lunedì 30 novembre 2009

RIFORMA LEGGE ELETTORALE DELL'UMBRIA : LE “QUOTE ROSA” NON SONO INCOSTITUZIONALI - PETIZIONE ON-LINE


Invito tutte le donne e gli uomini di buona volontà,iscritti al Pd dell'Umbria, a sottoscrivere la petizione a sotegno della democrazia paritaria nella nuova legge elettorale.

http://www.petizionionline.it/petizione/riforma-legge-elettorale-dell-umbria-le-quote-rosa-non-sono-incostituzionali/344

A presto. Silvia

LE “QUOTE ROSA” NON SONO INCOSTITUZIONALI

Una sentenza del TAR della Puglia, che ha annullato la composizione della Giunta provinciale di Taranto perché formata da soli uomini e, quindi, in contrasto con lo statuto dell’Ente, ed il dibattito sulle proposte di modifica delle leggi elettorali regionali, in vista della prossima scadenza elettorale del marzo 2010, fanno tornare di grande attualità la questione della democrazia paritaria e del riequilibrio della partecipazione delle donne alla vita pubblica.
Sono noti i dati statistici che confinano l’Italia agli ultimi posti nella graduatoria della presenza delle donne nelle istituzioni nazionali e locali.
Tornando a parlare di “quote rosa”, ritenute a ragione necessarie ed indispensabili, almeno in una fase transitoria, tornano in campo i sospetti di incostituzionalità, sui quali vogliamo brevemente addentrarci, in merito al ricorso proposto contro la legge regionale della Campania n. 4 del 2009, che si segnala proprio per la particolare attenzione riservata alla promozione della democrazia paritaria.
L'obiettivo viene perseguito attraverso tre diverse misure:
1) Stabilendo che in ogni lista ciascuno dei due sessi non può essere rappresentato in misura superiore a 2/3.
2) Affidando alla comunicazione politica il compito di fissare criteri per cui si assicuri la presenza paritaria, nelle trasmissioni televisive, di candidati di ambo i sessi.
3) Attraverso una misura del tutto nuova nel panorama italiano ed europeo, quale quella dell'attribuzione della facoltà di una doppia preferenza, la seconda di genere diverso.
Questa terza previsione, in particolare, è stata oggetto di impugnazione davanti alla Corte Costituzionale da parte del Governo, che non ha mosso invece obiezioni riguardo alla formazione delle liste secondo una proporzione prefissata di candidati dei due sessi.
La deliberazione del ricorso avanti alla Corte Costituzionale, inizialmente prevista in data successiva allo svolgimento della prossima competizione elettorale, è stata anticipata al 15 dicembre prossimo. La decisione avrà una importante rilevanza strategica, potendo orientare le future scelte sulla delicata questione.
E' rilevante e significativa la circostanza che il Governo non ha ritenuto di dover sottoporre alla Corte l'esame della composizione delle liste secondo una proporzione prefissata (non più dei 2/3 per ciascuno dei due sessi), così ritenendo implicitamente superate le argomentazioni e le motivazioni usate nella famosa sentenza della Corte Costituzionale del 1995 (che aveva bocciato le quote rosa).
E' evidente che un ruolo decisivo, nel superamento di quella posizione, è da attribuire alle modifiche a livello costituzionale bel frattempo intervenute (l'art. 51 e l'art. 117).
Secondo il ricorso proposto dal Consiglio dei Ministri, il sistema introdotto dalla legge campana violerebbe l'art. 48 Cost. (elettorato attivo-libertà del voto) e l'art. 51 (elettorato passivo- accesso per tutti i cittadini alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza).
Le donne ritengono invece che il sistema della doppia preferenza purchè riferita a candidati di sesso diverso, sia alquanto originale e possa essere un valido aiuto ad una maggiore rappresentanza femminile. Ritengono altresì tale previsione compatibile con i principi costituzionali in quanto:
Non si configura alcuna limitazione o interferenza con la libertà di voto, dal momento che l'elettore è libero di esprimere il solo voto di lista, oppure di indicare una sola preferenza, senza alcun vincolo di genere, vincolo che scatta unicamente nel caso in cui scelga di accordare la seconda preferenza.
Ad ulteriore garanzia della scelta dell'elettore, la legge campana stabilisce l'annullabilità esclusivamente della seconda preferenza, qualora venga violato il vincolo imposto.
Del resto non risulta essere mai stata posta in dubbio la legittimità costituzionale delle liste bloccate, in cui la libertà di scelta dell'elettore appare effettivamente compromessa.
Riguardo all'altro aspetto, quello della lesione del diritto all'elettorato passivo, si vuole evidenziare che il meccanismo della doppia preferenza non dà alla donna alcuna garanzia di risultato, poiché l'elezione all'interno di una lista è determinata dal numero di preferenze ottenute da ciascun candidato.
Qualora, come auspichiamo, la legge dovesse superare indenne le censure di incostituzionalità, quello individuato ci sembra un buon modello da recepire, anche nella nostra regione.
Nel frattempo però vogliamo avanzare due altre proposte, di sicura efficacia per l’obiettivo perseguito:
1) prevedere che nel “listino” le donne siano rappresentate in misura paritaria.
2) Proporre un accordo di coalizione affinchè nella nuova Giunta Regionale le donne siano rappresentate in misura paritaria.
3) L’inammissibilità delle liste nel caso in cui non vengano rispettati gli articoli riferiti alla rappresentanza di genere.

giovedì 19 novembre 2009

SEGUE "DONNE SCOMODE": Rosy, la sacerdotessa dell'antiberlusconismo teologico



Non ho parole........A presto. Silvia

www.ragionpolitca.it di Gianteo Bordero - Giornale del PDL

mercoledì 18 novembre 2009

Rosy Bindi dovrebbe ringraziare Silvio Berlusconi: se il presidente del Consiglio non l'avesse apostrofata in diretta tv servendosi della battuta inventata qualche anno fa da Vittorio Sgarbi («Lei è più bella che intelligente»), probabilmente non sarebbe mai stata scelta per ricoprire la prestigiosa carica di presidente del Partito Democratico. E non sarebbe mai divenuta - lei, la casta e castigata cattolica della Val di Chiana, l'intransigente e bacchettona responsabile dell'Azione Cattolica - la nuova icona del femminismo gauchista, la paladina delle donne che resistono al rozzo maschilismo berlusconiano e che «non sono a disposizione» del Principe. Le recenti fortune politiche della Pulzella di Sinalunga sono dunque dovute, oltre che alla sua scelta di sostenere il cavallo vincente Bersani nella corsa alla segreteria del Pd, anche a una buona dose di grazia ricevuta proprio dal suo nemico numero uno.

Rosy, del resto, è sempre stata la teorica di quel tipo di antiberlusconismo che ha assunto, in parte del mondo cattolico, connotati finanche teologici: l'uomo di Arcore veniva (e viene) criticato non in ragione delle sue idee e proposte politiche, dei suoi programmi elettorali, bensì in quanto persona-simbolo di quella cultura individualista, edonista, scollacciata e godereccia che, nell'analisi dei catto-democratici, adulti e dossettiani, sarebbe all'origine del degrado morale che infesta la Penisola da almeno trent'anni a questa parte, cioè dalla nascita della tv commerciale con le sue trasmissioni «diseducative» e contrarie ai principi della dottrina cristiana. Insomma, questo antiberlusconismo ha finito con l'identificare in Berlusconi non un avversario politico da combattere con strumenti politici, ma l'icona stessa del Male da debellare con le scomuniche a mezzo Famiglia Cristiana, gli anàtema dai pulpiti, i vade retro e così sia. Il Sillabo di Pio IX, di fronte a tanto zelo dogmatico e anti-moderno, appare come un testo all'acqua di rose che pecca di ottimismo e moderatismo.

Non deve dunque stupire che oggi la Bindi, nella sua seconda giovinezza politica dopo quella che la portò alla ribalta nazionale come volto nuovo della Dc onesta e incorrotta negli anni cupi di Tangentopoli, cerchi di far fruttare politicamente questo suo antiberlusconismo da crociata, duro e puro, senza se e senza ma. Chi meglio di lei, infatti, dopo i casi Noemi, D'Addario e via gossippando, potrebbe incarnare quel tratto moralistico e perbenistico che non ha mai abbandonato la sinistra italiana nella sua versione post-comunista? Cosciente di ciò, Rosy la rossa ci marcia sopra senza indugi e tentennamenti. E poco importa se il segretario da lei stessa sostenuto cerchi, non senza indecisioni, di prendere le distanze dall'antiberlusconismo di principio che ha segnato le gesta del suo predecessore e in nome del quale Tonino Di Pietro cerca di erodere consensi al Pd al fine di presentarsi come il vero leader dell'opposizione... A tenere alta la bandiera del fondamentalismo anti-Cavaliere in casa democratica ci pensa lei, la pasionaria che non fa sconti a niente e a nessuno, la papessa del cattolicesimo adulto e responsabile, la sacerdotessa della probità (e della prodità) morale e sessuale.

Bastava ascoltarla l'altra sera, su Rai3, durante il programma Linea Notte, mentre recitava, di nero vestita, i misteri dolorosi del suo rosario antiberlusconiano: «Non abbiamo bisogno degli inviti di Di Pietro per mostrare il nostro antiberlusconismo»; «non mancheranno le nostre piazze, saranno molte di più»; «stiamo passando dalle leggi ad personam alle legislature ad personam»; «Berlusconi è imbarazzante non solo per l'opposizione, ma lo è per il paese e per la sua stessa maggioranza»; «il paese non può sopportare un conflitto d'interessi così invasivo e così permanente»; «anche oggi c'è una tentazione di cesarismo, c'è qualcuno (Berlusconi, off course, ndr) che vorrebbe il paese a propria disposizione». Ha voglia, Bersani, a prendere le distanze dall'Italia dei Valori, dai toni urlati e dai modi rozzi del suo leader, e ad invocare il ritorno a un confronto civile sulle questioni concrete nelle aule parlamentari, quando poi la presidentessa del suo stesso partito non sa proferire verbo politico alcuno al di là dell'avversione dogmatica, sistematica e preconcetta all'uomo di Arcore! La verità è che, mentre Pierluigi sussurra, la sua amica Rosy grida al paese quello che, ad oggi, è ancora l'unico punto programmatico del Pd, l'unica certezza che qualifica la sua proposta nell'anno di grazia 2009: far fuori dalla scena politica e dalla vita civile dell'Italia il leader del Pdl e tutto ciò che egli rappresenta. Gira che ti rigira, è sempre lì che torna la sinistra nostrana. Lì dove la Bindi l'aspetta: sulle sponde dell'antiberlusconismo totale.

martedì 17 novembre 2009

DONNE SCOMODE: IL CASO DONATELLA BELCAPO



Cara Donatella,
vice presidente dell' associazione Emily in Italia Umbria, consigliera comunale, politica, imprenditrice, cara donna..........

Ti scrivo per esprimerti la solidarietà di tutte le socie della nostra associazione e la mia personale indignazione e rabbia, in relazione ai commenti all' articolo del 12.11.2009 " Mancinelli, c'è da ripianare un deficit da 1 milione e 100 mila euro" pubblicato sul giornale online locale www.tuttorvieto.it, che ledono in modo grave e disdicevole la tua persona, la tua dignità, il tuo / nostro genere .

Ritengo opportuno sottoporre alla discussione pubblica, alcune riflessioni e valutazioni che riguardano le reazioni culturali e metodologiche maschili che provoca una donna nel momento in cui esprime il suo autonomo pensiero, quando fa pesare e manifesta il potere che detiene in un determinato contesto. Nel tuo caso Donatella, di consigliera comunale.

La principale volontà che viene espressa a chiare note nei commenti all'articolo sopra citato, è quella di zittirti. Così fanno di solito tutti gli uomini con le donne che reclamano o criticano, è talmente scontato per noi donne, che quasi passano inosservati "gli imbavagliamenti" che subiamo. Viene fatto con una forma subdola ed indiretta, dandoti dell'incapace, sottovalutandoti, operando così una negativa pressione psicologica, nella speranza di riconquistare il "controllo" della situazione, attraverso la perdita delle tue certezze, della tua autostima.

Per dimostrarti poi chi è che tiene "il potere", lo scettro, vengono dichiarate minacce velate e palesi, che presagiscono " il fatto" che non si può né dire e né fare perché è punibile penalmente dalle legge e che molto probabilmente riguarda solo noi, la violenza sulle donne, cercando con questo metodo da condannare e rigettare di incuterti paura e timore. Che roba!

Inoltre ti viene suggerito il silenzio, amichevolmente, per evitare ciò che prima ti è stato avvisato, praticando così l'imposizione del potere ai più deboli con un metodo prettamente maschile, aggiungerei anche vigliacco, che viene da molto lontano, da primitive culture patriarcali, applicato nella storia ed in epoca moderna, al quale s'ispirano i regimi politici, ovvero col sistema "del bastone e della carota".

Altro argomento da evidenziare in tutta questa drammatica vicenda.
Cara Donatella, è la prima volta che leggo un appello rivolto ai dottori che curano la mente e la psiche, i destinatari del servizio sanitario sembrerebbero gli uomini e le donne del Consiglio comunale di Orvieto e quindi ha colto la mia attenzione.
E' parere diffuso, tra gli uomini, che noi donne non riusciamo ad essere razionali, vale a dire che sono convinti che le nostre azioni quotidiane, le nostre analisi e le forme pensiero, sono conseguenti al ragionamento logico mischiato al sentimento e alla passione e quindi irrazionali, distorte, non allineate con il raziocinio. Secondo loro, con queste caratteristiche dell' "essere donna" non possiamo essere in grado, un esempio per tutti, di occupare posti di potere.
I luoghi comuni maschilisti che identificano il nostro stato mentale e psichico ci descrivono instabili, bisognose di cure e particolari attenzioni psicologiche e neuro-psichiatriche, ne elenco alcuni: lunatiche, "pasionarie", ragioniamo con l'utero, in menopausa, innamorate, depresse, con la crisi post-parto e per ultima ".....è incinta" !

Bene, è scientificamente provato che i due generi sono diversi, sia fisicamente che mentalmente, è provato che le donne hanno un approccio, un sentire diverso, una metodologia diversa di vivere la propria vita e l'ambito in cui risiedono ed agiscono. La nostra dunque è una differenza di genere, valorizziamola invece di sopprimerla !
Non è una malattia mentale!

Donatella: nome di persona, genere femminile.

Il "genere femminile": non ha ancora diritto di cittadinanza, non possiede e non esercita gli stessi diritti del genere maschile, l'obiettivo delle pari opportunità è purtroppo ancora una lontana meta da raggiungere.

Questa è la nuda e cruda realtà, ben descritta nel rapporto Gender Gap 2009, con la quale, Donatella, dobbiamo fare i conti ogni giorno, sul lavoro, nella famiglia, nella politica, con tutto il contesto sociale ed in particolare tu, donna impegnata nella politica, che hai la profonda consapevolezza della disparità di trattamento e dell'emarginazione alla quale sei soggetta.
Ti invito dunque a non mollare, a non cedere ai colpi bassi e meschini, alle violenze di chi ha paura di perdere il potere e di essere sopraffatto dal tuo genere, ma di proseguire il tuo percorso di autodeterminazione nella politica, nella tua vita. Nei luoghi del potere, denuncia ad alta voce le ingiustizie ed urla le tue istanze, per te e per tutte le donne chiedi quella parità negata ed il rispetto dei diritti.
Vai avanti Donatella e vanta le tue ragioni, a te l'argomento è chiaro, è tutta una questione di potere!

La Presidente di Emily in Italia Umbria
Silvia Fringuello

venerdì 13 novembre 2009

L’ORVIETANO, TERRA DA CONQUISTARE
























L’attuale scenario politico dell’orvietano, scaturito dalle elezioni amministrative, la perdita dei Sindaci e le scissioni delle sperimentate coalizioni, nel comune di Orvieto, di Allerona, di Porano, di Montecchio, hanno prodotto un ulteriore frammentazione delle forze politiche del centro sinistra e, cosa ancor più grave, incidono negativamente sui processi programmatici e decisionali di area vasta, generando sofferenze economiche ed occasioni di mancato sviluppo su tutto il territorio dell’Orvietano. Alla crisi economica mondiale si può attribuire soltanto in parte lo sbandamento e la perdita del management territoriale. La stasi economica e di elaborazione e pianificazione, si avverte ed è più evidente sui luoghi del lavoro, nei consumi. La politica è assente.

A tutt’oggi il comune di Orvieto non ha prodotto una linea politica economica chiara e comprensibile, su come s’intende sviluppare nel prossimo futuro il territorio, vive e vegeta sulla programmazione delle passate amministrazioni e stenta ad avere una visione ed una gestione complessiva della macchina comunale, i provvedimenti sono presi a macchia di leopardo, sull’urgenza amministrativa del momento ovvero, si amministra “alla giornata”.

I comuni del comprensorio subiscono drammaticamente l’assenza del ruolo politico del comune capofila e si affannano sui tavoli provinciali e regionali cercando di salvare il salvabile, tentando di operare in rete e di sostituirsi al vecchio compito trainante del comune di Orvieto. Il problema è che sono troppo piccoli, non riescono a competere con le altre aree umbre, essendo quest’ultime forti di una loro direzione politica unita e coesa, di sistema.

E’ dunque impellente, per tutte le forze del centro sinistra, in particolare per il Partito Democratico dell’Orvietano, affrontare le debolezze politiche e costruire un’ unione ed una sintesi che dia inizio ad un nuovo ruolo centrale e non periferico del territorio. Questo per evitare, che altri politici o soggetti economici, siano loro di destra o di centro sinistra, si affaccendino alla risoluzione dei nostri problemi, trasformando in questo modo l’Orvietano in una vera e propria colonia tutta da sfruttare.

Per ovviare al pericolo strisciante della “colonizzazione”, la risolutezza dell’opposizione del consiglio comunale di Orvieto è determinate . E’opportuno imporre una linea politica che ha per primo obiettivo l’interesse generale dei cittadini, fatta di proposte e di idee nuove, alternative alla destra, che si distinguano dalle passate amministrazioni e dalla giunta attuale, che diano continuità al tanto annunciato cambiamento ed innovamento. E’ necessaria un’attività politica che esca dal labirinto degli errori del passato e da una posizione di difesa, ma che invece allarghi la visone e la concezione di programmazione del sistema, progetti il futuro del territorio. I numeri in consiglio comunale ci sono, il centro sinistra è maggioranza è solo questione di volontà politica.

Le primarie del Partito Democratico appena passate, ci hanno consegnato un unico, vero ed autentico messaggio: l’assunzione di responsabilità. Ancora una volta in massa gli elettori hanno riposto, confermato, nel partito e nei candidati all’ assemblea nazionale e regionale la loro fiducia, delegando con il proprio voto l’amministrazione politica di una parte importante del proprio vissuto quotidiano, che vale la loro qualità della vita. Questa volta non sono concessi errori agli eletti, ai dirigenti, al “partito”, non si può deludere l’aspettativa e la speranza profusa nella campagna elettorale per le primarie, non è più permesso di discostari dal dire e dal fare. La coerenza è un valore e in quanto tale va praticato e non solo predicato.

Domenica 15 novembre 2009, prima assemblea regionale del Partito Democratico, Lamberto Bottini sarà confermato segretario regionale. I dirigenti del partito regionale, eletti grazie all’ampio consenso conseguito dalla lista “Con Bersani e bottini 09 per l’Umbria”, si dovranno impegnare fin da subito a farsi portavoce della nostra terra, rappresentando le istanze del popolo delle primarie. A loro spetterà l’arduo compito di generare nel Partito Democratico e nel centro sinistra di Orvieto e dell’Orvietano un dialogo positivo e costruttivo, che inverta l’attuale tendenza alla disgregazione e dunque al progressivo abbandono della pratica della buona politica, che abbia come risultato un nuovo intervento politico unito e compatto, che la nostra gente reclama ad alta voce.


Orvieto lì 12 novembre 2009

Silvia Fringuello
" Il primo compito del Partito Democratico deve essere quello di restituire credibilità alla politica". Rosy Bindi