge regionale per l’imprenditoria femminile.

La Regione dell’Umbria ad oggi, è sprovvista di una legge mirata all’incentivazione ed allo sviluppo delle imprese al femminile, pur avendo una massiccia presenza di imprenditrici. Nella sola provincia di Terni nel 2008 (fonte: Camera di Commercio di Terni), le titolari d’impresa erano pari al 25% circa delle imprese presenti sul territorio.In passato la vecchia legge nazionale 215, anche se di difficile accesso, ebbe un grande successo di partecipazione e coinvolgimento da parte delle donne umbre interessate ad intraprendere un percorso lavorativo imprenditoriale.

Nell’anno delle “Pari opportunità”europeo, il 2007, la Presidente del Comitato per l’Imprenditorialità Femminile di Perugia Nadia Libera Imbroglini, propose alla Regione Umbria un disegno di legge sull’imprenditoria femminile: “Opportunità finanziarie per l’impresa femminile in Umbria”, che però non ebbe seguito.

Stante la crisi economica, agli ostacoli socio-culturali alle quali sono soggette le politiche di genere, alle difficoltà delle donne ad entrare nel mondo del lavoro ed accedere al credito per lo sviluppo delle proprie imprese e viste le prossime scadenze istituzionali di programmazione e rimodulazione economica dei fondi destinati alle imprese, l’associazione Emily in Italia Umbria, oggi, ritiene opportuno supportare nuovamente il disegno di legge sopra citato ed invita tutte le associazioni ed i movimenti femminili della Regione Umbria e le Istituzioni preposte, quali i Centri di Pari Opportunità, ad impegnarsi affinché anche la nostra Regione sia dotata di un’opportuna e progredita legislazione in materia.


Orvieto lì, 16 dicembre 2010


La Presidente di Emily in Italia Umbria
Silvia Fringuello

martedì 12 ottobre 2010

DANGER! ORVIETO, STESSO DESTINO DELLA SICILIA ?


21 settembre 2010. Apprendo la notizia del ribaltone alla Siciliana, Il Riformista scrive: “Oggi pomeriggio nasce il Lombardo quater. Lo appoggia una maggioranza inedita che va dal Mpa guidato dallo stesso presidente siciliano agli uomini dell’Udc rimasti fedeli a Pier Ferdinando Casini, ai finiani, ai rutelliani, al Pd. All’opposizione gli uomini di Mannino e Cuffaro, quelli legati a Gianfranco Miccichè, i berlusconiani vicini ad Alfano e Schifani” e segue “Molti osservatori parlano della Sicilia come del laboratorio dell’Italia politica che sarà. Emanuele Macaluso ha spiegato al Corriere della sera che è sbagliato dar vita alla giunta Lombardo con gli occhi rivolti a Roma. È tuttavia difficile resistere a questa tentazione. Il modello siciliano non è esportabile, ma illumina bene uno degli scenari del futuro e aiuta a capire anche la profondità e gli sviluppi della crisi del berlusconismo…..”

25-26 settembre 2010. Sono a Milano Marittima al seminario organizzato da Rosy Bindi “ C’è un nuovo Ulivo nel futuro dell’Italia”, presente anche Bersani. Dalla staffetta degli interventi, di cui molti siciliani, ne scaturisce un’idea chiara di cosa s’intende per “nuovo Ulivo” condiviso anche dallo stesso Bersani. Il documento finale recita : …“Ulivo inteso come progetto e come soggetto portante di un nuovo centrosinistra organico e strategico. Un soggetto cui si propone aderiscano quelle forze politiche che hanno fatto una esplicita scelta di campo per il centrosinistra nel quadro di un bipolarismo da stabilizzare e non da revocare. Un soggetto dai confini aperti che, come si diceva un tempo, "esclude solo chi si esclude" da un patto impegnativo su un progetto di lunga lena chiaramente di centrosinistra e con comprovata cultura di governo. Un soggetto, il nuovo Ulivo, che esperisca l'ipotesi di un'eventuale alleanza di governo con forze centriste che tuttavia si considerano e sono distinte dal nucleo dell'Ulivo.

La situazione politica ed economica italiana precipita rapidamente, gli eventi travolgono qualsiasi tipo di progettazione sia in cantiere, è tutto fuori dal controllo, è il caos ! La società si ribella, il centro destra è al capo linea, nell’incapacità assoluta di governare.

Così anche per il comune di Orvieto, la crisi economica, i problemi di bilancio, l’assenza di un governo capace, investono la classe politica e purtroppo anche tutta la città. L’arte più esercitata è l’ “improvvisazione al potere”. L’assessore Barberani è stato dirompente, con un’uscita plateale è sembrato anticipare la linea politica del proprio sindaco, forse consigliato da qualche amico “navigato” oppure illuminato dal caso Sicilia, propone quale soluzione definitiva: il “ribaltone”.

E’ dal primo consiglio comunale di Orvieto che, con la scusa dell’ “anatra zoppa”, alcuni invitano a stare tutti insieme appassionatamente, centro destra più centro sinistra, il tutto, per “il bene della città”, altri si limitano a suggerire varie soluzioni politiche e gestionali, che possano essere largamente condivise, meglio se all’unanimità, atte alla soluzione del problemi, fino ad arrivare in questi giorni a reclamare il commissario, come se fosse il salvatore della Patria.

Ed allora io mi chiedo: ma quale è il “bene della città” ?

Non ho mai sopportato l’ambiguità, in questo caso l’ibrido consiglio comunale di Orvieto. Non capisco come un Sindaco possa governare una città senza l’approvazione ed il sostegno della maggioranza assoluta dei suoi consiglieri, senza il pieno consenso della collettività, certo la legge elettorale “burlona” lo consente, ma l’etica è tutt’altra cosa.

Un Sindaco da che cosa è spinto, con quali motivazioni è disposto a governare in queste condizioni di piena ed assoluta instabilità politica ed ancor peggio, con una situazione economica-finanziaria disastrata ? Resiste e si sacrifica, per “ il bene della città”? In più di un anno di sindacatura, non è riuscito a concretizzare niente che potesse aiutare o risolvere le cogenti questioni che attanagliano il presente e minano il futuro della città, quindi: perché non si dimette ?

E’ chiaro che il Sindaco ad oggi, non ha avuto nessuna intenzione di mollare, dalle ultime notizie si apprende che pur di rimanere è disposto anche al rimpasto di giunta, per fare cosa: per continuare ad agonizzare in consiglio comunale ? La sola giunta per governare non è sufficiente, a supporto occorre la maggioranza dei consiglieri e da un’analisi attenta i numeri in consiglio non cambiano, pur scompaginando e rimescolando la formazione politica, l’instabilità persisterebbe. Forse è la Caserma Piave la chiave di volta, per l’amministrazione e per i cittadini è il“ bene della città”, forse è stata la causa della perdita di Loriana Stella e dell’elezione di Concina e adesso è per lui la motivazione per reggere a tutti i costi. A queste supposizioni solo il futuro prossimo potrà rispondere.

Nei corridoi del palazzo comunale la tentazione del “ribaltone” aleggia, ma fuori, per le strade, nei luoghi di lavoro, la gente è frastornata, non crede che sia possibile che centro destra e centro sinistra possano, così, di punto in bianco governare insieme. Conosce la logica del potere e quindi non è meravigliata, ma rassegnata e sfiduciata e coltiva sempre più il sentimento dell’antipolitica.

Il “ bene della città” è una politica lungimirante, che elabora, progetta e concretizza, scevra da qualsiasi particolare interesse, esercitata da una classe dirigente politicamente coerente al mandato affidatogli dai propri elettori, nuova, fresca e dinamica, al passo coi tempi, che abbia il coraggio di scegliere e decidere anche sui così detti provvedimenti impopolari per difendere e curare l’interesse generale. Dopo un congruo lasso di tempo, si può dichiarare che l’attuale amministrazione di Orvieto ha dimostrato di non aver saputo ottemperare all’impegno assunto con i propri elettori, l’invocato “cambiamento”, “ la politica del buon governo” di fatto non si sono mai verificati, non gli resta altro che rimettere il proprio mandato.

Il prossimo consiglio comunale sarà decisivo. I consiglieri dovranno assumere come non mai delle responsabilità inedite, qualsiasi sia la loro la scelta, votare a favore o contro il bilancio consuntivo o chiedere le dimissioni del Sindaco, nelle loro mani ci sarà il destino della città. Le forze politiche, in particolare i partiti del centro sinistra, accompagneranno i loro esponenti in consiglio, auspico guidati dal buon senso, a mantenere una linea politica coerente con i loro statuti fondativi, con la loro storia e con i loro valori. Altro che “ribaltone” alla siciliana!

Orvieto lì, 12 ottobre 2010

Direzione regionale del PD
Silvia Fringuello

mercoledì 6 ottobre 2010

AGGIORNAMENTO DA L'UNITA' : "Appello per le primarie per i parlamentari in tutte le circoscrizioni"

Non sono una costante lettrice dell'Unità, anzi.......ma seguo sempre chi difende la nostra democrazia e quindi pubblico e vi invito ad aderire. A presto. Silvia


Caro lettore dell'Unità,

a un mese dal lancio dell’appello per le primarie nelle circoscrizioni, che anche tu hai firmato sul nostro sito www.unita.it, abbiamo pensato di fare un primo passo per cominciare a rendere operativa la nostra iniziativa. Un passo semplice. Consegneremo ai vertici del Partito Democratico la “lista ufficiale” dei primi diecimila firmatari.

Un lunghissimo elenco di adesioni “registrate” e “certificate”, cioè giunte nel contenitore che abbiamo creato appositamente e che tanti di voi hanno utilizzato: nome, cognome, città di residenza e indirizzo e-mail.

Quest’ultimo dato, naturalmente, non sarà reso pubblico, ma è lo strumento che garantisce l’autenticità delle adesioni: provengono da cittadini veri che hanno avanzato una richiesta e pretendono una risposta.

Cittadini ed elettori che non hanno voluto limitarsi a dire un generico “sì” ma intendono mantenere alta l’attenzione su uno strumento di democrazia che diventerà fondamentale se, come purtroppo molti segnali fanno temere, si andrà a votare col sistema elettorale vigente, il cosiddetto “porcellum”.

Questo appello, insomma, si differenzia da altri appelli su svariate tematiche che periodicamente vengono lanciati nei siti internet, compreso il nostro: non serve solo a registrare degli umori, a misurare col termometro delle adesioni la popolarità di un argomento. Certo, serve anche a questo (e i risultati ci hanno entusiasmato: siamo vicini alla cifra di 40.000 firme sommando quelle giunte al sito e alla nostra pagina su Facebook), ma vuole essere soprattutto un modo per dare voce, per “far contare”, ognuno di voi.

Le regole non basta formularle, bisogna applicarle. Non è sufficiente affermare un principio (è questa la funzione degli appelli “tradizionali”), ma è necessario vigilare per renderlo operante. E’ un lavoro collettivo di democrazia e per la democrazia. Un modo di mostrarsi davvero diversi mentre la maggioranza di governo è scatenata nella compravendita dei consensi. E’ un lavoro che richiede tempo, perseveranza e pazienza. E’ questa la ragione per cui abbiamo pensato di avviare questa iniziativa con largo anticipo, senza ancora conoscere la data delle elezioni.

Ed è sempre questa la ragione delle adesioni “firmate” e “certificate”. Voi che comparite in questa prima lista pubblicata sul nostro sito www.unita.it (e vi preghiamo di verificarla in modo da consentirci di correggere errori o ripetizioni e di segnalare tutto a unisciti@unita.it) siete le prime diecimila “sentinelle” delle primarie. E noi de l’Unità assumiamo nei vostri confronti l’impegno di tenervi informati in modo costante sull’andamento dell’iniziativa e anche a incontrarvi direttamente, nei prossimi mesi, nelle vostre città e nelle vostre regioni. Noi faremo sentire la vostra voce e voi farete sentire la vostra. E lo stesso impegno lo assumeremo con i successivi firmatari.

Proprio per sottolineare il carattere di continuità dell’iniziativa e del nostro impegno, la prossima settimana, non appena la lista delle prime diecimila “sentinelle” sarà stata da voi verificata e vagliata (la terremo sul sito per alcuni giorni), la pubblicheremo in un inserto speciale del giornale in edicola.

Un inserto da conservare con cura. Perché certificherà un ruolo che, per chi vorrà, potrà diventare un ruolo attivo. A ognuna delle “sentinelle” invieremo per mail, nei prossimi giorni, un modulo dove raccogliere e certificare altre firme e altre adesioni. Dobbiamo essere in tanti. Dobbiamo ritrovare l’entusiasmo e la voglia di lottare che accompagnarono la nascita del Partito democratico. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere i protagonisti del cambiamento.

l'Unità

sabato 25 settembre 2010

QUI UMBRIA: 3500 DONNE RICATTATE SESSULAMENTE PER LAVORARE, IL 42% MOLESTATE


In Umbria il 42 per cento delle donne avrebbe subito in tre anni molestie di varianatura sul posto di lavoro e fuori, ben 3 mila e 500 casi registrati dall’Istat. L’1,8 per cento sono state ricattate per essere assunte, stessa percentuale per mantenere il posto; il 35 per cento sono impiegate, seguono, al 18,9 per cento le professioni qualificate. In Italia quasi 10 milioni e mezzo di donne italiane tra i 14 e i 65 anni hanno subito almeno una volta nella loro vita una molestia sessuale o un ricatto sul lavoro a sfondo sessuale. Nella rete della violenza è caduta una donna su due (51,8%), mentre l’8,5% (un milione e 224 mila donne) è stata molestata o ricattata in ufficio, ambiente considerato «infernale» per 2 milioni e 633 mila lavoratori. Lo rivela l’Istat in due indagini: una sulle molestie sessuali e i ricatti sessuali sul lavoro, l’altra sul disagio nelle relazioni lavorative nel biennio 2008-2009. I dati sono stati diffusi sono frutto di una convenzione con il ministero delle Pari Opportunità. Le donne più a rischio sono quelle che vivono nelle grandi città o nei comuni periferici. Valori sopra alla media si rilevano per le donne del nord-ovest (57,2%) e del nord-est (54,3%). Negli ultimi tre anni, in particolare, sono state 3 milioni 864 mila le donne di 14-65 anni ad aver subito almeno una molestia o un ricatto sessuale. Le ragazze di 14-24 anni (38,6%) hanno il doppio delle probabilità di subire una molestia; seguono le 25-34enni (29,5%). Il fenomeno risulta più diffuso al Sud (21% contro il 19,9% del Nord-ovest e il 17,7% del Nord-est).

Tra le molestie subite più diffuse ci sono quelle verbali, i pedinamenti, l’esibizionismo e la molestia fisica. Negli ultimi 10 anni il numero delle telefonate oscene è crollato: il tasso di vittimizzazione era del 33,4% nel biennio 1997-1998 e ha raggiunto il 17,9% nel 2008-2009. Secondo Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istituto, questo tracollo ha a che vedere con i «cambiamenti nel panorama della telefonia, che funzionano da deterrente». Nell’arco della propria vita il 28,8% delle donne ha subito una molestia fisica su un mezzo di trasporto pubblico o in stazione, l’11,7% in discoteca, pub, ristorante, bar o cinema. L’autore nel 59,4% era un estraneo, e di fronte ad un ricatto sessuale, l’81,7% delle donne non ne parla con nessuno. In calo rispetto a dieci anni fa anche le molestie sessuali: dal 24% del 1997-1998 al 19,7% del 2008-2009. Una tendenza già evidenziata nel 2002 quando si registrò il 19,7% di vittime. In questo caso, per Sabbadini, la spiegazione ha a che vedere con gli effetti positivi prodotti dalla legge sulla violenza sessuale ed anche per una maggiore consapevolezza del fenomeno fra le donne e di cui parlano diffusamente anche i media. «Tutto ciò – precisa – contribuisce a costruire un clima di condanna e stigmatizzazione sociale della violenza contro le donne e favorisce l’inibizione di manifestazioni violente contro di loro». A parere di Simonetta Matone, capo di gabinetto del ministero per le Pari Opportunità, questi «dati in positivo» sono dovuti anche «alla maggior consapevolezza del diritto all’integrità fisica del corpo da parte delle donne. Ma anche gli uomini sono cambiati. Se cala il numero delle telefonate oscene è anche perché c’è una maggior comunicazione sessuale tra uomo e donna. Un grande aiuto lo ha dato la legge sullo stalking; inoltre le donne oggi sentono più vicine le istituzioni».
Fonte: www.ternimagazine.it - ISTAT
" Il primo compito del Partito Democratico deve essere quello di restituire credibilità alla politica". Rosy Bindi